CASO ZAKI, DI MAIO: “È PRIORITÀ”

Il Ministro degli Esteri: “Ne abbiamo chiesto il rilascio per motivi umanitari e di salute”

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Dopo l’ennesimo rinnovo da parte delle autorità egiziane della carcerazione preventiva di Patrick George Zakiper altri 45 giorni, che si aggiungono ai 5 mesi precedenti durante i quali questo espediente è stato utilizzato contro lo studente attivista per continuare a privarlo della libertà il più a lungo possibile, si è finalmente espressa con chiarezza la Farnesina. “Continueremo ad attribuire forte priorità al caso, soprattutto con riferimento alle sue condizioni detentive e all’esigenza di assicurare un iter processuale rapido, in vista di un auspicabile rilascio”, ha affermato il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio nel corso del Question Time alla Camera. "La nostra ambasciata ha reiteratamente sostenuto con le autorità egiziane la richiesta di scarcerazione per motivi di salute, nei giorni antecedenti e successivi all’udienza che ne ha disposto il rinnovo della detenzione", ha poi continuato l’ex-capo dei 5 Stelle.

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Non di certo la più forte delle prese di posizione, di fronte alla dittatura egiziana che continua a non rispettare non soltanto il diritto internazionale, ma anche i semplici rapporti di amicizia tra Paesi, ma se non altro un chiarimento da parte del titolare della Farnesina, che ha quindi confermato l’interesse italiano nella vicenda. Una difficoltà oggettiva per lo Stato italiano nella gestione della vicenda è che Zaki effettivamente è cittadino egiziano, il che non permette all’Italia di agire in autotutela. Ciò ha portato diverse associazioni a richiedere che venga concessa la cittadinanza italiana allo studente, richiesta rimasta però lettera morta.

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Patrick Zaki è per l’Italia, tristemente, l’“erede” di Giulio Regeni. Anche Regeni scriveva contro gli orrori perpetrati costantemente dal governo egiziano, ed è morto per questo. Lo Stato egiziano, in quel caso, fu omertoso se non direttamente implicato, e continua ad ostruire le indagini e il funzionamento della giustizia senza che, purtroppo, lo Stato italiano faccia niente a tal proposito. Patrick, per fortuna, è vivo, anche se non si sa bene in quali condizioni, ma questa reiterazione delle carcerazioni preventive in un sistema carcerario disastroso quale quello egiziano è inquietante, oltre che assolutamente inaccettabile. A maggior ragione se si pensa che l’unico “crimine” di Patrick sia stato quello di avere un libero pensiero ed esprimerlo.

Giulio Negri

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