Arte, libri e necrocultura nel cimitero di Montjuic

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Un luogo dalla vista mozzafiato, dove arte e natura si fondono in una sensazione di serenità. Stiamo parlando del cimitero di Montjuic, un posto magico, paradisiaco, in cui ci si immerge in pura arte, che rovescia il concetto di morte associandolo a una condizione di pace, in cui il defunto può vivere una seconda vita immerso nella natura, che accoglie e preserva al meglio la sua anima. Questo gioiello dell’architettura fu aperto al pubblico nel 1883. La sua costruzione fu resa necessaria dal forte incremento demografico, che richiese un cimitero più ampio nella città di Barcellona. Il progetto fu affidato all’architetto Leandro Albareda, che collaborò per l’occasione con noti artisti dell’epoca, a cui si devono le tante opere d’arte e sculture disseminate all’interno del cimitero.

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La realizzazione del progetto fu difficoltosa a causa della ripidità della montagna su cui il cimitero è ubicato. Ma l’architetto Albareda non si scoraggiò e riuscì ad aggirare il problema mettendo in piedi una struttura suggestiva, che si affaccia sull’intera città di Barcellona e sul mare, offrendo ai turisti che lo visitano uno straordinario panorama dall’alto. Nel cimitero di Montjuic sono presenti mausolei e complessi scultorei che ospitano perlopiù famiglie aristocratiche catalane, come ad esempio quello dedicato ai Batllò. L’eleganza attuale, che stupisce i visitatori quando vi fanno ingresso, è dovuta proprio ai forti investimenti delle famiglie catalane, che volevano assicurarsi una sepoltura di prestigio all’interno del cimitero. José Fonrodona Riva fu la prima persona a esservi sepolta. Tra i personaggi più celebri sepolti nel cimitero, troviamo: Isaac Albéniz, Ramon Casas, Santiago Rusiñol e Joan Mirò.

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All’interno del cimitero di Montjuic è stata anche allestita una biblioteca dedicata alla morte, con oltre 3600 volumi che esplorano questa tematica con punti di vista sempre differenti e a volte anche innovativi. L’idea di allestire uno spazio letterario per visitatori è stata di Manel Hernandez, un archeologo specialista in antichi rituali funebri. Nel 1968 raccolse un buon numero di libri sull’argomento nella sala dell’obitorio Sancho de Ávila, in cui lo stesso lavorava. Essendo però troppo piccola, Hernandez trasferì tutti i libri in un complesso all’interno del Cimitero di Montjuic. La biblioteca, di appena 80 metri quadri, è situata accanto a una collezione di carrozze funebri, e vanta anche un ricco catalogo online. Si possono trovare libri in varie lingue, di diverse edizioni. Quella di Montjuic è la seconda biblioteca più grande dedicata alla morte in Europa dopo quella di Vienna.

L’opera più importante esposta al pubblico è The temple of king Sethos I at Abydos, che espone le varie pratiche funerarie nell’Antico Egitto, accompagnate da pregevoli illustrazioni. Un altro libro interessante è Principios de la botánica funeraria di Celestino Barallat y Falguera,in cui si spiegano i vari significati delle piante associate alla morte, come i cipressi che, per la loro altezza che tocca quasi il cielo, aiuterebbero le anime a elevarsi. Inoltre, le loro foglie restano verdi per 500 anni e quel colore rappresenta l’eternità della vita. Nello stesso volume sono illustrate le piante più adatte per creare delle ghirlande da depositare sulle tombe.

cms_10055/4v.jpgCi sono poi anche libri che affrontano la morte in maniera leggera, umoristica, come Le grand livre de l’humour noir di Philippe Héraclès. Tra le sue pagine si possono leggere barzellette, aforismi sulla morte e immagini divertenti di teschi. La biblioteca ospita anche alcuni libri di stregoneria e occulto, che catturano sempre l’attenzione dei visitatori. Dei volumi interessanti si occupano di tecniche di suicidio e di pene capitali, con all’interno numerose illustrazioni esplicative. Inoltre, a testimoniare ancor di più il connubio letteratura-morte che si respira nel cimitero di Montjuic, vi sono seppelliti anche tanti scrittori, tra cui Manuel de Pedrolo, Jacint Verdaguer, Montserrat Roig, Josep Carner e Angel Guimerà.

Francesco Ambrosio

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