A un anno dal rogo della Grenfell Tower

La morte di 72 persone non ha ancora un perché

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Il 14 giugno di un anno fa l’inferno di fuoco sprigionato dai piani bassi del grattacielo di Kensington, uno dei quartieri più ricchi della capitale londinese, trasformò in una torcia spettrale l’edificio di 24 piani portando via con sé sogni e speranze di tante, troppe vite, così accomunate da un’assurda fatalità.

I superstiti del rogo, a un anno di distanza, non sono riusciti a dimenticare l’orrore di quanto hanno patito e la disperazione che alimenta il senso di colpa per essere sopravvissuti ai propri cari.

I casi di tentato suicidio e di PTSD (disturbo post-traumatico da stress) sono in aumento, così come riportato al Telegraph dalla fondatrice dell’associazione Silence of Suicide, Yvette Greenway, sulla base delle conversazioni avute dai volontari che aiutano le persone che sono scampate alle fiamme.

E quella torre di un nero spettrale, la cui vista stava provocando un’epidemia di angoscia, è stata temporaneamente ricoperta da un telone di plastica bianca che, all’ora esatta della tragedia (24 e 54 minuti del 14 giugno 2018), è stato illuminato di verde.

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Sugli ultimi quattro piani campeggia un cuore con la scritta “Grenfell forever in our hearts”.

Il verde ha illuminato di speranza Downing Street e gli edifici pubblici di Londra, a voler simboleggiare la speranza di ottenere giustizia per una tragedia incomprensibile.

La sciagura peggiore per Londra dal dopoguerra in poi, da qualcuno definita l’“11 settembre dell’Inghilterra”, è stata commemorata con 72 secondi di silenzio in tutta la nazione, uno per ogni vittima.

In una marcia silenziosa, il corteo di partecipanti si è mosso dalla St. Helen’s Church di North Kensington, alla presenza del sindaco Khan. Tutti indossavano un indumento di colore verde in memoria delle vittime.

A un anno dalla tragedia, nonostante le evidenti leggerezze nell’uso di materiali altamente infiammabili per il rivestimento esterno, i non idonei sistemi di sicurezza dell’edificio e le fatali raccomandazioni dei primi interventi a non lasciare gli appartamenti, ancora nessuno è stato accusato per quelle morti nonostante le proteste, nonostante le indagini aperte, nonostante un’inchiesta pubblica voluta dalla premier inglese Theresa May.

Una settimana dopo la tragedia fu resa nota la causa dell’incendio, riscontrata nel cattivo funzionamento di un frigo congelatore. La trappola di fumo e fuoco che ne scaturì lasciò impressionato il capo dei vigili del fuoco di Londra, che da subito commentò di non aver mai visto niente di simile in 40 anni di servizio.

I giovani architetti italiani Gloria Trevisan e Marco Gottardi furono trovati abbracciati in una disperata promessa di amore eterno.

Il 14 giugno è il nostro anniversario di matrimonio – ha commentato la mamma di Gloria Trevisan in uno straziante ricordo ai microfoni della Rai – per cui quando mi ha chiamato mia figlia credevo che fosse per farci gli auguri, invece era terrorizzata, spaventatissima. Mi ha fatto diverse telefonate e ho lasciato che mi chiamasse sempre lei in quanto pensavo, nei momenti di pausa, di lasciarla libera di concentrarsi per trovare una via di fuga. La cosa strana che ricorderò per sempre è che, man mano che trascorreva il tempo, la sua disperazione lasciava il campo alla rassegnazione facendole assumere una calma innaturale per la gravità della situazione”.

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Il 21 maggio è stata istituita una commissione di inchiesta presieduta da una alto magistrato che, secondo l’avvocato della famiglia Trevisan, Maria Cristina Sandrin, sta marciando velocemente.

Il verde, come colore eletto a simbolo di questa giornata di manifestazione commemorativa, deve celebrare, oltre alla speranza che venga fatta al più presto piena luce sulle responsabilità nella tragedia, il monito che una sciagura simile non si ripeta mai più.

A Gloria e Marco, figli e fratelli adottati con profondo amore da tutti gli italiani, auguriamo che l’interruzione dei loro sogni abbia ripreso da qualche altra parte il felice cammino della realizzazione.

Maria Cristina Negro

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