C’è vita oltre Facebook. Elaborare il lutto è social

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In un recente libro dello scrittore e artista spagnolo Joan Fontcuberta, l’autore si sofferma molto argutamente e attraverso esempi presi dal mondo del web, su come la nostra cultura sia entrata in un’era definita postfotografica, ovvero un’epoca “nella quale abitiamo l’immagine nella stessa misura in cui essa ci abita”. L’onnipresenza iconica e di immagini provenienti da ogni angolo del mondo, grazie alla rivoluzione digitale, rende la nostra realtà, ci avverte l’autore, furiosa se non a tratti pericolosa. Siamo tutti fotografi di un eterno presente modellato secondo i canoni imposti da una modernità accelerata all’interno della quale è la quantità ad assumere le doti di qualità, un torrente iconico imposto da una costante e urgente ossessione presenzialista. Questa saturazione di immagini non si ferma neanche di fronte al tentativo di voler mettere a disposizione del pubblico e della memoria collettiva anche determinate immagini un tempo lasciate cadere nel dimenticatoio o per censura (ragion di stato) o per riservatezza e pudore personale. Si deve allora ricercare nel proposito di tenere insieme anche una certa quantità di immagini legate prima da legami e affetti parentali, la creazione di un social network dedicato alla memoria dei defunti.

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Everdays, questo il nome del cimitero digitale, permetterà agli utenti (per ora solo americani) di creare annunci in memoria dei loro cari venuti a mancare e, come buona regola di ogni social, di condividere notizie, ricordi, ecc., con i loro amici e parenti. Secondo alcune ricerche e statistiche infatti fra qualche decina di anni su Facebook vi saranno più morti che vivi, ragion per cui gli stessi amministratori del social più abitato al mondo, hanno già preso provvedimenti per gestire al meglio gli account delle persone nel frattempo decedute. Legacy Account su Facebook, infatti, permette sin da ora di decidere chi potrà assumere il controllo del tuo account quando non ci sarai più, una specie di autodichiarazione in cui si permette la donazione del proprio profilo a qualcun altro, come oggi è permesso fare con le nuove carte d’identità elettroniche. Bisogna però prima comunicare il decesso a Facebook (certificato in carta libera o bollata?) e poi il nuovo gestore, o erede virtuale, potrà pubblicare nuovi post a nome del defunto. Tornando a Everdays, esso si comporterà come un’impresa di onoranze funebri e permetterà alle persone di creare uno spazio (manifesto mortuario) in cui dare il triste annuncio e ricevere messaggi di cordoglio. Non solo.

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Il sistema creato da Everdays permetterà agli utenti di esprimere le parole giuste di conforto verso la famiglia colpita dal lutto e offrirà nel contempo supporto morale ai congiunti attraverso un database con suggerimenti e consigli adatti per l’occasione, così da non fare brutte figure. L’elaborazione del lutto, il tabu della morte, le convenzioni sociali e il cordoglio.

Nell’età della postfotografia e del profluvio incessante delle immagini anche la sopravvivenza post mortem è più che una possibilità. Al posto delle lapidi dei nostri monumentali cimiteri, la tecnologia delle reti e dell’impero della condivisione forzata mette a disposizione altrettanti monoliti-megaserver attraverso i quali rendere omaggio al disvelamento di ciò che forse sarebbe meglio lasciare immagazzinato nella memoria di ciascuno di noi.

Andrea Alessandrino

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