CARCERE E TEATRO: “IN SCENA” I DETENUTI DELLE SCUOLE CARCERARIE DI BARI

Intervista al Responsabile dell’Area Giuridico-Pedagogica Tommaso Minervini

carcere-di-bari.jpg

Il “trattamento”, nei suoi molteplici aspetti, costituisce il sistema attraverso cui si realizzano, in carcere, percorsi per il recupero e la riabilitazione di ciascun detenuto. Senza di esso la pena perderebbe di significato e si ridurrebbe a semplice reclusione e restrizione di libertà. L’attività culturale realizzata all’interno degli istituti penitenziari svolge un importante ruolo di miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti e di importante ponte tra la realtà carceraria e l’esterno, realizzando una moderna forma di comunicazione. Ravvisata pertanto la necessità di superare l’idea del carcere come luogo di pena per approdare ad una pratica dell’istituto rieducativo, la scuola e il teatro diventano un elemento fondamentale per una reale crescita del percorso di risocializzazione delle persone detenute: questo è il punto di partenza che ha indotto la scuola primaria 26 CD Monte S. Michele e la scuola secondaria di primo grado di 1 C.P.I.A.- Bari, insieme al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, a promuovere l’iniziativa teatrale che è stata messa in scena nella Casa Circondariale di Bari, lo scorso 8 giugno.

cms_2336/teatro-carcere.jpg

L’esperienza del teatro è di per sé, un’esperienza forte, vibrante e, fatta all’interno di un istituto carcerario, permette di vivere un vero e proprio laboratorio su se stessi. Il teatro consente un percorso di vita forte, un percorso totale. Per questo motivo è soprattutto una disciplina che esula dagli stessi contenuti del carcere, dalla vita reale. È una disciplina che ha alla base un grande rispetto per la propria persona, una voglia di autodeterminarsi e, quindi, mette in moto uno spirito di rivalsa, perché lo spazio creativo è l’unico predisposto per questo percorso. Il teatro è insomma molto di più sia di un momento ricreativo sia di un momento scolastico, perché con esso si imparano tecniche, si sperimentano toni e linguaggi, ci si mette alla prova.

cms_2336/area_carceri.jpg

Con “Ricominci-Amo”, spettacolo co-diretto da Ida Caracciolo e Gianni Vezzoso che ha coinvolto le persone detenute, le docenti e gli attori esterni Gianni Vezzoso e Stefano Camposeo, sono andate in scena due opere che hanno lasciato un segno indelebile nella nostra gioventù: “L’amante”di Harold Pinter e “I Promessi Sposi”di Alessandro Manzoni. Ma la narrazione tradizionale cede il posto a giocose parodie e ribaltamenti comici e grotteschi, ottenendo effetti comici che hanno divertito tutti. Lo spettacolo non si limita solo a "rifare il verso" ai grandi classici, ma fa molto di più: li trasforma nei più vari e disparati generi, dalla favola alla soap opera, dalle televendite ai monologhi teatrali, dal musical al varietà. Di più, “Ricominci-Amo” è come un “cubo di Rubik”, dove figure simmetriche, perfettamente incastonate le une dentro le altre, si fanno ripercorrere continuamente dagli occhi dell’ osservatore, incapace di percepire il confine tra realtà e sogno, tra realtà e finzione. Il risultato? Sentimenti, emozioni e tante risate che vedono uniti, persone detenute, docenti, operatori e spettatori. Tutti insieme.

cms_2336/Immagine_(2).jpg

Di seguito, nell’intervista fatta al Responsabile dell’Area Giuridico-Pedagogica della Casa Circondariale di Bari, Tommaso Minervini, parleremo dell’importanza delle attività culturali nel recupero e nel reinserimento delle persone detenute.

Tommso Minervini è il Responsabile dell’Area Giuridico-Pedagogica della Casa Circondariale di Bari. Qual è la sua missione istituzionale e in che modo l’ha interpretata?

cms_2336/minervini.jpgLa mia missione è quella di riuscire a trasformare i detenuti in singoli individui e calibrare, con l’aiuto dei tanti operatori che lavorano all’interno dell’Istituto, le opportunità che permettono alle persone detenute di capire il proprio passato e riuscire così a costruirsi nuove speranze.

Quanto sono importanti i percorsi riabilitativi per abbattere la recidiva e favorire il reinserimento delle persone detenute?

cms_2336/minervini.jpgI percorsi riabilitativi, scuole e lavoro in primis, sono i fondamenti del trattamento penitenziario, con i quali offriamo opportunità ai detenuti e, allo stesso tempo, ne osserviamo i comportamenti. A rotazione, molti detenuti sono impegnati in lavori di manutenzione, come la cucina, le pulizie e abbiamo anche elettricisti e idraulici. Il lavoro e la scuola sono fondamentali per abbattere la recidiva e favorire il reinserimento, anche se in un momento di difficoltà economiche le opportunità diminuiscono. In carcere tutti gli attori istituzionali dovrebbero operare per favorire questo aspetto, anche per quel che riguarda il lavoro in esterno, dagli enti territoriali alle amministrazioni penitenziarie.

