A TU PER TU...

Con Andrea Giuseppe Fadini

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cms_23922/0.jpgAndrea Giuseppe Fadini è persona notissima e molto apprezzata al pubblico dei lettori della pagina riservata all’arte nel tempo della Rubrica di Cultura dell’IWP. Sono a sua firma moltissimi articoli e, consentitemi un pizzico di orgoglio, considero ciò un mio personale traguardo per averlo attratto tra i fedeli collaboratori che danno lustro alle quotidiane pubblicazioni. Persona schiva e di indescrivibile modestia, Andrea Giuseppe Fadini possiede una preparazione enciclopedica in campo artistico che si coniuga con la straordinaria dote del comunicatore, necessaria per attrarre la curiosità, vellicare l’interesse e realizzare mirabilmente la funzione sociale della divulgazione. Ma Andrea Fadini non è solamente un critico d’arte dalla fantastica capacità mediatica. Gli ho rivolto alcune domande perché disvelasse ai suoi appassionati fans readers la sua poliedrica attività e, in esergo, qualche anticipazione.

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Andrea, non volermene se la prima domanda è proditoria. Chi è Andrea Giuseppe Fadini?

cms_23922/2v.jpgSono io! Battute a parte, da piccolo volevo fare il pittore e così ho studiato al liceo artistico e all’accademia. Avendo la fortuna di nascere e vivere a Milano, si parla dell’accademia di belle arti di Brera ai tempi di Raffaele De Grada, Pierluigi De Vecchi, Domenico Cantatore, Luisa Spinatelli, Domenico Purificato, alcuni degli insegnanti che, oltre a essere artisti e critici di prim’ordine, sapevano appassionare gli studenti, e non è poco.

Finiti in bellezza gli studi, la vita mi riservò un mare di esperienze, tranne che dipingere. Pubblicità, televisione, radio, musica, litografia, stampa… farei prima a dire cosa non ho fatto.

Alla fine, grazie all’incontro con la donna della mia vita, volto pagina (meglio dire il paginone) e faccio della mia passione il mio “lavoro”. Ora dipingo e realizzo stampe d’arte artigianali, riscoprendo delle eccellenze italiane come la carta a mano di Amalfi.

L’ Arte per te: passione e vocazione divulgativa… da dove nasce? C’è un periodo che ti attrae particolarmente?

L’Arte non si sceglie, sono convinto che sia lei a scegliere te.

Ricordo che fin dai primi disegni da studente elementare non davo molto peso ai complimenti. Siccome venivano da amici e parenti, per i quali “ogni “sgorbio” del bimbo è bello a mamma sua”, pensavo fossero di circostanza. Però non riuscivo a smettere.

Partecipai a un concorso della Parrocchia e noi chierichetti fummo quasi obbligati a concorrere. Feci il mio bel disegno e nemmeno ci pensai più. Ricordo ancora bene il mio sincero stupore quando i compagni mi avvisarono... “Hai vinto! Hai vinto! Vai a ritirare il premio!”.

In quel momento mi convinsi che forse qualche talento l’avevo. La “vocazione divulgativa”, invece, ha una origine recente e anche qui è stata una scoperta, qualcosa che non sapevo di avere.

Per semplici motivi “promozionali” a favore delle mie stampe, l’agenzia che mi segue in Internet mi consigliò di scrivere dei testi utili al “content marketing”. Iniziai così a scrivere degli articoli e, anche qui, “somma sorpresa” quando in poco tempo sono stato sommerso da “like” e commenti davvero belli e lusinghieri. La conferma mi venne anche da alcuni amici che, visitando una mostra insieme, mi spinsero a scrivere o a realizzare video perché “Tu spieghi proprio bene … mi fai capire il quadro”.

E allora perché smettere? Più si conosce l’Arte e meglio è.

Le tue analisi sono sempre originali ma spesso in controtendenza… Cosa pensi dell’opinionismo artistico imperante… Per te chi è un critico d’arte?

La mia posizione è chiara: io sono un pittore. Chi dipinge conosce per esperienza i problemi tecnici e pratici di composizione e realizzazione del quadro, passare dall’idea all’azione concreta. Io cerco di immedesimarmi nei grandi maestri per comprendere perché hanno dipinto in quel modo invece che in un altro.

La mia curiosità storica fa il resto, per cercare di trasmettere “fatti” e non gusti personali o equilibrismi mentali, scegliendo vocaboli e accostamenti assurdi. “Se non lo sai spiegare a un bambino di 6 anni, vuol dire che non lo sai.” Disse Einstein e io sono d’accordo.

