CHESTER BENNINGTON: UNA CREPA INSANABILE

Cosa c’è dietro la morte del leader dei Linkin Park? A distanza di tre settimane, sono ancora molti gli interrogativi riguardo alla sua scomparsa

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La vita ci può insegnare tanto, ma non sempre le nostre menti sono in grado di capire cosa c’è, davvero, dietro tutto quello che, dall’alba al crepuscolo, riempie le nostre anime della linfa necessaria a desiderare di esistere. Son sempre stato del parere che vivere non è solo una questione di puro materialismo o di costante ricerca di sentimenti affettivi. Più gli anni passano e più mi convinco che, per dare un senso al nostro vivere, non basta lavorare, guadagnare, possedere, divertirsi e forse anche innamorarsi.

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C’è bisogno di qualcosa che va ben oltre tutta questo conformità che per molti, come spesso accade, si rivela “instabile”. Aveva un lavoro che adorava, denaro, successo, notorietà e amore, ma alla fine, per dire basta a tutta questa effimera esistenza (N.d.R penso di interpretare il suo pensiero, nelle ultime ore di vita), ha ceduto anche lui alle lusinghe della Signora Morte. Chester Bennington aveva 41 anni quando, all’apice del successo con la band dei Linkin Park, decide di togliersi la vita per impiccagione. Soffriva di depressione, e di sicuro faticava a trovare un equilibrio psicologico dopo un passato di violenze adolescenziali subite dal padre e di eccessi dovuti dall’uso di sostanze stupefacenti e alcol. Questa di Chester, è una morte che colpisce molto il mondo della musica. Soprattutto perché segue a distanza di due mesi quella di un altro dannato del Rock, Chris Cornell.

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Tutti sapevano del profondo legame che univa il leader dei Linkin al cantante dei Soundgarden. Sono molto toccanti le parole che, all’indomani della morte di Cornell, Bennington ha voluto rivolgere all’amico: “Non riesco a immaginare una vita senza di te. Prego che tu possa trovare la pace nella prossima vita”. È probabile che questo episodio sia stato determinante nel stimolarlo a mettere fine alla propria vita. Come probabile è anche il fatto che soffrisse di carenze affettive e non avesse vicino nessuno, in un momento delicato della propria labile esistenza. Sono trascorsi pochi giorni dalla sua scomparsa, arrivata attraverso un gesto vile, ma coraggioso. Proprio così, coraggioso. Perché nella stranezza di questo male, che ti toglie la voglia di vivere, si cela quel minimo impulso che ti fa trovare la forza e il “coraggio” di compiere un atto estremo.

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Con la dipartita di Chester Bennington si è creato un vuoto non solo nell’anima della band dei Linkin Park, ma anche nei cuori milioni di fan e appassionati del nu-metal. E soprattutto mancherà a noi critici musicali che, sin dai tempi Hybrid Theory, lo abbiamo seguito con attenzione apprezzando la sua potente e mutevole voce. Alla fine ci rimane una eredità discografica fatta di 7 album in studio, 2 Live, 3 raccolte, 2 remix e oltre 60 milioni di dischi venduti; senza dimenticare 2 Grammy Awards. Senza di lui non sarà più lo stesso. E una profonda crepa, così come accadde con il Grunge e la morte di Cobain, si è aperta dopo il 20 luglio scorso sulle fondamenta di questo genere musicale.

U. D.G.

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