A TARANTO CELEBRAZIONE DELL’EVENTO “TROFEO DEL MARE”

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A volte ci si trova di fronte a situazioni con le più ardue contraddizioni o, peggio, con certe derive autoritarie che, qualora appaiano sconfinamento dell’esercizio di un potere autonomo o in condivisione, nell’ambito di un sistema più lato, mettono in campo un controsenso di tale impatto critico da suscitare la necessità di reclamare un debito ridimensionamento, per ristabilire comune dignità oltre che quel tanto di coerenza secondo la logica più elementare.

cms_10509/2.jpgSimilmente, presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare di Taranto, in stridente contrasto con la conferenza stampa riguardante la seconda edizione dell’evento “TROFEO DEL MARE” per la diffusione delle attività sportive legate al Mare, si è dato luogo ad un controverso fuori programma con l’imposizione di limiti ad una libera comunicazione giornalistica.

Tanto è stato innescato dall’Alto Ufficiale referente per il Comando Sud M.M. che, del tutto fuori tema, ha inteso affermare, come incontrovertibile e incontestabile, la posizione-dictat circa la demolizione dell’Incrociatore Vittorio Veneto su cui, dopo un fugace annuncio caduto quasi in sordina sulla soglia della stagione estiva, da alcuni mesi verte l’impegno di quella che appare una rincorsa frenetica della Marina Militare.

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“L’importante è che non parli del Vittorio Veneto. Se parla del Vittorio Veneto non gliela do”, è stato il premunirsi con la chiara imposizione di un condizionamento della parola concessa, con riserva di toglierla, alla giornalista che ne aveva rivendicato il diritto, per un commento in attinenza con il tema della conferenza stampa che presentava l’evento in programma come valore aggiunto per la città di Taranto.

Infatti, l’esordio dell’intervento ha messo in rilievo innanzitutto la funzione di vero e proprio valore aggiunto, anzi di “traino” in campo economico e sociale, della Marina Militare nella città di Taranto che, invece, per altri versi, sembra trascinata in sempre maggiore confusione. Quindi, nel prosieguo delle considerazioni, è stato evidenziato che il valore aggiunto di un evento come quello del Trofeo del Mare sarebbe risultato di maggiore arricchimento civico se, in occasione dello stesso, alla endemica carenza di controllo del territorio non si fosse sommata anche la maggiore penalizzazione della messa in atto di blocchi stradali con l’interdizione del ponte girevole e conseguente isolamento dell’ intera Città Vecchia, come era appena avvenuto.

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D’altra parte, non è potuto mancare sia pure un cenno di risposta alla provocazione del piglio autoritario con cui si era inteso limitare l’espressione di un giornalismo libero e non coercibile e, su questa base, la giornalista ha concluso rivendicando la propria libertà nel perorare anche la causa della musealizzazione in base alla inconfutabile valenza storica di prezioso Bene Culturale Nazionale del Vittorio Veneto. Tanto è bastato a far partire la nuova “stura” della contrapposizione dell’Alto Militare determinato a “mettere proprio fine al discorso del Vittorio Veneto, per cui non abbiamo 180 milioni. La Marina Militare ha fatto un contratto che entro la fine di ottobre si aggiudicherà dismissione per rimozione”.

Quei 180 milioni sono risuonati come una “cannonata” ancora più roboante della “sparata” di spesa, per altro già carente di giustificazione, nei 150 milioni del controverso exploit allarmistico con cui il Commissario straordinario per le bonifiche aveva esordito presso il Comune di Taranto, aggiungendo il singolare consiglio di mandare altrove “la Nave, amianto allo stato puro, lasciandola a chi la vuole non avendo da mostrare tante bellezze come quelle che ha la città di Taranto.”

Alla fine, quindi, il debordamento autoritario della conferenza stampa ha confermato solo la indegna sorte cui la Marina si affretta a destinare il Vittorio Veneto che, improvvisamente, sembra divenuto quasi uno scomodo testimone di qualche “ignominia” che, ancor più dell’amianto, non potrebbe cancellarsi neanche con un dignitoso affondamento, nel caso necessitasse davvero una soluzione estrema.

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Ma, il detto che recita “Meglio Onore senza Nave, piuttosto che Nave senza Onore” non si attaglia al Vittorio Veneto il cui “onore” resta intangibile, al di sopra di ogni infamia e vigliaccata che, se inflittagli, ricadrebbe su tutti noi Italiani, o meglio sui Tarantini.

Pertanto, resta doveroso battersi, sino all’ultimo, pretendendone la salvezza che può venire anche attraverso un piccolo atto di amore, sostenendo la petizione che può essere trovata e firmata, semplicemente cliccando il link https://chn.ge/2L2bnTE .

Rosa Cavallo

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