COME SI CHIAMA LA TUA PAURA?

Un viaggio alla scoperta delle fobie più diffuse.

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Che al mondo si sia tutti in qualche modo diversi non c’è dubbio, ma poi, vuoi per obblighi sociali o per altri motivi, tutti noi siamo in qualche modo costretti ad indossare una maschera oppure, in qualche modo, a dover limitare i nostri comportamenti. In pubblico ovviamente, perché poi, nel privato, in quell’angolo di mondo tutto nostro, che sia una casa oppure una stanza o anche un’automobile, le nostre fissazioni prendono il sopravvento. Ovviamente alcune di queste manie o paure, purtroppo, hanno ripercussioni anche sugli altri, su chi abbiamo intorno. Ad esempio chi soffre di “ablutofobia”, la riluttanza a lavarsi o fare il bagno, con gli effluvi che si spandono dal suo corpo coinvolgerà chi gli sta accanto, sul lavoro, sul bus, al bar. Però almeno chi ne soffre non si sentirà dare dello zozzone ma anzi, potrà far valere una patologia a suo supporto. Problemi ne ha anche chi soffre di “afefobia”, la paura del contatto, di esser toccati. Immaginate chi ne soffre e magari fa il venditore o il rappresentante. Meno preoccupante, ma curiosa, è la “aibofobia”, la paura dei palindromi, di cui ignoro il pericolo ma che quando si manifesta è preoccupante. Sarebbe bello invece incontrare chi soffre di “alliumfobia”, l’avversione per l’aglio, mentre si incontrano fin troppo spesso alliumofili generosi. Che dire poi di chi soffre di “verbofobia”,la paura delle
parole. Sono quelle persone taciturne che si esprimono a gesti, ottime per resistere agli interrogatori.

cms_5285/2.jpgA volte vivono sotto lo stesso tetto, in coppia, e si fregiano di questa patologia per non dover ammettere che non hanno più nulla da dirsi. Chi vive in alcune città italiane poi non deve soffrire di “sinofobia”, la paura della Cina e dei cinesi, e probabilmente sono tutti gli estimatori di Chuck Norris al posto di Bruce Lee. Alcune persone soffrono di “scopulofobia”, la paura degli scogli sommersi dal mare, ma spesso è una manifestazione alla craniata data tuffandosi, che viene scambiata per prudenza. Sempre tornando all’Italia poi è evidente la crescente diffusione, di cui si ignorano le cause, della “peniafobia”, la paura della povertà. Sembra quasi scomparsa invece la “partenofobia”, paura delle vergini o delle ragazze giovani, a giudicare dal moltiplicarsi di siti particolari dedicati a foto ed altro. Che dire poi della “gonofobia”, la paura di urtare persone che escono dai palazzi. Ecco spiegato il motivo per cui molta gente cammina in mezzo alla strada. Non si tratta di maleducati, ricordiamoci di farglielo sapere. Ma viviamo in tempi in cui è sempre più facile imbattersi in persone che soffrono di “filofobia”, la paura di innamorarsi. Tra chi ne soffre perché non vuole legami e chi invece ha paura di soffrire. E di certo non soffriamo di “eufobia”, la paura di ricevere buone notizie, semmai campiamo di speranza in questo senso. Per quanto mi riguarda io temo solo chi soffre di “epistemofobia”, la paura della conoscenza, perché se ci chiudiamo nelle nostre convinzioni siamo destinati a vivere in un mondo in cui soffriremo tutti di “panofobia”, la paura di tutto, tutto ciò che è nuovo, che è diverso, che è altro rispetto a noi. Un mondo di cuori chiusi e menti fobiche, ed avrà il sopravvento la “cherofobia”, la paura della felicità.

Paolo Varese

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