COFFEE IS BLACK, NOT BLONDE!

Ancora episodi di presunto razzismo negli Usa: Starbucks nella bufera

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Da Seattle a Milano e alle grandi capitali europee, le caffetterie Starbucks hanno letteralmente stregato i palati di gran parte della popolazione mondiale. Che sia per l’ormai celeberrimo “frappuccino”, o piuttosto per lo stile cool e giovane che li contraddistingue, i 24mila punti vendita diffusi in 72 Paesi raggiungono ogni giorno incassi record, testimoniati dalle lunghe file di clienti in attesa di ordinare. Un successo inoppugnabile, accompagnato fino a pochi giorni fa da una reputazione altrettanto solida e invidiabile. A “macchiarla” irrimediabilmente è bastata una caduta di stile in salsa americana, pronta a scatenare aspre polemiche e a sollevare grandi insurrezioni.

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Stiamo parlando dell’arresto, avvenuto lo scorso 12 aprile, di due afroamericani all’interno della sede Starbucks di Philadelphia; un episodio che, complici le riprese di una testimone, ha portato scompiglio dentro e fuori gli Stati Uniti. Gli agenti, come mostrato chiaramente dalle immagini, hanno chiesto agli uomini di colore - che avevano preso posto senza ordinare - di allontanarsi immediatamente dal locale. Al loro rifiuto è scattato l’arresto, sotto gli occhi attoniti della clientela. In poche ore, il filmato ha fatto il giro del web, diventando virale insieme all’hashtag #BoycottStarbucks. Impietosi i commenti del popolo della rete, che da un capo all’altro del globo ha espresso il proprio disappunto per quanto avvenuto, tacciando di razzismo il colosso americano.

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Starbucks ha recentemente manifestato il proprio pentimento attraverso le dichiarazioni dell’amministratore delegato, Kevin Johnson: “Porgo le nostre scuse più sincere ai due uomini che sono stati arrestati. L’azienda ha avviato una revisione totale delle proprie pratiche perché quanto accaduto non si ripeta. Starbucks si oppone con forza a ogni discriminazione e profilazione razziale”. Il Ceo della fortunata multinazionale, stando alle ultime indiscrezioni, avrebbe inoltre preso le distanze dagli agenti di polizia che hanno portato a termine l’arresto, giudicando il loro operato con parole di sdegno. Sentendosi chiamato in causa, il commissario Richard Ross (di origini afroamericane, proprio come le due “vittime”) ha ribadito con fermezza che, a suo parere, gli agenti non avrebbero “sbagliato assolutamente nulla” poiché, non avendo lasciato il locale su loro richiesta, gli afroamericani si sarebbero resi colpevoli di resistenza a pubblico ufficiale. “I poliziotti hanno solo svolto un servizio che sono stati chiamati a offrire. -ha commentato lapidario Ross - Se un locale pubblico ci chiama dicendo che ci sono clienti sgraditi, noi abbiamo l’obbligo di svolgere il nostro dovere”.

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I dipendenti “colpevoli” di aver chiamato la polizia, dal canto loro, si sarebbero giustificati sostenendo che gli afroamericani erano entrati nel locale solo per far uso dei servizi igienici, del tutto disinteressati alle prelibate bevande targate Starbucks. In realtà, pare che i due stessero temporeggiando perché in attesa di un terzo uomo, un collega con cui avrebbero poi intrattenuto unincontro d’affari. Un’ipotesi tutt’altro che inverosimile, considerando l’abitudine tutta americana di convocare riunioni di lavoro in caffetterie, bar e ristoranti. A confermarlo anche il tweet di Melissa DePino, autrice del video diffuso in rete: “La polizia è stata chiamata perché questi uomini non avevano ordinato nulla, stavano aspettando un amico, che è arrivato mentre i due erano ammanettati...ci chiediamo perché a noi bianchi tutto ciò non sia mai accaduto, pur manifestando lo stesso comportamento”.

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Com’è andato a finire l’arresto degli afroamericani? Essendosi probabilmente resi conto della “svista” (nonché delle pesanti conseguenze che avrebbe comportato), i dipendenti della caffetteria hanno desistito dall’esporre denuncia nei confronti dei presunti malviventi, determinandone l’immediato rilascio. La classica “bolla di sapone” scoppiata nell’arco di una decina di minuti, i cui strascichi, probabilmente, ci accompagneranno ancora per alcune ore. Più che la vicenda in sé, a far riflettere è proprio l’acceso dibattito che ne è scaturito, sfociato in aspre insurrezioni da parte degli afroamericani d’America. Nella giornata di ieri, sono scesi in piazza i membri di numerose associazioni per la difesa dei diritti umani, tra cui la Black Lives Matter Pennsylvania e la Black and Brown Workers Collective, il cui co-fondatore Abdul-Aliy Muhammad ha fatto sapere: “Non vogliamo che questo punto vendita Starbucks realizzi alcun guadagno oggi. Questo è il nostro obiettivo”. Tutti hanno gridato a gran voce, davanti all’entrata della caffetteria nel centro di Philadelphia, lo slogan “Il caffè Starbucks è contro i neri”, accompagnato da striscioni e da ampie manifestazioni di dissenso. Una rivolta in piena regola, a conferma di un’ipotesi raccapricciante quanto bizzarra: anche in una società cosmopolita e all’apparenza tollerante, come quella americana, non mancano rigurgiti di razzismo ai danni degli afroamericani. Sebbene la mentalità aperta e l’entusiasmante spirito patriottico a stelle e strisce possano far pensare il contrario, sembra che “bianco” e “nero” siano destinati a fondersi e integrarsi tra loro solo dentro un invitante bicchiere di “frappuccino” …

Federica Marocchino

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