BIELORUSSIA AL BIVIO ELETTORALE

Aljaksandr Lukashenko è considerato “l’ultimo dittatore d’Europa”. Le elezioni in vista, però, lo vedono per la prima volta a rischio, contro una donna progressista

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L’Unione Sovietica si dissolse nel 1991. Solo tre anni più tardi, nel 1994, Aljaksandr Lukashenko divenne Presidente della Bielorussia appena fondata. Da allora, complice una modifica costituzionale che nel 2004 cancellò il limite dei due mandati, che ricorda molto quanto ottenuto recentemente da Putin in Russia, Lukashenko si è trovato la strada spianata per la Presidenza a vita, in una dittatura mascherata da democrazia dove gli oppositori politici vengono minacciati, esclusi dalle liste elettorali, talvolta arrestati con scuse poco credibili, il tutto sommato a un serrato controllo governativo sui media. La cosiddetta “Russia Bianca”, però, se si esclude proprio lo Stato governato da Vladimir Putin confinante a est, è circondata dall’Europa democratica. Per questo e a causa della globalizzazione e della velocità dei mezzi di comunicazione ormai quasi incontrollabili, non è facile per un dittatore europeo mantenere questo status senza incontrare opposizioni.

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L’opposizione a Lukashenko, per questa tornata elettorale che non sarà certo esente da brogli e pressioni, è arrivata da tre donne: Svetlana Tikhanovskaya, Veronika Tsepkalova e Maria Kolesnikova domenica sfideranno alle urne il presidente-dittatore. La prima delle tre è ufficialmente candidata contro Lukashenko per provare a strappargli la possibilità di ottenere il sesto mandato. Tutte e tre le donne hanno deciso di impegnarsi in questa impresa politica dopo che i rispettivi compagni o collaboratori, anch’essi oppositori del regime, erano stati arrestati o costretti all’esilio per proteggere la propria vita e quella dei loro figli. Le tre guerriere (non sembra eccessivo definirle tali) non erano state prese seriamente dal Presidente, che le ha lasciate fare, forse pensando che fosse utile dare una sembianza di libertà alla campagna elettorale approfittando dell’“incapacità politica” che, secondo un retrogrado come Lukashenko, sarebbe una caratteristica intrinseca delle donne.

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Invece, Tikhanovskaya (candidatasi al posto del marito, arrestato due giorni dopo la propria candidatura) ha iniziato a collezionare bagni di folla incredibili, e così il dittatore ha dovuto correre ai ripari alla sua maniera: l’ultimo provvedimento risale a ieri ed è l’incarcerazione della responsabile della campagna elettorale dell’opposizione, Maria Moroz, che dovrebbe (in questi casi il condizionale è d’obbligo) essere rilasciata soltanto lunedì, a urne chiuse. La repressione ovviamente non si limita alle candidate: due disc jockey sono stati arrestati per aver suonato l’inno dell’opposizione in piazza a Minsk. La condanna per i due è stata rispettivamente di otto e dieci giorni di detenzione. Secondo l’Ong per i diritti umani Viasna, diversi osservatori indipendenti sono stati arrestati un po’ in tutto il Paese questa settimana, mentre si teneva il voto anticipato per i cittadini ammalati o all’estero.

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Non va meglio agli osservatori internazionali: l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) non ha ricevuto nessun invito fino a quando non è stato troppo tardi. Un portavoce dell’Ue ha espresso “preoccupazione per la trasparenza e l’integrità del processo elettorale”. L’Osce non ha mai riconosciuto come libere ed eque nessuna delle precedenti presidenziali tenute nel Paese sotto il lungo regno di Lukashenko, che non ha mai ottenuto meno dell’80% dei voti. La speranza più ottimistica, ma altamente improbabile, delle opposizioni è di farlo scendere sotto il 50% e costringerlo al ballottaggio. Sarebbe, però, già un ottimo risultato un grosso calo delle preferenze per il dittatore. Se, per miracolo, Tikhanovskaya dovesse vincere, lei ha già affermato di non voler diventare Primo Ministro: vorrebbe invece concedere l’amnistia per i prigionieri politici, organizzare entro sei mesi parlamentari e presidenziali libere e trasparenti e poi passare il potere a chi verrà eletto in modo democratico. Utopia, considerando anche che, se veramente quest’ultimo scenario elettorale dovesse realizzarsi, gli scontri potrebbero essere terrificanti, perché, credo, un dittatore non lascia il proprio posto facendo l’inchino ai vincitori.

Giulio Negri

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