CLUBHOUSE APRE A TUTTI GLI UTENTI

Fine della fase beta e stop agli inviti

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Clubhouse, la nota app di chat vocali, ha recentemente concluso il suo periodo di beta durato un anno e si prepara a rilasciare il social pubblicamente, rimuovendo il sistema delle liste di attesa e degli inviti. Sembrerebbe che la piattaforma voglia affermarsi in modo più deciso nel settore social, nonostante non sia riuscita a affrontare egregiamente il “boom” di popolarità ottenuto durante la beta. Clubhouse aveva inizialmente posto l’accento sulle opportunità di una collezione di radio libere che chiunque avrebbe potuto aprire sulla piattaforma, ponendosi come una potenziale versione 4.0 delle radio degli anni 70 o come una versione “live” dei Podcast. Nonostante le premesse, queste erano funzionalità che per certi versi molti social già avevano o che si sarebbero potute facilmente replicare.

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Come spiega anche la società, il macchinoso sistema ad inviti è stata una scelta dettata dalla necessità di gestire l’espansione della piattaforma in maniera controllata, senza sovraccaricare l’infrastruttura cloud e intervenendo per migliorare gradualmente il social in base ai feedback acquisiti dagli utenti. I fondatori, Paul Davison e Rohan Seth, spiegano inoltre: “La prima metà del 2021 è stata ‘sulle montagne russe’. Ne siamo usciti molto più grandi di quanto non fossimo a gennaio. Il nostro team è passato da 8 a 58 persone. Il numero di stanze giornaliere è passato da 50k a mezzo milione. Abbiamo aggiunto 10 milioni di persone alla community. L’utente medio oggi trascorre più di un’ora al giorno su Clubhouse e un’enorme percentuale di persone non si limita ad ascoltare, ma interagisce. Questa è la nostra parte preferita di tutta la storia”.

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L’apertura al pubblico ha portato anche un rebranding del logo, dell’icona dell’app e del sito web. Restano infine, i medesimi dubbi delle prime esperienze della beta: una piattaforma che fa del “less is more” un mantra, ma ad oggi c’è troppo “less” e poco “more” da sfruttare. Il che, per ora, terrà fuori tutti quei content creators, già troppo impegnati su Youtube, Twitch, o Tik Tok.

Francesco Maria Tiberio

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