CLIMATE

Il social che sfrutta le nostre debolezze contro il cambiamento climatico

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La crisi epidemica è solo l’ultima in ordine di tempo. L’ansia e la paura da Covid-19 ci sta però facendo perdere di vista problemi che abbiamo solo accantonato e che appena sarà possibile ritorneranno prepotentemente alla ribalta a chiederci il conto. Il clima è uno di questi e al problema del nostro fragile ecosistema Sam Naef, ricercatore della Nasa, ha pensato di rivolgere i suoi sforzi e la sua creatività. Da una collaborazione con uno staff di 400 persone, è nata un’app chiamata The Climate App realizzata grazie a una campagna di crowfunding. Lo scopo principale alla base di un’idea così nobile è quella di connettere più persone possibili che possano attivare tutte insieme comportamenti eco friendly. L’app ha una struttura ludica, nel senso che aiutandosi con giochi e prove, sono mostrati agli utenti esempi di buone pratiche per la tutela del clima e la salvaguardia dell’ambiente. Climate non è certamente la prima applicazione dedicata al clima; sul mercato infatti si trovano già numerose app come Eco-buddy e Capture.

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La differenza con le precedenti è data però dall’aspetto social che Climate ha rispetto alle precedenti applicazioni sul mercato, elemento che grazie appunto alle interazioni reciproche, può ispirare buone pratiche e migliorare l’impatto dell’uomo sull’ambiente circostante. Il presupposto social ha una sua spiegazione antroposociologica: tutti siamo portati, per evitare l’isolamento, a cambiare le nostre abitudini nel momento in cui vogliamo appartenere a un determinato gruppo. La pressione ambientale diviene fortissima se rapportata a ciò che accade proprio all’interno delle piattaforme social, luoghi in cui non smettiamo un attimo di guardare le vite degli altri, provare invidia e cercare immediatamente dopo di conformarci o di fare addirittura di più in termini di atteggiamenti e prestazioni. Atteggiamento già conosciuto con il termine di “economia timotica” di platonica memoria, ovvero lo status per cui l’essere umano desidera che gli altri riconoscano la sua presenza e si senta osservato come soggetto importante: vedersi riconoscere e apprezzare è infatti per il filosofo greco un’esigenza fondamentale per l’uomo. Si tratta di un risvolto psicologico molto pericoloso che però potrebbe anche essere usato a fin di bene, come appunto sta cercando di fare Climate, ovvero convergere l’invidia e la paura dell’isolamento dal gruppo in funzione invece di un miglioramento delle proprie e altrui condizioni di vita sulla terra.

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Climate cerca allora, calcolando la nostra impronta ambientale, di incentivare i suoi utenti a non mettere in atto comportamenti sbagliati e di condividere invece le attività positive intraprese verso l’ambiente circostante, suggerendo buone azioni per ridurre per esempio l’emissione di CO² attraverso attività di gaming online con obiettivi e sfide finali da superare. Lo sprone a fare sempre meglio viene dalla stessa comunità e dal suo senso di appartenenza e di relazione, un modo nuovo e migliore per dare senso e un rinforzo positivo ai problemi di sostenibilità ambientale. Se oggi ci sentiamo più vulnerabili non è solo per via di un virus sconosciuto, ma è anche a causa del crollo delle certezze politiche, economiche, sociali e ambientali che pensavamo di aver conquistato una volta per tutte. Un’app non salverà il mondo ma potrebbe renderlo un posto migliore.

Andrea Alessandrino

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