BRASILE: BOLSONARO INDAGATO PER GLI ASSALTI ALLE ISTITUZIONI

Ex presidente accusato di “istigazione e paternità intellettuale” per i fatti di Brasilia. Arrestato l’ex ministro della Giustizia

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Vi erano sospetti in Brasile, mossi soprattutto dall’attuale presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che dietro gli assalti al Parlamento e alle altre istituzioni occorsi lo scorso 8 gennaio ci fosse il leader uscente di estrema destra Jair Bolsonaro. A quanto pare la Corte Suprema ha corroborato queste ipotesi, indagando in stato di libertà l’ex presidente, che si trova ancora negli Stati Uniti.

Per la Corte Suprema le responsabilità del leader uscente, rispetto alle rivolte di domenica scorsa, sarebbero di “istigazione e paternità intellettuale”. Insomma, guai in vista, al momento però minori rispetto all’ex ministro della Giustizia, personaggio a lui molto vicino – in tutti i sensi, dal momento che era assieme a lui in Florida. Parliamo di Anderson Torres, che appena rientrato in patria è stato immediatamente arrestato.

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L’inchiesta, quindi, è solo agli inizi ed emergeranno sicuramente nuovi sviluppi. Specie perché Bolsonaro non gode più dell’immunità.

La prova alla base delle accuse sarebbe un video, pubblicato su Facebook e poi subito rimosso, nel quale veniva affermato che Lula non fosse stato eletto, ma “scelto” dalla Corte Suprema. “Le dichiarazioni di Jair Bolsonaro sono state un’ulteriore occasione in cui l’ex presidente si è messo in una posizione teoricamente criminale e offensiva nei riguardi delle istituzioni, in particolare la Corte Suprema”. Questo il dispositivo del provvedimento del giudice Alexandre de Moraes, a cui seguono delle pungenti dichiarazioni: “Negli ultimi anni Jair Messias Bolsonaro si è reso protagonista di campagne di disinformazione sul funzionamento delle istituzioni brasiliane e del sistema elettorale del Paese. Avendo occupato il più alto incarico previsto dall’ordinamento della Repubblica, ha una posizione preminente nella camera dell’eco della disinformazione e ha contribuito a minare la fiducia di larga parte della popolazione brasiliana. È in quest’ottica che il post va giudicato”.

Frederick Wassef, suo avvocato, lo difende: “È sempre stato un difensore della Costituzione e della democrazia, e come tale si è comportato durante il mandato presidenziale. Ripudia gli atti di vandalismo e il saccheggio della proprietà pubblica commessi da infiltrati tra i manifestanti. Lui non ha mai avuto contatti o ruoli in quei movimenti sociali sorti spontaneamente nella popolazione”.

Tuonano però le dichiarazioni espresse dall’attuale ministro della Giustizia, Flavio Dino: “Nei prossimi giorni vi saranno altri arresti”.

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Bolsonaro si era recato in Florida il 29 dicembre scorso per approfondire le cause di alcuni dolori addominali. Le sue condizioni non si sono rivelate preoccupanti e dovrebbe essere dimesso a breve. Certamente questa situazione mette fortemente in imbarazzo il governo di Joe Biden, che intanto prende le distanze: “Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta ufficiale da parte del governo brasiliano riguardo a Bolsonaro”, alludendo a richieste di estradizione. Joaquin Castro, deputato americano, ha dichiarato: “Bolsonaro non dovrebbe trovarsi in Florida. Gli Stati Uniti non dovrebbero essere un rifugio per questo autocrate che ha ispirato azioni di terrorismo interno in Brasile. Dovrebbe essere rimandato in Brasile”.

Enrico Picciolo

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