COINCIDENZA O DESTINO?

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“Raggio di luce” - acrilico su tela - per gentile concessione dell’artista Maria Casalanguida

“Le sole cose sicure in questo mondo sono le coincidenze” asseriva Leonardo Sciascia e come dargli torto? Ci capita qualcosa e pensiamo in maniera istantanea – che caso- poi subito dopo, quasi a contraddirsi, ci diciamo -era destino!- come una nuova consapevolezza, quasi inevitabile e sembra donarci vigore per andare avanti. Credere di avere meno potere decisionale ha il merito di confortarci, la presenza di un arbitro ci alleggerisce dal peso delle scelte e dai macigni – conseguenze.

Secondo Albert Einstein, “la coincidenza è il modo di Dio di restare anonimo”. Quindi, abbiamo un potere decisionale limitato alle fermate, alle aperture, alle chiusure, ai sorrisi, dai ritorni alle partenze. La vita come strada, durante il percorso ci confondiamo agli incroci, soffriamo le svolte, crediamo di sbagliare al bivio. Ci sono Alt a chiamata, passaggi pericolosi, rotonde obbligate e la meta? Sembra un’incognita ai nostri occhi, molto spesso un miraggio e se non fosse esattamente così? Se noi, come manichini, avessimo fili invisibili a muoverci ed ogni atto, apparentemente arbitrario, conducesse proprio lì dove dovremmo essere?

Certo il rischio che si corre è ancora più spaventoso, se allora non siamo artefici del nostro destino potremmo lasciarci andare in balia degli eventi. In fondo cosa è una coincidenza? Il trovarsi lì, proprio lì in quel dato posto a quell’ora esatta e magari fare l’incontro della vita, ferirsi, morire, rinascere. Potremmo definirla la traiettoria perfetta tra il possibile e l’inevitabile. Avere un miliardo di combinazioni a disposizione eppure riconoscersi. Siamo un ammasso di bisogni ambulanti, ci trasciniamo perché spinti fondamentalmente dai desideri, dalle voglie, dai sogni, ogni atto mai disinteressato. E, dunque, se davvero ci relazioniamo seguendo le personali necessità, chi le avrebbe decise a tavolino? A questo punto subentra la fede. Credere aldilà di tutto, in un numero imprecisato di dei o ad una sola divinità. In questa vita condotta sempre sul filo del rasoio, tra sacro e profano, ognuno è alla ricerca della propria identità.

La speranza come luce irradiata dai nostri cuori dovrebbe animarci sempre e portarci consecutivamente a compiere, se non i passi giusti, perché in fondo non potremmo mai saperlo sul serio, almeno quelli che sappiamo non nuocere nessuno. Muoverci come satelliti che vengono in contatto, si sfiorano e influenzano.

O ancora vederela vita come una serie di porte da aprire che, di volta in volta mutano la nostra natura, arrivando il più vicino possibile a quella che di noi abbiamo idealizzato. Ricordando una citazione anonima, a me molto cara: “Puoi anche alzarti molto presto, ma il tuo destino s’è alzato un’ora prima”.

Francesca Coppola

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