CONFERMATE IN APPELLO LE CONDANNE PER LA STRAGE DI CAPACI

E si continua ad indagare su eventuali presenze esterne

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Il colpo di martello del giudice sancisce l’ultima parola: ergastolo. Questa la condanna, estesa a quattro persone, a cui si aggiunge un’assoluzione per non aver commesso il fatto. È stato dunque confermato in secondo grado ciò che era già stato deciso. Piccola parentesi: a meno che il reato non finisca in prescrizione o non si presenti un ricorso valido, la Corte d’Appello pone sempre la parola decisiva a ciò che decide la Cassazione.

Quanto appena narrato riguarda la strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. L’autostrada A29 di Isola delle Femmine, Palermo, dalle ore 17 e 57 del 23 maggio 1992 non è stata più la stessa. L’esplosione avvenne mentre il corteo della scorta con a bordo le cinque vittime, sistemate in tre Fiat Croma blindato, transitava sul tratto designato per la strage. Il processo si tenuto davanti la Corte d’Assise di Caltanissetta. E ora si indaga sull’eventuale presenza di collaboratori esterni oltre i responsabili.

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Auspichiamo sempre che ci sia qualche nuovo apporto collaborativo, qualche esponente delle istituzioni di quell’epoca che potrebbe decidere di dare qualche ulteriore chiarimento – spiega Lia Sava, procuratore generale di Caltanissetta – è necessario auspicarlo perché forse consentirebbe a questo Paese di voltare pagina e di andare avanti. più volte abbiamo detto che le indagini sulle stragi non si fermano” aggiunge. “Sia la procura di Caltanissetta che altre procure continuano ad indagare ed è chiaro che i processi arrivano quando si maturano elementi di prova che possano sostenere l’accusa in giudizio – prosegue Sava – dopo ventotto anni speriamo ancora che si possano legare insieme tutta una serie di elementi per scoprire le zone d’ombra che ancora ci sono”.

Non credo che si tratti di un sistema che non ha funzionato, si tratta di una congerie di elementi peculiari di fronte ai quali ci si è ritrovati ad interagire e verosimilmente non è stato facile anche per chi all’inizio ha affrontato questi processi per mettere insieme tutti i tasselli – continua Lia Sava – ventotto anni fa determinate conoscenze tecniche e scientifiche non c’erano, alcuni elementi adesso li abbiamo focalizzati grazie alla scienza. Pensiamo alla presenza di DNA e ai reperti sequestrati il giorno della strage, e che abbiamo potuto analizzare minuziosamente” conclude il procuratore generale di Caltanissetta.

La sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta conferma il grande impegno della Procura e della Procura generale che sono riuscite a scrivere i capitoli finora rimasti oscuri dell’attentato, individuando la responsabilità di coloro che erano riusciti a sfuggire alle indagini”. Ad asserirlo è la professoressa Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone.

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Il prezioso lavoro dei magistrati di Caltanissetta, che non hanno mai smesso di cercare la verità sui fatti del 1992, ci consegna finalmente un quadro di quanto avvenne quel 23 maggio di ventotto anni fa”. Una data che nessuno scorderà mai. “L’auspicio, ora, è che si arrivi in tempi celeri alla conclusione dell’ultima tranche aperta del processo”.

Francesco Bulzis

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