CAOS VACCNI IN PARAGUAY

Solo 23 mila dosi disponibili; la gente scende in piazza

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Da molto tempo la situazione in sud America è così complicata che neanche la chiesa è riuscita a mettere fine ai conflitti interni di natura socio-politica Ad oggi, visto il drammatico momento a causa del covid, il tema dei disordini civili e dell’instabilità, figli di una endemica povertà, si è spostato sulla questione dei vaccini. La tematica dei vaccini fa molto discutere, soprattutto riguardo all’obiettivo delle case farmaceutiche di pensare più al guadagno che alla salute. In tutto questo, la chiesa continua ad agire con le sue solite maniere diplomatiche, ma in questo modo la pace sembra veramente un miraggio. In Paraguay, la gente scende in strada a protestare; ma come sempre qualcuno ne approfitta facendo generare il tutto in violenza. Sotto accusa il capo dello stato Benitez che, a detta di molti, non è riuscito a programmare la campagna vaccinale.

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Purtroppo, il covid ci ha resi tutti più poveri non solo da un punto di vista economico, ma in primis a livello umano. Gli appelli di Francesco cadono nel vuoto assoluto, segno di una popolazione stanca da questa oppressione. Questo stato di assuefazione crea violenza come in Paraguay, ma è solo l’inizio. Francesco afferma a gran voce: “Ricordiamoci che la violenza è sempre autodistruttiva, attraverso di essa non si guadagna nulla, ma si perde molto e a volte tutto”. Belle parole, ma che non riescono a placare gli animi vista la disparità nei confronti del Paraguay. Basti pensare, che attualmente lo Stato sudamericano dispone solo di 23mila dosi, tra l’altro donate dal Cile. Come si può tollerare tutto questo? La salute non è un bene accessibile a tutti?

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Questa storia, è la dimostrazione concreta della potenza delle lobby farmaceutiche, alle quali interessa il guadagno e non il bene della persona. Infatti, nel caos più totale che alberga in ognuno di noi, nessuno riesce a riflettere sulle disparità tra gli stati. Siamo arrivati al limite della sopportazione e la chiesa deve alzare i toni. Non bastano più gli appelli e le sollecitazioni, occorre alzare i toni per il bene di tutti. Il Vangelo ci ha insegnato il criterio dell’uguaglianza e della lotta (pacifica) per i fratelli meno fortunati. Ci siamo assuefatti, stiamo zitti come se nulla ci toccasse. Il covid ci ha tolto non solo la socialità, ma anche la voglia di riflettere. Tra una notizia e l’altra, pensiamo ai nostri fratelli in Paraguay, che lottano per un loro diritto e non per un capriccio.

Giuseppe Capano

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