CLAUDIO PALMULLI, DISABILE, A VIRGINIA RAGGI: “IL MONTACARICHI ALLA STAZIONE FLAMINIO NON E’ OPERA TUA”

Claudio Palmulli racconta cosa è successo nella nostra intervista

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Spesso non ci rendiamo conto che le azioni che alcuni svolgono quotidianamente possono risultare ostacoli insormontabili per altri. Durante una semplice passeggiata, magari per il centro di Roma, il gradino di un marciapiede che sembra insignificante per chi può usare le proprie gambe, diventa un muro se si prova ad affrontarlo con una sedia a rotelle.

Claudio Palmulli, 30 anni, disabile, vive a Roma. I suoi sogni sono come quelli di tutti i giovani della sua età, solo molto più difficili da realizzare, perché Claudio è affetto da una malformazione che non gli permette di stare in piedi da solo. Ma Claudio non si arrende. Lavora in un call center, ha una vita piena di interessi e, soprattutto, è un giovane testardo ed ostinato. Rispetto ai cosiddetti "normali", possiede una forza d’animo e una voglia di superare i propri limiti che sorprende e fa sentire piccoli. Una potente energia che gli permette di realizzare “cose” importanti.

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Impegnato in molte battaglie sociali - prima fra tutte quella di sensibilizzare le Istituzioni riguardo la necessità di far installare un montacarichi al Flaminio di Roma - Claudio Palmulli è interprete di diverse imprese, tra le quali le “maratone” che lo vedono, insieme al suo amico Simone Carabella, percorrere quasi 1000 km di strada nel nostro Paese. In questi giorni, Claudio è al centro di un’accesa polemica con la sindaca di Roma, Virginia Raggi, per l’inaugurazione del montacarichi che renderà accessibile ai disabili la fermata "Flaminio" della metro A. Quel montacarichi per cui Claudio si è battuto tanto e che la giunta guidata da Ignazio Marino gli ha “concesso”, avviando e ultimando il progetto (mancante, però, del collaudo finale). Ora il montacarichi al Flaminio, a collaudo effettuato, è finalmente una realtà per i disabili e ad inaugurarlo ufficialmente è la giunta capitolina a guida Raggi. Sulla propria pagina Facebook, il 13 settembre, Virginia Raggi scrive trionfante: “Da oggi sono in funzione, presso la stazione metro A Flaminio, due nuovi impianti servoscala che potranno essere utilizzati per l’accesso alla fermata dalle persone disabili e in difficoltà. È un piccolo passo ma testimonia il nostro impegno sul tema dell’accessibilità”. “Nulla di strano”, qualcuno potrebbe osservare. Già, se non fosse chela sindaca Raggi, in un momento solipsistico di gloria, ha dimenticato l’impegno, la perseveranza e le battaglie di Claudio e Simone.Semplice dimenticanza o inopportuno atto trionfalistico? Claudio Palmulli, nell’intervista che segue, ci racconta esattamente quello che è accaduto.

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Claudio, 30 anni, di Roma,disabile. Raccontaci di te

Vivo la mia vita sulla sedia a rotelle da quando sono nato, in realtà non ne ho mai fatto un problema personale, ho sempre pensato che non ci sono diversità e che spesso le barriere sono mentali prima di essere fisiche. Come tanti ho diverse passioni, lavoro e da qualche anno ho intrapreso la battaglia sociale contro le barriere architettoniche nella città dove vivo, Roma.

Molte sono le battaglie civili che ti hanno visto impegnato in tutti questi anni, soprattutto quelle per abbattere gli ostacoli che impediscono ai disabili una vita “normale” e dignitosa. Vuoi parlarcene?

Nasce tutto da un pomeriggio in cui decisi di fare un giro in centro e rimasi bloccato sotto la metro per ore perchè non c’erano né ascensori né montacarichi. Da li la rabbia perchè ho capito che la realtà dei fatti è che è lo Stato a creare cittadini di serie A e cittadini di serie B. Così, insieme al mio amico fraterno Simone Carabella, abbiamo deciso di scendere in campo e “metterci la faccia” facendo delle maratone per strada legando ad ognuna di esse un messaggio.

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In questi giorni sei protagonista di un’accesa polemica con la sindaca di Roma, Virginia Raggi, a cui hai inviato una lettera. Perché? Cosa è successo esattamente?

