Affaire Muraro: è bufera in Consiglio. Ma presto il rimpiazzo

Roma. L’avviso di garanzia a Paola Muraro in accompagnamento alla convocazione per il prossimo 21 dicembre davanti ai PM della Procura di Roma, ha colto tutti di sorpresa. Si immaginavano tempi più dilatati. Presto potrebbe arrivare il nuovo nome.

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Potrebbe essere questione di giorni la nomina del nuovo assessore capitolino all’Ambiente. Dalle dimissioni di Paola Muraro, il Movimento 5 stelle ci starebbe infatti già pensando. E sarà una donna perché, come ha detto il capogruppo Paolo Ferrara “c’è un tema di quote rosa da rispettare”. E su Facebook ha aggiunto: “Le dimissioni dell’assessore Paola Muraro, e la decisione di accettarle da parte del sindaco Virginia Raggi, rappresentano una reale scelta di coerenza. Un altro passo nella logica della trasparenza che come M5s abbiamo sempre portato avanti, nel rispetto dei romani prima di tutto”. Ma di trasparenza nel caso ce n’è davvero poca. Almeno secondo il senatore Stefano Esposito: “L’apoteosi di un fallimento annunciato. L’inadeguatezza dei 5 Stelle, mescolata alla malafede costante sia nella giunta Raggi che in molte altre esperienze di amministrazioni locali, porta a galla tutta l’ambiguità di un movimento capace solo di declamare a parole ‘onestà’”. L’indagine è quella emersa nel settembre scorso, della quale però l’assessora era a conoscenza da luglio e con lei la sindaca che l’ha sempre difesa. Almeno fino alla scorsa notte, quando ne ha accettato le immediate dimissioni “senza entrare nel merito dell’inchiesta”.

Durante il Consiglio sul Bilancio di martedì pomeriggio è incalzata la polemica. Pd e FdI-An hanno chiesto che riferisse in aula, ma il presidente dell’Assemblea, Marcello De Vito, ha ritenuto i richiami al regolamento inammissibili.

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“Se i grillini pensano di prendere in giro i romani, hanno sbagliato di grosso, tutta la città sapeva da questa estate che l’assessora all’Ambiente era indagata – ha incalzato il capogruppo FdI An in Campidoglio Fabrizio Ghera – A questo punto ci chiediamo: come mai le dimissioni arrivano solo oggi? Quali sono le vere ragioni del passo indietro?”. Dello stesso avviso Stefano Fassina di Sinistra Italiana che ha rimarcato come “le dimissioni sarebbero dovute arrivare a luglio scorso: già allora Muraro era indifendibile e sceglierla è stato un grave errore politico”. A fargli eco, Alessandro Onorato della Lista Marchini: “Se metti all’Ambiente chi per 12 anni ha contribuito al disastro dell’Ama evidentemente non sai dove mettere le mani. O forse c’è qualcos’altro che ci spiegherà la Procura”. Paola Muraro è indagata dallo scorso 21 aprile per violazione dell’articolo 256 comma 4 legge 2006 in concorso, a seconda dei singoli casi, con altri quattro responsabili, all’epoca dei fatti, di singoli apparati degli impianti Tmb di Rocca Cencia e di via Salaria. Fatti risalenti a quando ricopriva il ruolo di consulente esterna dell’Ama, uno skill assai prezioso, considerato il potere decisionale che nel corso dell’inchiesta è emerso avesse.

Un affaire delicato che ha alimentato polemiche e creato non poco imbarazzo, a partire proprio dal gioco degli equivoci a cui Virginia Raggi ricorse per negare la conoscenza dell’indagine. Non mentì, semplicemente non disse perché nessuno le aveva posto il quesito specifico. Le chiesero dell’avviso di garanzia e a quella domanda rispose.

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Muraro non l’aveva ricevuto. Stavolta invece l’avviso dalla Procura di Roma è stato emesso e notificato presso il luogo dove aveva eletto domicilio: lo studio del suo avvocato. Ed è logico, dovendo comparire davanti ai pubblici Ministeri titolari dell’indagine il 21 dicembre prossimo. Della bomba pronta ad esplodere tutti sapevano, ma nessuno si aspettava tempi così rapidi, tanto che l’assessora si era posta, assieme alla sindaca, al centro di una fervida attività mediatica oltre che amministrativa. Una figura dunque tutt’altro che in uscita.

“Sono tranquilla e convinta che riuscirò a dimostrare la mia totale estraneità. Tuttavia per senso di responsabilità istituzionale ho deciso di lasciare” ha detto.

Fino alla nuova nomina, le deleghe saranno tenute dalla Raggi “per dare continuità all’azione amministrativa sia nel risanamento di Ama che nel rilancio di tutto il settore ambientale”.

Ma Ama in questo periodo preoccupa e non poco perché in bilico sarebbe anche, secondo l’agenzia Adnkronos, la posizione di Stefano Bina, nominato direttore generale poco più di tre mesi fa e spinto verso l’addio dai cambiamenti nell’organigramma operati dalla neo amministratrice unica Antonella Giglio. A cercare di farlo tornare sui suoi passi Beppe Grillo e Davide Casaleggio, preoccupati di un’ulteriore nuova grana in Campidoglio.

Vincenzo Fortino

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