Affaire Bankitalia

Gentiloni tra due fuochi

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cms_7503/2.jpgSull’affaire Bankitalia, il segretario del Pd non arretra di un centimetro, definendo le critiche piovutegli addosso, persino da esponenti di spicco del suo partito, “reazione del sistema”. “C’è gente che si è mangiata le banche e rompono le scatole a me! Parlano di Banca Etruria e si dimenticano che Bankitalia la voleva dare a Zonin. La verità è che c’è un intero sistema che si autoprotegge […] Dicono che non ho avvertito i vertici istituzionali? Sapevano benissimo, e non da ieri, come la pensassi su questo argomento”. La ferita Etruria brucia ancora perché per Renzi una piccola banca non avrebbe potuto minare l’Italia. Ma anche sul tema degli istituti di credito, e più in generale sul potere finanziario, si giocherà la campagna elettorale e lui non vuole farsi trovare impreparato.

Criticare il problema della vigilanza di Bankitalia non è un reato di lesa maestà ed è una cosa che fa fibrillare solo i palazzi non la gente, che la pensa come me”.

Il mal di pancia piddino non sta tanto nell’azione in sé, ma nel fatto che sia stata preparata nell’ombra, del resto unica garanzia di riuscita.

Ora il Pd ha un’altra grana da risolvere: sanare la spaccatura a tempo di record.

Se da un lato Renzi punta tutto sul “nuovo”, rilucidando l’armatura di rottamatore, c’è una linea diplomatica che tenta di fare politica nel modo che conosce. Ed è essenziale che le due visioni trovino un punto di congiunzione prima delle elezioni.

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Mettere in difficoltà Gentiloni che pur tra diversi ostacoli sta guidando il Governo nell’intricato ma essenziale percorso riformistico, può essere un errore. Il premier è tra due fuochi: da un lato il presidente della Repubblica preoccupato dalla mossa a sorpresa, dall’altro il segretario del Partito.

Ma dall’impasse sarà difficile uscire senza conseguenze.

cms_7503/4.jpegIntanto ad Ignazio Visco sono andati diversi attestati di solidarietà. Ha parlato al telefono con il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha accolto con piacere la dichiarazione di Walter Veltroni, che ha seccamente censurato la mozione, ha incontrato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, all’Università La Sapienza per la commemorazione di Federico Caffè, tra sorrisi e una stretta di mano. Infine a Palazzo San Macuto, dov’è giunto in serata mercoledì, ha incontrato il presidente della commissione d’inchiesta Pier Ferdinando Casini e i vicepresidenti, Mauro Maria Marino e Renato Brunetta. A loro ha consegnato l’elenco dei documenti, circa 4.200 pagine sulle sette crisi bancarie, che Banca d’Italia metterà a disposizione.

Resta aperta la questione della successione: per Renato Brunetta il compito deve spettare al prossimo esecutivo, a meno che Gentiloni non confermi lo stesso Visco.

Se non fosse lui, si sceglierebbe comunque un interno: in pole position il vicedirettore di Bankitalia Fabio Panetta, ma probabile anche il direttore generale Salvatore Rossi, tra i saggi chiamati nel 2013 da Giorgio Napolitano a indicare le riforme per la legislatura.

Vincenzo Fortino

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