Ancora manifestazioni in piazza a Beirut

Il popolo si scaglia contro la corruzione dei politici libanesi

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Si scalda ulteriormente il fronte mediorientale, dopo le manifestazioni di protesta che negli ultimi giorni si sono svolte nella città di Beirut, in Libano, con la richiesta di espulsione della classe politica libanese, ormai definita da tutti come corrotta.

Solo nella giornata di sabato si sono registrati quasi 400 feriti, portati d’urgenza in ospedale. Le proteste sono poi riprese nel pomeriggio di ieri.

Il capo di Stato Michel Aoun ha richiesto l’intervento dell’esercito per placare la folla e riportare la calma in città.

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In realtà, già nell’ottobre scorso si erano svolte altre manifestazioni contro il governo libanese, per aver imposto della tasse sulla benzina, sul tabacco e persino sull’app di messaggistica WhatsApp. Anche in quell’occasione, durante gli scontri con la polizia, c’erano stati diversi feriti.

Le cause di queste accese manifestazioni vanno ricercate in una crisi economica che da tempo opprime il Libano, sebbene per decenni avesse vantato di un sistema bancario tra i più solidi della zona mediorientale. Negli ultimi mesi la situazione è precipitata: la lira locale ha perso sempre più valore ed è iniziata una distribuzione del dollaro americano.

A questo si è aggiunto un aumento del 30% dei prezzi e della disoccupazione, per cui molte famiglie sono costrette a vivere in condizioni di povertà assoluta, senza la possibilità di ricevere assistenza medica.

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Il premier Hassan Diab, la cui carica è retta da una coalizione di partiti con a capo Hezbollah filo-iraniani, non riesce tuttora a raggiungere un accordo con gli altri politici, per soddisfare, almeno in parte, le richieste del popolo.

Lo stesso Diab ha proposto di ridurre i membri del governo, ma soprattutto di nominare ministri che non abbiano mai ricoperto incarichi governativi. Ma molti diffidano delle richieste di Diab, perché pensano che egli, in realtà, sia solo il massimo esponente delle fazioni politiche accusate di corruzione.

Francesco Ambrosio

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