CASO “ZAKI”: LA SCENEGGIATA CONTINUA

L’Egitto, al-Sisi e una giustizia liberticida sotto gli occhi distratti degli alleati occidentali

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La vicenda giudiziaria di Patrick Zaki, continua ad avere quel sapore di farsa tipico di una dittatura o di una Repubblica delle banane. È trascorso quasi un anno da quando il ricercatore egiziano, studente all’Università di Bologna, è detenuto nel carcere di Tora alla periferia di Città del Cairo, con le pesanti accuse di terrorismo e istigazione alla violenza. Risale al 7 febbraio scorso, infatti, il giorno in cui lo studente, rientrando in Egitto da Bologna per un periodo di vacanza con i propri familiari, viene tratto in arresto dalle autorità egiziane e condotto in un istituto penitenziario famoso per le torture inflitte ai detenuti. Da quel momento in poi, Patrick continua a vedere la propria vita scorrergli davanti senza essere (ancora) sottoposto a un giusto processo o a una definizione di sentenza. Ma sappiamo benissimo che il passaggio da Mubarak (quarto presidente della repubblica) ad al-Sisi, attraverso l’onda della Primavera Araba e la rivolta di piazza Tahrir, non ha dato alla repubblica mediorientale quella sterzata verso un percorso democratico delle Istituzioni voluto dalla maggior parte dei Paesi occidentali.

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In effetti, di Stato di diritto e democrazia ce n’è ben poco in Egitto, considerato che la politica interna dell’ex generale Abdel Fattah al-Sisi, continua a essere attuata in un clima da stato di emergenza: situazione che gli permette di governare con leggi speciali e liberticide. A nulla sono valsi fino a oggi, gli appelli giunti dal mondo delle associazioni internazionali per i diritti umani, della cultura e dello spettacolo. Proprio nelle ultime ore, l’attrice statunitense Scarlett Johansson ha pubblicato un video su Youtube in cui chiede la "scarcerazione immediata" di quattro appartenenti all’ong egiziana per la difesa dei diritti civili "Eipr" tra cui Patrick Zaky.

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E a proposito dell’Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), durante l’ennesima udienza per il rinnovo della carcerazione (o eventuale scarcerazione) di Zaki, è stato confermato il congelamento dei beni dei tre attivisti della Ong egiziani liberati giovedì scorso. Una fonte dell’Eipr ha detto che il giudice ha deciso “senza ascoltare neanche una parola della difesa”. Oggi si conoscerà il pronunciamento dei giudici, lo ha riferito all’ANSA Hoda Nasrallah, legale dello studente dell’Università di Bologna. In aula, oltre agli attivisti per i diritti umani, erano presenti il procuratore UE e rappresentanti delle ambasciate italiana, tedesca, olandese e canadese. Insomma una sceneggiata giudiziaria che non può non portarci alla mente il caso “Regeni”. Quella del ricercatore italiano, è una vicenda che ha portato alla luce in maniera evidente il modus operandi delle autorità egiziane, contrapponendo all’incapacità (e forse, anche alla mancanza di volontà) italiana nel gestire la questione dal punto di vista politico internazionale, la supponenza di un Governo autoritario che nella propria visione non intende avere un futuro caratterizzato da quei principi democratici basilari come uguaglianza, giustizia e libertà, soprattutto, di pensiero.

Umberto De Giosa

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