A RIVEDER LE STELLE

M5S, la crisi di un movimento senza anima

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Il mandato che gli inscritti ci hanno conferito oggi è chiaro: il Movimento 5 Stelle sosterrà il nuovo governo”. Con queste parole lapidarie, Vito Crimi (capo politico del M5s) decreta la linea guida del movimento politico. La decisione è avvenuta dopo la votazione di ieri, dove oltre 70mila iscritti alla piattaforma Rousseau hanno deciso di allearsi con chi prima criticavano. Una decisone storica, sicuramente mal digerita da molti perché le sorti del paese non possono essere affidate ad una piattaforma. Per carità, l’idea di arrivare alla democrazia diretta è lodevole, ma di difficile attuazione. Lo stesso Rousseau riconosceva i limiti fisiologici del diritto naturale ed è per questo che occorre chiarire diverse cose. Certamente, la scelta di assecondare il governo Draghi non ha riscosso grande successo perché la spaccatura interna è ormai evidente. Infatti, il Sì ha vinto con il 59,3% a discapito del no con il 40,7%, non proprio un successo come Crimi vuol lasciare intendere.

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Da svariati giorni, assistiamo al botta e risposta dei vari leader del Movimento. Lo schieramento opposto vede come protagonisti Toninelli e Barbara Lezzi che, con molta serenità, hanno espresso il loro dissenso ad un eventuale governo Draghi. Una situazione non facile, forse la prima vera crisi all’interno di un movimento che lo scorso 2018 incassò un bel 33%. Lontani ricordi ormai che, molto probabilmente, non torneranno più. Le scelte fatte in opposizione, a quanto affermato per anni, hanno indebolito l’anima del movimento. Ormai si è avviati verso la trasformazione, che pone il movimento come un vero e proprio partito politico. Giusto diventare istituzionali, ma cambiare totalmente comporta l’abbandono totale degli iscritti. Lo stesso Beppe Grillo, famoso per i suoi no, oggi si riscopre europeista e reverenziale nei confronti di chi criticava.

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Il voto di oggi su Rousseau è lo specchio della fine di un ideale utopico, consapevoli che con i “no” non si andava da nessuna parte. Da quando sono in parlamento, i grillini hanno cambiato 3 governi, cercando in maniera frenetica qualcosa di non chiaro. Non ci soffermiamo sul quesito posto per la votazione, anche perché a livello di semantica Grillo ha giocato bene le sue carte, ponendo un quesito molto discutibile.

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Come ogni spaccatura che si rispetti molti pezzi pregiati, come Alessandro Di Battista, vanno via. L’ex parlamentare da anni non sembra essere più in accordo con i suoi vecchi colleghi e in un video sul proprio profilo dichiara: “Ho grandissimo rispetto per la decisione degli iscritti, ma allo stesso tempo non riesco a digerirle, la mia coscienza politica non ce la fa. Da diverso tempo non sono in accordo con alcune scelte del Movimento e non posso far altro che farmi da parte”. Una decisone forte, che certamente provocherà una scissione all’interno dei 5 stelle. Di Battista aveva già annunciato la sua scelta da giorni e coerentemente ha abbandonato il progetto. “A riveder le stelle” dicevano, ma le nubi su Grillo e compagni stanno prendendo il sopravvento.

Giuseppe Capano

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