Approvata riforma costituzionale in Russia

Putin al potere fino al 2036?

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Mosca, 2020. Il presidente russo Vladimir Putin ringrazia i concittadini per il voto sulla riforma costituzionale, approvata secondo i dati ufficiali dal 77,92% dei votanti, con un’affluenza registrata pari al 67,97%. Un traguardo storico che permette all’attuale Presidente russo di candidarsi nuovamente alle prossime elezioni previste per il 2024, riuscendo così ad aggirare magistralmente il vincolo costituzionale di “soli” due mandati consecutivi consentiti. Si tratta di un macchinoso escamotage volto a far ripartire da zero il conteggio degli impegni come capo di Stato da parte di Vladimir Putin, che potrà dunque ricandidarsi alle presidenziali del 2024. Vien rimandato così anche il dilemma della successione che arrovellava il Paese da tempo.

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La riforma, tuttavia, ruota anche attorno ad altri elementi sostanziali, i quali hanno permesso di mascherare abilmente il vero cardine delle modifiche costituzionali. Si tratta di emendamenti essenzialmente “populisti” come l’indicizzazione delle pensioni almeno una volta all’anno, il salario minimo garantito al pari o al di sopra del costo della vita, l’introduzione della fede in Dio come fondamento dello Stato - ingraziandosi così la Chiesa ortodossa russa, potente alleato del Cremlino - e infine la definizione di matrimonio come unione puramente consentita tra uomo e donna.

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Inoltre, la riforma era stata presentata inizialmente come un tentativo di ridistribuire adeguatamente i poteri, rafforzando così il Parlamento. Ne deriverà però, secondo gli esperti, un evidente irrobustimento della figura presidenziale: il capo di Stato potrà dirigere il lavoro generale del governo, che diverrà definitivamente una mera marionetta sapientemente manipolata. Quest’ultimo, inoltre, avrà la facoltà di imporre il proprio candidato a capo dell’esecutivo, senza la necessità di indire nuove elezioni parlamentari di fronte ad eventuali tre rifiuti da parte della Duma. Non è tutto: il capo di Stato potrà sollevare facilmente dai propri incarichi premier, ministri, giudici della Corte Costituzionale e della Corte Suprema. Democrazia o regime totalitario mascherato? Ai posteri l’ardua sentenza.

Elena Indraccolo

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