BIRMANIA: BIDEN ANNUNCIA SANZIONI CONTRO GOLPISTI

Il Presidente USA: “Rilasciare subito San Suu Kyi”

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Gli Stati Uniti applicheranno sanzioni contro gli esponenti della giunta militare che ha preso il potere in Birmania. Verranno congelati i beni di militari ed ex militari coinvolti nel colpo di stato del primo febbraio. Lo ha annunciato il Presidente degli USA Joe Biden: “Serve un immediato ritorno alla democrazia in Birmania e il rilascio immediato degli attivisti e dei leader politici reclusi, a cominciare da Aung San Suu Kyi”, ha detto l’inquilino della Casa Bianca. Gli States si schierano così ufficialmente a favore del legittimo governo democraticamente eletto, e delle decine di migliaia di manifestanti che in questi giorni si sono riversati nelle strade del Myanmar per sostenerlo, contro le azioni dei militari che hanno arrestato la Premio Nobel San Suu Kyi proprio nel giorno in cui era prevista la ratifica della sua elezione a Primo Ministro.

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I manifestanti hanno ignorato le ordinanze emesse lunedì che, similmente a quanto imposto dal governo Cinese sui cittadini di Hong Kong per vietare le manifestazioni con la scusa delle norme anti-coronavirus, vietano riunioni di più di cinque persone, per le quali le autorità hanno tuttavia finora effettuato relativamente pochi arresti. Tra i partecipanti ancora in strada giovedì c’erano operai, dipendenti pubblici, studenti e insegnanti, personale medico e altre donne e uomini di tutti i ceti sociali. Anche monaci buddisti, sciamani, esponenti cattolici e di altre religioni hanno preso parte alle proteste accanto alle bandiere arcobaleno di alcuni attivisti LGBTQ.

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Il regime militare, fin qui, ha risposto con un blocco della rete internet, ma non si è spinto fino a violenze efferate, soprattutto perché l’attenzione della comunità internazionale è tutta sul Myanmar. Inoltre, per quanto la Cina si sia rifiutata, durante il meeting del Consiglio di Sicurezza ONU, di condannare il colpo di Stato, il regime di Pechino non ha espresso pieno appoggio ai militari birmani, smentendo anche qualunque accusa di sostegno ai golpisti: il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ha detto di non saperne nulla. "Ci sono state false informazioni e voci sulla Cina riguardo a questioni relative al Myanmar", ha affermato il portavoce, ribadendo che la Cina segue la situazione da vicino e spera che tutte le parti abbiano a cuore lo sviluppo nazionale e la stabilità. Parole, ovviamente, da prendere con le pinze come qualsiasi dichiarazione che provenga da regimi dittatoriali, ma che se non altro esprimono una posizione ufficiale non troppo sbilanciata.

Giulio Negri

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