Riguardo ai bisogni educativi, quali scuole ci sono e quanto vi aiuta il Ministero dell’Istruzione?

cms_2336/minervini.jpgPer quanto riguardo l’aspetto legato all’istruzione, nel carcere di Bari ci sono percorsi scolastici interni: sono presenti corsi di scuola primaria, essenziali soprattutto per l’alfabetizzazione e quindi l’apprendimento della lingua italiana per i detenuti stranieri e corsi di scuola secondaria di primo e secondo grado. Ogni anno tantissimi sono i detenuti che prendono la licenza media. L’istruzione in carcere rientra nel programma di interventi che l’istituto e gli operatori devono attuare, ispirandosi al criterio di individualizzazione. Il fine ultimo dell’educazione è quello di promuovere un processo di modificazione delle condizioni e degli atteggiamenti personali, nonché delle relazioni familiari e sociali che sono di ostacolo a una costruttiva partecipazione sociale. Il progetto educativo e formativo s’inserisce a pieno titolo nell’ampio quadro dell’espiazione della pena, influendo in maniera decisiva sull’eventuale adozione di misure come permessi premio o riduzioni di pena.

Il rapporto che il docente ha con lo studente è fondamentale per il buon esito dell’educazione e dell’insegnamento. Parlando di detenuti questo rapporto è di difficile instaurazione. Le chiedo quindi quali sono i metodi base per poter guadagnare la fiducia e l’interessamento delle persone detenute che frequentano la scuola?

cms_2336/minervini.jpgSicuramente il fattore principale che deve appartenere a chiunque operi all’interno di un istituto penitenziario è la capacità di accoglienza e di accettazione della diversità. Questo vale ancor di più quando ci riferiamo ai docenti di una scuola carceraria, i quali, oltre alle competenze didattiche, è necessario che abbiano competenze relazionali. Perché riuscire a stabilire la giusta sintonia emotiva con le persone detenute che decidono di seguire i nostri corsi, diventa lo strumento per garantire lo stesso successo scolastico.

Oltre alle scuole, quali altri percorsi riabilitativi sono previsti dal carcere di Bari?

cms_2336/minervini.jpgOltre a scuole e lavoro, di cui abbiamo già parlato, il nostro carcere organizza molte attività culturali, come presentazioni di libri con la presenza stessa degli autori e attività sportive, le quali ultime sono molto gradite e, quindi fortemente frequentate, dai detenuti. Non ultime sono le tante attività di sostegno psicologico a cui sono preposti molti nostri operatori. La detenzione, infatti, influenza i livelli di autostima e la consapevolezza delle capacità delle persone detenute. Per questo motivo un buon supporto psicologico risulta fondamentale ed è per lo stesso motivo che la mancanza di un supporto esterno induce, nella maggior parte dei casi, l’ex detenuto a delinquere nuovamente, una volta in libertà.

A seguito della sentenza Torreggiani, quali sono state le misure poste in essere in questo carcere?

cms_2336/minervini.jpgInnanzitutto, a seguito delle Novelle Legislative adottate nel nostro istituto si è potuta documentare una vistosa riduzione della popolazione detenuta. Inoltre, abbiamo potenziato le attività per consentire una maggiore permanenza dei detenuti fuori dalle celle. A cambiare è stata l’organizzazione interna: i detenuti non sono più chiusi in cella per l’intera giornata e liberi solamente nell’ora d’aria. Le celle restano invece aperte, per circa 8 ore, con la possibilità per i detenuti, di muoversi negli spazi comuni.

Quali sono i progetti futuri della Casa Circondariale di Bari?

cms_2336/minervini.jpgMolti progetti sono programmati per prevedere azioni specifiche in grado di intercettare e trattare con tempestività stati di disagio psicologico e di disturbo psichico o altri tipi di fragilità, attivando un coordinamento funzionale delle diverse figure professionali presenti, con l’obiettivo di mettere in atto misure di contenimento del rischio suicidario e dei comportamenti autolesivi e dei suicidi da parte delle persone detenute ed internate. Inoltre, metteremo in cantiere percorsi di giustizia riparativa, oltre a progetti a forte impatto sociale che ben rispondono alla missione dell’attuale sistema carcerario che è quella di creare un legame sempre più saldo tra carcere e territorio.

Mary Divella

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos