Bentornate a casa!

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Molte sono le voci che si levano per affermarlo anche se in forma dubitativa. Una cosa è certa, anzi certissima, che le due cooperanti italiane rapite in Siria e da 6 mesi ostaggio di Al Nusra, un gruppo di ribelli anti-Assad ad Aleppo, sono libere e cosa veramente rassicurante sono in Italia. Eppure, nell’esultanza collettiva per la liberazione delle due ragazze, permane l’arcano relativo all’ipotesi di un pagamento effettuato per il rilascio. Secondo, infatti, un tweet, pubblicato dall’account Twitter @ekhateb88, fonte questa ritenuta vicina agli stessi ribelli siriani di Al Nusra, che avrebbero rapito Greta e Vanessa, l’Italia avrebbe pagato un riscatto di 12 milioni di dollari per il rilascio delle due cooperanti.Ipotesi, questa, tuttavia smentita dalle fonti di sicurezza e dalle istituzioni italiane, ma già ribattuta da molte agenzie di stampa internazionali e in particolare dalla tv satellitare araba "Alaan".

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Della possibilità che il Governo italiano avesse deciso di pagare un riscatto pur di riportare Greta e Vanessa a casa, avevano già parlato nei giorni precedenti alla liberazione alcuni quotidiani nazionali, tra cui “Libero”. Le rassicurazioni sulla sorte di Greta e Vanessa si erano infatti avute il 31 dicembre u.s., grazie a un video diffuso su YouTube, nel quale si mostrava che le ragazze erano in buona salute ma ostaggio di qualcuno. Il video ha rappresentato la prova del fatto che le ragazze fossero vive, ed è stato certamente tra gli elementi fondamentali dell’operazione di rimpatrio delle cooperanti. Ma, già al tempo,erano stati in molti a ipotizzare che si trattasse di una velata richiesta di riscatto, con la quale i rapitori davano il via a un negoziato. Pagati o non pagati i 12 milioni per il rilascio delle cooperanti dall’intimo dei più, che sono la stragrande maggioranza della nostra collettività, sale violenta alla nostra gola l’esultanza;”Bentornate a casa!”.

Francesco Mavelli

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