BALLOTTAGGIO CILENO

Sfida tra Boric e Kast per le presidenziali in Cile

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Il 19 dicembre è arrivato. Circa 15 milioni di cileni sono stati (di nuovo) chiamati alle urne per scegliere il presidente che prenderà il posto di Sebastián Piñera per il prossimo quadriennio.

Il ballottaggio ha visto contrapporsi due candidati agli antipodi, volti nuovi della politica latinoamericana e cilena. Da un lato l’ultraconservatore José Antonio Kast, figlio del ‘’pinochetismo’’ più puro; dall’altro il giovane leader della sinistra radicale Gabriel Boric (Frente Amplio), baluardo delle proteste sociali.

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Al primo round fu Kast ad avere la meglio con un sorprendente 28%, contro il 26% di Boric, ma non bastò a superare la soglia del 30% per l’elezione diretta. Dal 21 novembre scorso i due candidati hanno aggiustato leggermente il tiro, a caccia dei voti mancanti.

Kast, in un primo momento dichiaratosi platealmente estimatore dell’ex dittatore cileno Pinochet, ha moderato i suoi toni e discorsi a dispetto della prima tornata elettorale. L’obiettivo è stato quello di raggiungere i moderati, o coloro i quali non fossero “fan” di Pinochet. Per scacciare questa ombra, Kast ha fatto sapere che non avrebbe partecipato ai funerali della vedova dell’ex dittatore, Lucia Hiriart, scomparsa giovedì scorso all’età di 99 anni.

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Gabriel Boric invece - che, se dovesse riuscire a centrare la carica di Presidente del Cile, sarebbe il più giovane a ricoprirla - ha deciso di spostare la sua attenzione e campagna elettorale nelle regioni a Nord e Sud del Paese, dove al primo turno aveva raccolto meno consensi.

Ovvio è che, essendo i due candidati agli antipodi, anche l’elettorato ne risenta, mostrando un’ampia divisione. Da un lato abbiamo la cancellazione dei modelli economici di Pinochet, l’abolizione dei debiti scolastici e dei fondi pensione privati, i trasporti pubblici gratuiti e l’aumento delle tassazioni con Boric. L’altra faccia della medaglia, impersonificata da Kast, mostra invece modelli facsimile a quelli di Trump o Bolsonaro, caratterizzati dalla caccia al comunismo, il contrasto all’aborto e ai diritti Lgbt, i modelli neoliberalisti con taglio delle tasse e della spesa sociale.

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Chiunque riuscirà ad entrare nel Palacio de La Moneda, troverà davanti a sé tantissimi problemi e situazioni da sbrigare immediatamente. Su tutte l’inflazione che si aggira al 6%, condizioni di disuguaglianza seconde solo all’Uruguay in tutta l’America Latina, le costanti proteste giovanili e delle comunità indigene.

Questi sono solo alcuni dei problemi che il neo presidente dovrà affrontare, senza dimenticarsi della delicatissima situazione costituzionale. Infatti, proprio quest’anno, a seguito di un referendum, è stato deciso dal popolo di riscrivere la Costituzione del Cile, ancora ferma all’era Pinochet. Quindi sarà compito del Presidente seguire passaggi, eventuali proteste, consultazioni e modifiche vitali per il futuro del Cile democratico.

Il Cile è ad un bivio epocale, e la scelta questa volta può essere veramente fondamentale sia per il Paese sia per riscontri geopolitici ed internazionali dell’America Latina stessa.

I sondaggi delle ultime ore - quelli ufficiali sono vietati da legge elettorale - danno un testa a testa fino all’ultimo voto, con rischio altissimo di scontri e sommosse dei militanti. Per la società Atlas Inter, Kast sarebbe al 48,5%, contro il 48,4% di Boric.

Riccardo Seghizzi

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