CASO MARO’, E’ SCADUTO IL PERMESSO PER CURARSI IN ITALIA DI MASSIMILIANO LATORRE

La Corte Suprema indiana ha deciso che il fuciliere resterà in Italia fino al 30 aprile

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Questi sono giorni decisivi per i due marò arrestati in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori del Kerala il 16 febbraio 2012. Massimiliano Latorre resterà in Italia fino al 30 aprile. Lo ha deciso la Corte Suprema indiana riunitasi per discutere della permanenza del fuciliere italiano nel Paese. Il fuciliere, accusato con Salvatore Girone della morte di due pescatori, sarebbe dovuto rientrare a Nuova Delhi oggi, ma i suoi legali hanno chiesto alla Corte un’estensione del periodo di permanenza in Italia per via delle sue condizioni di salute.

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L’Italia, sulla base della sentenza del Tribunale del mare di Amburgo dell’agosto scorso, “ritiene che sia preclusa ogni decisione da parte della Corte Suprema indiana” su Massimiliano Latorre e che “pertanto egli possa restare in Italia per tutta la durata del procedimento arbitrale internazionale avviato dal governo il 26 giugno 2015”. Così una nota della Farnesina, in cui si dice anche che “il governo ha preso atto” della decisione della Corte Suprema indiana di aggiornarsi sul caso del marò il 13 aprile prossimo.

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Sorte diversa invece per Salvatore Girone, il quale è ancora bloccato in India, confinato dalle autorità indiane nell’ambasciata italiana. Per lui, il governo italiano ha già avanzato nelle scorse settimane la richiesta di “misure urgenti” al Tribunale arbitrale - costituito nel novembre scorso, di cui fanno parte cinque giudici, ospitato dalla Corte permanente di Arbitrato (Cpa) - per farlo rientrare in Italia per tutta la durata della procedura che dovrà decidere sulla giurisdizione dell’intera vicenda. La richiesta per Girone era stata avanzata davanti al tribunale del mare di Amburgo, che l’aveva però respinta.

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Intanto, il premier del Kerala, Oommen Chandy, a poche ore dal verdetto della Corte Suprema, ha affermato che "i marine italiani hanno commesso un crimine sul territorio indiano e sono tenuti a rispondere alla legge indiana." Inoltre, parlando ai giornalisti alla vigilia dell’udienza in cui la Corte Suprema indiana si è riunita per fare il punto sulla vicenda che vede contrapposte Roma e Dehli, Chandy ha aggiunto "Oggi stesso chiederò al premier di intervenire ed intraprendere passi decisi per riportare indietro i colpevoli".

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L’incidente, che ha coinvolto la petroliera italiana Enrica Lexie su cui viaggiava un team di sei fucilieri di Marina, è avvenuto il 16 febbraio 2012, a 20,5 miglia nautiche al largo delle coste del Kerala. In un primo tempo il processo nei confronti di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone era stato affidato alle autorità keralesi. Successivamente però la Corte Suprema ha stabilito che il Kerala non aveva i poteri per farlo ed ha trasferito il procedimento a New Delhi.

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Una storia complessa, insomma, che si intreccia con questioni di diplomazia, diritto, economia, così diverse e problematiche da lasciare in piedi, a distanza di ben quattro anni, ancora molti dubbinella definitiva risoluzione di un caso che tanto ha turbato gli scenari interni di politica estera, ma che ha fatto emergere anche una netta incapacità della comunità internazionale, le cui regole sono risultate assolutamente insufficienti.

Mary Divella

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