CINA, SI ACCENDONO LE PROTESTE CONTRO IL REGIME “ZERO COVID”

Fogli bianchi si sollevano dalla folla  

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cms_28465/0.jpgÈ singolare come le proteste, in un paese non democratico, possano conformarsi al regime governativo: è per questo motivo che diverse manifestazioni popolari contro le rigide politiche anti-Covid sono esplose in Cina in maniera del tutto peculiare.

Da alcuni giorni, infatti, in diverse regioni del paese sono state applicate, allo scoppio di nuovi focolai, nuove rigide misure di controllo e di chiusura da parte delle autorità governative, fatto che ha scatenato la protesta di migliaia di persone, riversatesi per strada con slogan e cartelloni del tutto significativi. Il dissenso verso il regime dello “zero Covid” è stato espresso attraverso fogli A4 bianchi, equazioni di Friedmann e canti tratti dal musical “Les Miserables”, unitamente però a cori dell’inno nazionale e circolazione in rete di discorsi del leader Xi Jinping. Spieghiamone le ragioni.

Palesare un foglio bianco significa molto, ma, nello stesso tempo, non significa nulla in quanto su di esso non viene indicata alcuna scritta. Per questo motivo, i manifestanti non possono essere sottoposti al vaglio del regime di Pechino: allo stesso tempo, però, si dimostra un’evidente mancanza di libertà di espressione. Così come chiare allusioni soggiacciono all’esposizione, da parte di alcuni studenti, di equazioni del noto fisico Friedmann, il cui nome riporta alle due parole inglesi “freed” e “man” (“uomo libero”).

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Il sostegno di questi movimenti passa anche dalla rete, all’interno della quale in queste ore circolano frasi proferite da Xi Jinping in occasione dell’anniversario della guerra coreana: “Ora che il popolo cinese è organizzato, non può essere provocato. E se è provocato, non sarà facile tenergli testa”. Frasi estrapolate dal contesto, ovviamente, e per questo sottilmente ironiche.

Dalle masse si solleva questo canto: “Senti le persone cantare, cantare la rabbia degli uomini? È la musica della gente che non vuole più essere schiava, c’è una vita che comincia quando arriva il domani”. Un canto di protesta? No, è solo il testo della canzone “Do you hear the people sing”, tratta dal musical “Les Miserables”. Tuttavia, la melodia in questione è stata alternata all’inno nazionale, un modo per dimostrare che le masse non sono manovrate da agenti esterni e che, al contempo, l’amore per la patria è sempre al centro del sentimento popolare. Sentito o meno che sia. E pensare che, in tema di masse, in questi stessi momenti in Qatar, sugli spalti degli stadi che ospitano le partite dei mondiali di calcio, vi sono assembramenti di migliaia di persone prive di protezioni che in un video divenuto virale, opportunamente censurato dal governo, vengono sbeffeggiate al grido di “indossa la mascherina!

Nonostante questa creatività, si sono registrati però episodi di repressione, come nel caso dell’arresto del giornalista della BBC a Shanghai, reo di aver documentato le proteste. “È stato arrestato e ammanettato”, tuona l’emittente televisiva in un comunicato, che prosegue denunciando come lo stesso sia stato inoltre picchiato e preso a calci dalla polizia. Le autorità cinesi si giustificano, dal canto loro, spiegando che il giornalista non si sia fatto riconoscere.

Non abbiamo ricevuto alcuna spiegazione ufficiale o scuse da parte delle autorità cinesi, al di là dell’affermazione dei funzionari, che lo hanno poi rilasciato, di averlo arrestato per il suo bene, nel caso in cui si fosse contagiato in mezzo alla folla” ha concluso la BBC.

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Le proteste, così vigorose, sembra stiano comunque dando qualche frutto, dal momento che sia a Pechino che a Guangzhou si studia un sistema per allentare le restrizioni. Sino a questo momento, infatti, bastava la registrazione di alcuni casi per mettere in quarantena una vasta area residenziale. Le autorità sanitarie, invece, hanno chiarito che sarà necessario circoscrivere le aree interessate in maniera più precisa, indicando non genericamente i condomini interessati dai contagi, ma la singola palazzina in cui si sono sviluppati i casi. Qualora poi non si riesca a determinare con esattezza da chi sia partito il contagio, sarà possibile espandere l’area di quarantena, ma sempre e soltanto dopo una “valutazione rigorosa”. Nella città di Guangzhou, invece, si pensa di ridurre direttamente lo screening della popolazione, limitando drasticamente la somministrazione dei tamponi.

Enrico Picciolo

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