Per quanto riguarda i critici d’arte, quando esistevano, si occupavano di analizzare la produzione estetica, di inserirla in ambito storico e quindi di determinare valore e autenticità di un’opera.

Oggi il mercato dell’arte si è strutturato in altro modo.

I lettori sono attratti dai tuoi video che corroborano gli articoli… Quale significato ha per te “Pitteikon”? Puoi tratteggiare in sintesi la tecnica di riproduzione delle opere d’arte in carta Amalfi?

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Si parte dalla passione per le immagini d’arte. È un elemento primario, che determina le scelte e le azioni che portano alla creazione delle stampe. L’assoluta “fedeltà” all’originale è in realtà una chimera. L’originale ha una composizione materica unica, come unico è il contesto espositivo e l’illuminazione. Ho preferito lavorare sull’emozione della bellezza. Sull’effetto “come appena dipinto”. Da pittore e appassionato d’arte conosco l’effetto di trovarsi davanti a un dipinto appena realizzato. I colori sono freschi, espressivi, vivaci.

La mia idea è quella di rendere quel momento, avvicinarmi a quel risultato che, ovviamente, è tutto ipotetico, ma ho scelto la ricerca di un effetto coinvolgente. Questa ricerca avviene attraverso i software più sofisticati e, alla fine del lavoro, si ottiene un “file” con le caratteristiche desiderate.

La carta che comunica: carta a mano di Amalfi. Oggi esistono carte industriali predisposte e trattate per ogni tipo di stampa, spesso interdipendenti alla stampante che condizionano il risultato finale, portandolo verso una sostanziale uniformità.

Ho voluto prendere un’altra strada. Ci sono voluti anni per risolvere il problema di usare una carta, in teoria, non “adatta” alle stampanti, ma il risultato mi ha premiato.

Dovete sapere che la carta a mano di Amalfi viene realizzata ancora oggi un foglio alla volta. Il procedimento e la “ricetta” è ancora quella di secoli fa. E già questo è comunicazione.

Il foglio parla e racconta della sua poesia al tatto, del suo profumo, della cura che ci è voluta per ogni singolo foglio, della sua unicità espressa dai bordi sfrangiati. E su questa carta i colori… cantano.

Nessun paragone è possibile con un prodotto industriale.

Una carta di questo tipo non ha i bordi a taglio netto, e ha delle proprie caratteristiche di assorbenza. Questi sono stati problemi. Per fortuna le stampanti hanno migliaia di possibili specifiche e si può, con un po’ di fantasia, intervenire sulla struttura stessa della stampante.

Ringrazio i tecnici delle principali case costruttrici (li ho perseguitati un po’), che mi hanno fornito gli elementi per capire che strada imboccare.

Una volta che il foglio è stampato bisogna proteggere il risultato dalla luce e dalle aggressioni esterne con vernici di accademia. La stampa Pitteikon, così come la sognavo, si è trasformata in realtà. Stampe uniche e perciò numerate e autenticate. Le mie stampe sono una creazione artigianale, perché sono realizzate una per volta. Quando il risultato è giusto, allora le timbro, le numero e le firmo personalmente. Non esistono due stampe uguali.

Ti seguo da sempre e da estimatrice delle tue opere ti ho “corteggiato” per condurti nella squadra della mia rubrica nella testata. So che non è la sola collaborazione. Che effetto ti fa sapere che le tue analisi sono stimatissime? Hai mai pensato di curare una pubblicazione che le compendi tutte? Quali novità possiamo attenderci?

cms_23922/4.jpgEssere apprezzati fa sempre piacere. Non c’è dubbio. Nel caso dei miei articoli sull’arte è anche una sorpresa perché non me lo aspettavo.

Ho pensato di organizzare e riunire tutto il materiale che ho prodotto, che è diventato davvero tanto. Ho anche in mente un titolo: “L’arte vista da un pittore”. Però ci vorrebbe un editore a cui interessi quanto ho scritto e lo sappia valorizzare. È un mestiere, come tutti gli altri, che non si inventa.

Un progetto che ho in mente di realizzare quanto prima è, invece, una mostra personale delle mie opere, Covid permettendo.

E anche in questo caso ci vorrebbe un gallerista che la organizzi come si deve.

Grazie, Andrea

Antonella Giordano

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