In una delle nostre maratone, ancora sotto l’amministrazione Marino, ci fu promesso dall’assessore Improta che il montacarichi della stazione Flaminio sarebbe stato operativo a breve, in realtà, sono passati quasi due anni e dopo diversi sopralluoghi e promesse anche della Raggi ho appreso la scorsa settimana che il montacarichi è stato montato e reso funzionante e che, da quello che è passato come messaggio, il merito sia tutto del movimento 5 stelle. Per carità, qualsiasi cosa si faccia per dare una mano ai disabili, ben venga. Ma dopo tanta fatica sarebbe stato corretto e giusto menzionare chi ha da sempre portato il problema alla luce e che ha fatto chilometri per dimostrare e per far capire alle persone normali che un semplice montacarichi può fare la differenza per chi sta in carrozzina.

Della tua lettera colpisce un passaggio: “Virginia Raggi, il montascale al Flaminio non è opera tua, ma è una iniziativa di un anno fa, dell’assessore Guido Improta della giunta Marino che, sorpreso del nostro impegno, ci promise una targa – a cui abbiamo rinunciato - da mettere sotto la stazione, intitolando a me e a Simone il montacarichi. Tu, Virginia, ti sei invece presa il merito di questa iniziativa non tua e nemmeno ci hai invitato o citato per il collaudo”. Virginia Raggi ha mai risposto alla tua lettera? Cosa ti aspetti che la sindaca faccia?

Non è un segreto per nessuno che io sia un militante di CasaPound e se questo è il motivo perché non c’è stata menzione del fatto che la questione "montacarichi-Flaminio" sia iniziativa mia e di Simone, allora siamo alle solite lotte politiche note a tutti. Ribadisco che la lotta alle barriere architettoniche è slegata da qualsiasi fronte politico. Io milito in CasaPound, ma Simone è un libero cittadino e non per questo la nostra amicizia e la lotta alle barriere è cambiata. Rendere una stazione del centro accessibile ai disabili significa dare un’opportunità a chi è purtroppo diverso, a chi ha delle difficoltà e anche ad alleggerire il carico familiare. Vi siete mai chiesti, per caso, cosa significhi per la famiglia di un disabile doverlo accompagnare, andarlo a riprendere perchè non ci sono mezzi pubblici adeguati? Con il caldo, la pioggia, il freddo? Potersi muovere con le proprie forze è un diritto che lo stato deve dare, non è un dovere. Io pago le tasse, sono un cittadino modello e vengo ripagato con servizi inesistenti. E dopo tanto lavoro per far si che una goccia nell’oceano - perchè di questo parliamo - venga resa visibile, scopro che il merito è degli altri. Questo, da disabile e da cittadino di Roma, non lo posso accettare.

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Se la sindaca non dovesse mai rispondere alla tua lettera, cosa intendi fare? Ma, soprattutto, continuerai con le tue importanti battaglie sociali?

Parliamoci chiaro: è da quando abbiamo iniziato questa battaglia che spesso veniamo snobbati dalle amministrazioni. Nel caso di Virginia Raggi, forse, ci sono rimasto male un po’ di più perché c’è tanta aspettativa su un cambiamento tanto promesso dai cinquestelle. Vorrei sottolineare che non voglio fare il processo alla Raggi, per quello ci saranno i romani che lo faranno durante il suo mandato. La mia è una puntualizzazione su una questione nella quale credo, i processi magari facciamoli a decenni di malapolitica che ha portato la capitale allo stato attuale. Noi continueremo con le nostre battaglie, con le nostre maratone, con le maratone in metro e a vigilare la situazione trasporti pubblici. È compito di tutti i cittadini civili denunciare il malfunzionamento perchè un paese civile passa da questo, dal cittadino che pretende. Pertanto, colgo l’occasione di fare anche un piccolo appello: quando ci sono cose che non funzionano non fate "spallucce" ma chiamate, denunciate e portate alla luce il problema. Scriverlo su uno status di facebook non serve, paghiamo per dei servizi e quelli dobbiamo avere. Voi paghereste un oggetto in un negozio e poi prima di uscire il negoziante ve lo toglie di mano e vi saluta invitandovi ad uscire senza? Ecco, questo accade quando paghiamo le tasse e non otteniamo i servizi. In merito a cosa farò se la Raggi non rispondesse? Assolutamente niente. Come si suol dire "The show must go on".

Mary Divella

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