Bari e il suo ponte ideale verso la Cina

Il Bif&st intercetta le sinuose vie della seta

1524541215Il_Bif&st_intercetta_le_sinuose_vie_della_seta_C_NEGRO.jpg

“La Cina è qui”. Se volessimo parafrasare il titolo del noto romanzo dello scrittore Enrico Emanuelli La Cina è vicina, potremmo dire che la distanza, almeno per l’industria cinematografica, è colmata.

Al Colonnato, Palazzo ex Provincia di Bari, per la terza giornata di eventi programmati nell’ambito del Bif&st, si è svolto l’evento China Insight.

Il focus su industria cinematografica cinese e rapporti con l’Italia è stato moderato da Gianpaolo Camaggio.

Durante l’incontro, si è discusso della evoluzione dei contenuti dell’audiovisivo in Cina e del ruolo che l’industria cinematografica può avere per la promozione del territorio.

Apulia for China” è il programma creato dalla Fondazione cinematografica barese, volto alla formazione di maestranze da impegnare nello studio per promuovere l’inclusione sui mercati maggiormente competitivi ed interessanti.

Abbiamo l’onore di ospitare una delegazione del Gruppo Hengdian, che è il gruppo principale della produzione audiovisiva e cinematografica in Cina - ha spiegato Antonio Parente, Direttore Generale di Apulia Film Commission - questo gruppo detiene diverse Corporate ed il loro business spazia dall’audiovisivo al turismo, e questo è il motivo dell’importanza della loro presenza qui oggi. Ci attende una sfida molto importante perché stiamo esplorando un mercato nuovo, ma determinante per gli sviluppi legati alle potenzialità che esprime. Questo Festival ci ha dato la possibilità di conoscere queste nuove realtà assolvendo alla funzione di incoming che è alla base del lavoro della Fondazione. Alla fine del Bif&st vi preannuncio che firmeremo già importanti unità di intenti con la delegazione”.

cms_9031/2.jpg

La natura popolare di questo festival consente di far vivere a tutti dinamiche di un settore nuovo e complesso, come quello dell’audiovisivo cinese, pur non avendone le competenze. E questo elemento, di per sé molto rassicurante, produce una massiva partecipazione di pubblico anche agli eventi che possono sembrare specificatamente per gli addetti ai lavori.

cms_9031/3.jpg

Marco Bettin, Direttore Operativo Fondazione Italia-Cina, ha ricordato le ragioni per cui è nata, 14 anni fa, la Fondazione Italia-Cina. “Il Presidente, Cesare Romiti, intendeva creare un club di imprese italiane che potessero dialogare ad alto livello con controparti cinesi. All’epoca era assente questa forma di dialogo tra Italia e Cina e la Fondazione, quindi, è andata a colmare questo gap. Il nostro rapporto annuale rappresenta la guida per eccellenza per le imprese italiane, e fornisce loro un outlook economico, politico ma anche strategico della Cina durante l’anno e delle opportunità di sviluppo che possono nascere tra i due Paesi. Abbiamo collaborato al progetto “Apulia for China” per cercare di sviluppare le potenzialità che il mercato turistico cinese può rappresentare per una regione così bella ed importante come la Puglia, con particolare ricaduta sul settore cinematografico. I vecchi stereotipi della Cina del basso costo hanno lasciato spazio ad una realtà rivolta alla ricerca della qualità, e per l’Italia, che della qualità ha fatto il suo marchio di fabbrica, si aprono scenari immensi. Il cambiamento epocale che sta attraversando la Cina apre il mercato europeo a delle opportunità finora sconosciute”.

La Cina considera quello dell’audiovisivo un settore ad alto impatto tecnologico che, in questo momento, sta vivendo un’evoluzione molto rapida. La ragione è legata ad un’audience molto più giovane rispetto a quella di altri Paesi. Cogliere le tendenze di questo mercato permette di capire quelle che sono le opportunità.

Billy Lu, Presidente Hengdian By Creations Film Media Ltd, ha spiegato le opportunità favorite dalle tendenze in Cina oggi: “La tecnologia è al servizio dell’audiovisivo per unire il mondo dell’audiovisivo all’e-commerce. Per esempio, lo spettatore cinese può interagire durante il film e acquistare ciò che vede sullo schermo in tempo utile. Un’opportunità incredibile, legata all’alta tecnologia del Paese. Si pensi ai prodotti italiani: un cinese può acquistare attraverso l’e-commerce lo stesso vino che in una data scena sta bevendo il protagonista di un film”.

cms_9031/4.jpg

Luca Scandale, Coordinatore Piano Strategico Puglia365, ha spiegato l’importanza della promozione del territorio Puglia per il turismo.

Il 2016 ed il 2017 sono stati anni record per la regione, che cresce ormai sempre a doppie cifre. Ora è importante soffermarsi sull’accoglienza e sulla costruzione del prodotto. La nostra sfida attuale è la destagionalizzazione dell’offerta per arrivare appunto a Puglia 365 giorni all’anno, e questo è possibile solo rivolgendosi al flusso turistico estero.

