BREXIT, LAVORARE E VIAGGIARE NEL REGNO UNITO: COSA CAMBIA PER I CITTADINI UE

A breve termine poco, ma forse poi sarà più complicato trasferirsi e studiare nel Regno Unito

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I britannici hanno detto no a un’Unione europea di cui evidentemente non si sentono più di far parte. Londra e la Scozia hanno votato in larga maggioranza per la permanenza nell’’Unione, mentre nel nord dell’Inghilterra e in Galles ha stravinto l’uscita dall’Ue. Il leader dello Ukip, Nigel Farage, ha proclamato il 23 giugno “il giorno dell’indipendenza” e ha chiesto la formazione di un “governo della Brexit”. In bilico ora è anche il futuro dell’euro, rischiando di scatenare uneffetto dominoin tutto il continente.

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Tante le incognite, sia economiche che politiche, ma che cosa succederà ora ai cittadini dell’Ue, residenti in Gran Bretagna? Molto. Dalla reintroduzione delle frontiere al risparmio sugli acquisti in Uk, fino alla riorganizzazione del Progetto Erasmus. Va detto però che probabilmente non ci sarà nessuna conseguenza a breve termine: il Regno Unito impiegherà anni a completare l’uscita dall’Unione Europea e dovrà negoziare moltissime condizioni relative ai permessi di soggiorno, al commercio e alla sanità. Tra Londra e il resto dell’Inghilterra vivono mezzo milione di italiani. E’ presumibile che molti di loro dovranno tornare (per mancanza di lavoro, visto che si stima un drastico calo sul mercato del lavoro) o sceglieranno volontariamente di tornare, nel loro paese di origine.

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Chi vive e paga le tasse in Gran Bretagna già da cinque anni può scegliere di richiedere la cittadinanza e magari evitare complicazioni future, almeno all’interno del Regno Unito. Fino a oggi i cittadini europei che sceglievano di trasferirsi nel Regno Unito non dovevano chiedere nessun permesso di soggiorno, nel caso fossero dei “soggetti qualificati” Da oggi in poi, chi vorrà trasferirsi, con tutta probabilità, dovrà chiedere un permesso di soggiorno e un permesso di lavoro o accontentarsi di un permesso generico di breve durata, eventualmente da rinnovare.

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Anche per quanto riguarda gli studenti, le cose dovrebbero cambiare. Attualmente gli studenti universitari stranieri, facenti parte dell’Ue, sono equiparati a quelli del Regno Unito e godono in Scozia dell’esenzione totale dal pagamento delle tasse, in Irlanda del Nord e in Inghilterra della completa parificazione e pagano al massimo 9 mila sterline l’anno (per cui possono anche ottenere un prestito al pari di quelli inglesi). Con la Brexit invece verranno applicate le regole attualmente in uso per gli studenti che non fanno parte dell’Unione, con un significativo aumento delle tasse.

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Incertezze anche per quel che riguarda l’assistenza sanitaria. Non è chiaro se l’assistenza sanitaria basata sulla reciprocità della Ue continuerà a funzionare. Probabilmente un cittadino dell’Ue che necessiti del pronto soccorso inglese non avrà più un trattamento gratuito. Annullati anche i sussidi di disoccupazione e la possibilità di ottenere un alloggio popolare. Notizie più confortanti, invece, per i turisti. Sembra improbabile, infatti, che, almeno a breve termine, per visitare il Regno Unito ci sarà bisogno di un visto, come oggi ha precisato anche il Touring Club Italiano. Almeno per ora sarà sufficiente portare con sé la carta di identità. Successivamente dipenderà dai negoziati fra Regno Unito e Unione Europea, che, per comodità, potrebbero decidere di stipulare particolari accordi per cui per un soggiorno molto breve non sarà necessario alcun visto.

Mary Divella

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