Adesso Basta!!! L’Europa deve intervenire

Quattro Italiani morti e due feriti gravi

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È di ventitrè morti, secondo l’ultimo conteggio diffuso dal governo tunisino, il bilancio dell’attacco al Museo del Bardo a Tunisi. Tra loro vi sono anche quattro Italiani e due feriti gravemente.

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La Tunisia ha scoperto di essere sempre più infiltrata dai radicali islamici e dai gruppi armati. Il terrorismo internazionale semina terrore e morte, colpisce al cuore l’unica primavera araba che non era sfiorita nel sangue e nel caos. Un attacco che forse non a caso ha preso di mira il Museo del Bardo, dentro all’edificio del Parlamento, uno dei simboli del turismo, tra le principali fonti di entrata del Paese.

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I tunisini erano stati i primi arabi con la rivoluzione dei gelsomini nel gennaio 2011 ad abbattere il loro dittatore Ben Alì e il Paese aveva trovato faticosamente, tra attentati, omicidi politici e avanzata dei militanti salafiti e qaidisti, la sua strada democratica attraverso libere elezioni.

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In un messaggio televisivo, il presidente tunisino Beji Caid Essebsi , ha dichiarato che “Il terrorismo in Tunisia è un animale ferito e nei suoi confronti non avremo pietà”. Il capo dello Stato ha voluto tranquillizzare il popolo tunisino e tutti gli Stati amici che, con caparbietà, continueremo, sempre con più convinzione, “la strada della democrazia e la democrazia vincerà”. Essebsi ha definito i responsabili della strage del museo del Bardo dei "traditori", ha aggiunto che saranno "processati" e avranno la loro "giusta punizione". "Lo Stato vigila, prenderemo tutte le misure perché questo tipo di incidente non si ripeta mai più".

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In realtà la Tunisia è vulnerabile sia alle frontiere con la Libia, dove il valico di Ras Jedir è stato preso d’assalto dai profughi, che all’interno, dove Ben Guardane è ritenuto uno dei punti di passaggio per centinaia di jihadisti libici e tunisini.

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A fronteggiare il terrorismo da sola l’eroica ma povera Tunisia non ce la può fare: servono mezzi, soldi e collaborazione tra servizi di intelligence .

Questa volta l’Europa si deve muovere.

Attilio miani

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