Mentre è consolidato il flusso con le nazioni privilegiate dai collegamenti, come Inghilterra, Francia e Germania, seguite in gran velocità di crescita da Spagna e Polonia, i due obiettivi per il futuro sono la Cina e la Russia. Per quanto ci attiene, noi siamo interessati allo sviluppo dell’audiovisivo in relazione alla promozione della regione, se per l’Apulia film commission è interessante la ricaduta come industria del turismo, a noi interessano i contenuti, che sia narrata la Puglia, che sia narrata attraverso i suoi film come è successo con Rudi Valentino, promosso con un co-branding di Puglia promozione che ci ha portati a Shangai”.

Nico Cirasola, presente in sala, è il regista di Rudy Valentino, Divo dei Divi, il film selezionato al Festival internazionale del cinema di Shangai. Il viaggio nella natia Castellaneta, alla ricerca dell’identità perduta, riporta sullo schermo la figura più iconica del fascino maschile. Il film prodotto da Alessandro Contessa, anche lui presente in sala, ha aperto il Festival del Cinema Europeo in programma a Lecce lo scorso aprile.

cms_9031/Intervista_C.jpg

Ad Alessandro Contessa abbiamo chiesto quali sono le caratteristiche del film che il pubblico cinese ha particolarmente apprezzato.

cms_9031/5.jpgIl film racconta ciò che realmente siamo. Io credo che il modo migliore per essere apprezzati nel mondo è essere quello che siamo senza scimmiottare altri. In Cina è stato bello realizzare che il pubblico ha colto perfettamente le intenzioni del regista. Sicuramente avranno molto apprezzato anche gli aspetti paesaggistici ripresi nella pellicola, il nostro cibo, la nostra cultura. Poi un aneddoto: a Shangai esiste un corrispettivo Rodolfo Valentino cinese. Si tratta di un attore coreano che vive a Shangai. E’ talmente bello che i cinesi lo chiamano con il nome del grande divo, elemento che sta ad indicare la grandezza del mito del grande cinema.

Con il regista entriamo nel vivo del film. Qual è per te, Nico, il ricordo dell’esperienza cinese?

La focaccia barese. Nel senso che abbiamo conosciuto sul posto un barese che si è trasferito a Shangai ed ha aperto un ristorante. Per la sua focaccia barese, unita alla birra Peroni che importa dall’Italia, è diventato un campione.

Per quanto riguarda i film, il mio rapporto con la Cina inizia nel ’94, quando i cinesi scelgono un mio film tra i film italiani da portare in Cina. Da do da (da qua a là in dialetto barese, N.d.R.) racconta la storia di un amore surreale tra il Dio dell’Olimpo, Zeus, e la Statua della Libertà. La cosa assurda è che io ero tra gli esclusi a Venezia, ma loro già ci stavano studiando, e scelsero il mio film.

In Cina portai anche il mio primo film, ‘Odore di pioggia’, al Festival del Gallo d’oro, durante la Campagna dei cento fiori (la stagione di liberalizzazione avviata in Cina negli anni Cinquanta da Mao Zedong, N.d.R.). Era l’ultimo anno di quel festival, dal 1995 ebbe inizio il Festival di Shangai che quest’anno compirà 21 anni.

Cosa ti ha insegnato questa esperienza?

Ho compreso l’importanza del cinema come strumento di comunicazione, e me lo hanno insegnato i cinesi. Nel 1989, in Cina, il cineclub ‘Ombre rosse’ proiettava i film di John Wayne. Nonostante le pellicole fossero in bianco e nero, quell’iconica figura, che simboleggiava la libertà di culture lontane, riproduceva un condizionamento sociale negli atteggiamenti e nei costumi. Il blu jeans era l’emblema di modernità e di libertà.

Che idea ti sei fatto in proposito dopo questa conferenza?

Bari è porta d’Oriente e non può che guardare in quella direzione. L’economia cinese ha già conquistato Hollywood, come dimostrano molte produzioni americane realizzate con finanziamenti cinesi.

Nella Master Class di Pippo Baudo si è parlato di Ciao Rudy. A proposito dei commenti musicali del maestro Trovajoli, qual è il tuo ricordo di quel Rodolfo Valentino?

Dalla sua morte è stato un crescendo di tentativi di imitazione del grande amatore, ma tutti falliti. Ricordo, tra gli altri, che provò ad emulare il divo anche il fratello, ricorrendo ad interventi estetici, ma fu tutto inutile. Finché arrivò Tyron Power che, grazie ad un fascino e ad una personalità notevole riuscì, a sostituire Valentino nell’immaginario collettivo. Elvis Presley, James Dean, il personaggio di Gastone: dagli anni Venti in poi, quel tipico vezzo di scolpire i capelli con la gelatina riconduce inesorabilmente al grande Rodolfo Valentino.

Come al solito, anche in questo i cinesi si sono rivelati più abili di noi: con la fama di replicatori che li contraddistingue, loro il sosia di Rodolfo Valentino lo hanno già trovato.

Maria Cristina Negro

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App