Arber Agalliun e "Italiani senza cittadinanza"

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Arbër Agalliu ha appena compiuto 29 anni. Da quando ne aveva 10 anni, vive in Toscana dove è emigrato con i suoi genitori dalla città di Berat, in Albania nel difficile anno 1998. L’albanese, Arbër lo ha studiato da solo, frequentando le comunità del luogo e stando vicino alle tante associazioni culturali che lavorano in Italia. La sua più grande passione è l’informazione: collabora con Albanian news, con Yalla Italia e ultimamente con Toscana senza confini. Nei suoi reportage parla degli altri, di storie migratorie di successo, di personaggi che hanno contribuito a dare una svolta, non solo alla loro vita, ma anche a una visione intera di società perché i suoi personaggi contribuiscono a rendere migliore il paese in cui vivono. Proprio come lui. Coopera con diverse ONG e associazioni culturali come RAT Onlus, è stato rappresentante dei Giovani Democratici in Toscana e di altre organizzazioni che lavorano per abbattere i muri razziali, il pregiudizio e gli stereotipi. A novembre dell’anno scorso durante la festa dell’Indipendenza dell’Albania, Arbër è stato premiato dal Consolato Onorario e dalla comunità albanese di Pisa per il suo contributo nell’accrescimento del prestigio dell’Albania in Italia. In una sua lettera indirizzata a Babbo Natale, pubblicata nel 2002 da Espressolatino, esprimeva i suoi sentimenti nel sentirsi “diverso” e sottolineava come essere immigrato, nell’Italia di allora, prevenuta specialmente nei confronti della comunità albanese, non volesse dire a tutti i costi essere ladro, pusher o criminale. Anche loro, gli immigrati, hanno una un’identità, una storia da raccontare, i loro sogni.

Qual è il sogno di Arbër?

Il mio sogno è quello di vedere che come me anche altri amici cresciuti, formati e nati in Italia abbiano un’identità: essere italiani come giustamente spetta loro di essere. Questo paese è anche nostro: qui siamo cresciuti, formati negli stessi banchi di scuola con tanti amici italiani. L’Italia la sentiamo nostra nel cuore e anima, ma non difronte alla legge che ci separa dagli altri. Tutta per colpa di un passaporto!

Lei è uno dei fondatori di “Italiani senza cittadinanza" . Come è nato questo movimento e con quale scopo?

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Il Movimento #ItalianiSenzaCittadinanza, è nato online. Si era visto il bisogno di una rappresentanza perché, diversamente dalle altre generazioni di immigrati, le seconde non hanno avuto l’appoggio diretto di istituzioni e organizzazioni come ACLI o ARCI per esempio. Così è nata l’esigenza di creare un nome e di avere una rappresentanza per fare rete a livello nazionale. Il nostro movimento è attivo, diretto, esigente. Ora insieme a un altro movimento #ItaliaSonoAnch’io,movimentoche rivendica i diritti dei figli nati in Italia da genitori stranieri e l’appoggio di ARCI e ACLI, CGL, dopo l’approvazione della legge sulla cittadinanza un anno e mezzo fa. Esattamente dal 13 ottobre 2015, abbiamo intrapreso importanti passi per far pressione e spingere il Senato ad approvare la Riforma.

Quali sono questi passi?

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Dopo l’approvazione della legge in Parlamento, abbiamo organizzato vari flash mob, mobilitando giovani da tantissime città italiane che, seguendo la nostra pagina Facebook, si sono radunati a Firenze, Milano e Roma per sollecitare una veloce approvazione della legge. Una nostra delegazione è stata ricevuta dal Presidente del Senato, Pietro Grasso, da sempre in favore della #RiformasullaCittadinanza. Gli abbiamo consegnato una cartolina con le nostre foto al primo giorno di scuola. Il 7 febbraio abbiamo organizzato il nostro secondo flashmob a Roma e abbiamo dichiarato febbraio come #mesedelleRiforma. Ogni martedì del mese si è organizzato un flashmob davanti al Montecitorio per concludere il 28 febbraio che coincideva con l’ultimo giorno di carnevale, per cui tutti i giovani e i bambini sono venuti con una maschera che richiamava i colori della bandiera italiana. Appoggiati da 22 associazioni della società civile, il nostro primo interlocutore è stata la deputata del Pd Anna Finocchiaro. Poi la Senatrice Lo Moro. Abbiamo avuto dunque l’appoggio di Livia Turco, Giuseppe Civati, Marco Paccioti e del Ministro Del Rio, uno dei promotori di #ItaliaSonoAnch’io.

A che punto sta la Riforma oggi?

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Mercoledì scorso la legge è arrivata in Commissione. È indispensabile che non passi in secondo piano come una legge di serie B e che la si approvi entro la fine della legislatura. Essa darebbe il diritto alla cittadinanza a 1 milione di ragazzi e ragazze nati, cresciuti e formati qui che costituiscono 15 di tutta la popolazione migrante in Italia. Noi non parliamo di Ius Solis come negli Stati Uniti d’America. La riforma della cittadinanza tiene conto anche dell’integrazione per chi avrà il diritto di ottenere la cittadinanza. I bambini nati e cresciuti in Italia, che non conoscono nemmeno molto spesso la lingua o il paese di origine dei loro genitori, sono obbligati a un passaporto che non li rappresenta, hanno le loro ragioni emotive di sentirsi italiani. Sono 1 milione di cittadini che aspettano l’approvazione della riforma per i quali l’Italia spende 90 miliardi all’anno in formazione nella stessa misura degli studenti italiani e non li riconosce come suoi cittadini. È ora che questi ragazzi si sentano uguali ai loro compagni italiani così come si sentono all’estero dove rappresentano l’Italia. In questa Europa che chiede sempre di più la chiusura dei confini, l’alzamento dei muri e in cui le destre estreme ipotizzano isolamento e separazione contro i migranti, l’Italia può dare un chiaro segnale politico di apertura con l’approvazione della Riforma sulla #cittadinanza, mostrando al Mondo che l’integrazione e la convivenza con gli stranieri non sono che una ricchezza polivalente per un paese.

Marsela Koci

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