CASO ‘ZAKI’: UNA PRIGIONIA ‘SINE DIE’

Un altro compleanno trascorso in carcere e altri 45 giorni di custodia fino alla prossima udienza

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La parola ‘fine’ sembra non trovare spazio nella drammatica vicenda vissuta da oltre un anno dal giovane studente egiziano dell’Università di Bologna. Risale al 7 febbraio 2020 il giorno dell’arresto di Patrick Zaki, con l’accusa di attività sovversive al governo al-Sisi e minaccia alla sicurezza nazionale, dopo esser sbarcato all’aeroporto del Cairo. Rimasto meno di due mesi nel carcere di Mansoura (sua città natale), a fine marzo è stato trasferito nel penitenziario per criminali e prigionieri politici della capitale egiziana. Da quel momento il mondo intero continua a seguire le vicissitudini giudiziarie di Patrick, un ragazzo con l’unica colpa di battersi per una società fatta di diritti civili e umani; ma l’attuale Egitto, è lontano anni luce dall’essere uno Stato in cui la libertà di pensiero viene garantita ai propri cittadini. Ciò che sta vivendo il trentenne egiziano, è un vero accanimento giudiziario: tutte le udienze fino a oggi, sono state rinviate prima a 15 e poi 45 giorni. L’ultima decretata dal Tribunale egiziano, è quella del 2 giugno scorso.

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Un vero stillicidio che piano piano porta allo sfinimento psico-fisico; per non dimenticare, stando alle denunce di Amensty International, alle torture subite nella prima fase della detenzione. Sul caso ‘Zaki’, dopo la tragica vicenda ‘Giulio Regeni’ (ancora senza il riconoscimento dei colpevoli da parte delle autorità del Cairo), le autorità egiziane hanno dato l’impressione, sin dall’inizio della sua detenzione, di non voler ascoltare gli appelli che la società civile, soprattutto italiana, e in parte le Istituzioni, continuano a lanciare per richiedere la liberazione da una prigionia divenuta ‘sine die’. Ieri Patrick, cittadino onorario di Bologna, ha compiuto gli anni per la seconda volta in prigionia. Per l’occasione l’UNIBO, ha inaugurato a porta Saragozza la mostra ’Patrick patrimonio dell’umanità’. Una sfilata lunga 1.500 metri, fino all’arco del Meloncello, dove verranno affissi 50 striscioni, realizzati dal fumettista e attivista Gianluca Costantini, dedicati alle storie di prigionieri di coscienza privati della libertà in 13 paesi diversi.

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Il 30 giugno, invece, verrà pubblicato il libro ’A carte scoperte’: dedicato a Zaki e realizzato dagli studenti del master in Editoria cartacea e digitale dell’Unibo. Un viaggio letterario che per l’Università bolognese vuole "contribuire a mantenere alta l’attenzione su caso dello studente egiziano, ribadendo la forza della libertà di opinione". È giusto che l’opinione pubblica (di un Paese democratico) faccia sentire sempre la propria voce quando ci sono situazioni in cui vengono lesi i diritti fondamentali dell’umanità, ma è bene che le la diplomazia internazionale, l’unione europea e le Istituzioni italiane, in questo caso, facciano valere il proprio peso specifico nei rapporti con uno Stato che di ‘diritto’ ha soltanto gran parte della strada che collega Città del Cairo alla Valle dei Re.

Umberto De Giosa

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