Balcani… porta aperta per l’Europa

Comunità Europea… affiancare i Paesi balcanici nel fronteggiare attività emergenziali

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I Balcani sono tornati prepotentemente alla ribalta delle cronache negli ultimi giorni che ci hanno servito nelle calde settimane agostane immagini di frontiere tra Macedonia e Serbia prese d’assalto da migliaia di disperati che hanno scelto la tratta balcanica come via di accesso verso un sogno chiamato Europa.

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Un’emergenza, quella migratoria, che pur continuando ad investire in maniera sempre più preoccupante il nostro Paese con quotidiani sbarchi, incombe anche ormai in maniera crescente su Paesi quali l’Ungheria sempre più identificati come porta di accesso nell’Unione Europea e di transito verso le destinazioni finali per lo più rappresentate da Germania, Svezia, Norvegia e Regno Unito.

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Per tale ragione, si è svolto a Vienna un Summit ospitato dal Cancelliere Austriaco Faymann al quale hanno partecipato, Federica Mogherini come alto rappresentante europeo per gli affari esteri ed i Commissari Sefcovic e Hahn rispettivamente con deleghe alla politica di Vicinato e all’Allargamento finalizzato ad analizzare i progressi compiuti da Albania, Bosnia Herzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia e Serbia sulla strada verso l’adesione all’UE e studiare soluzioni a sfide comuni quale appunto quella migratoria.

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A tal riguardo la Commissione europea ha deliberato uno stanziamento di 1 milione e mezzo di euro per finanziamenti umanitari finalizzati all’assistenza di rifugiati e migranti in Serbia e Macedonia. Tale misura economica consentirà di affiancare i Paesi balcanici nel fronteggiare attività emergenziali come la fornitura di acqua potabile e servizi di assistenza sanitaria oltre che rafforzare la capacità amministrativa di tali paesi di schedare gli immigrati All’evento di Vienna oltre alle figure istituzionali che rappresenteranno le istituzioni comunitarie e ai leader dei sei Paesi balcanici sono intervenuti i capi di governo di Germania, Francia, Italia, Croazia e Slovenia.

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L’auspicio è che la nuova dimensione "balcanica" del problema migratorio unito alla crisi che ormai da settimane vede una situazione drammatica anche sulla Manica al confine tra Francia e Regno Unito spingano i 28 a rivedere la posizione finora assunta per la quale in sede europea il problema dei flussi migratori era ritenuto di esclusiva pertinenza del nostro Paese.

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Le immagini provenienti da Calais, da Ventimiglia e da Roszke rendono quanto mai necessario uno sforzo dei decisori europei finalizzato a generare in tempi non più procrastinabili una risposta comune in grado da un lato di gestire un’emergenza umanitaria ormai fuori controllo nei confini comunitari e di fornire soluzioni condivise e credibili per prevenire in maniera efficace il fenomeno migratorio nei territori dove esso si genera.

Ivan Forte

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