CONNESSI E FELICI

Il benessere è uno stato d’animo condiviso

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cms_28647/1.jpgI social possono influire sul nostro stato d’animo e dunque sul nostro benessere. Tutto dipende da come essi vengono utilizzati. Bisogna distinguere però tra un uso attivo e un uso passivo: il primo, usato per interagire con altri utenti influisce positivamente sul benessere individuale, mentre il secondo sembra influire negativamente. Può a prima vista sembrare una semplificazione eccessiva, ma secondo modelli di studio che hanno affrontato il dilemma sulla stimolazione di benessere dall’uso dei social, sembra che interagire con altre persone possa aumentare il cosiddetto capitale sociale e sentimenti positivi derivanti dalla connessione con altre persone. Il risvolto della medaglia è rappresentato invece dal consumo passivo degli stessi social che, usati in modalità “inoperosa”, possono minare il nostro stato d’animo e renderci pertanto invidiosi del prossimo. Oltre alla banalità di questo tipo di affermazioni basate su un approccio binario semplicistico (attivo/passivo), c’è un ulteriore corollario di studi e ricerche che, evidenziando come gran parte della popolazione mondiale trascorra oltre due ore sulle piattaforme di condivisione, vi sia come diretta conseguenza una probabile relazione tra uno stato di diffuso benessere psichico legato a prolungata attività social.

cms_28647/2_1670723510.jpgContattare altri utenti, pubblicare un aggiornamento di stato, postare un’immagine o un video, scrivere un commento, chattare con altri utenti, sono tutte attività che, al contrario di chi si riduce solo a visualizzare contenuti senza nessun impegno nelle interazioni con altri, rendono i social sempre più degli ambienti tout court, ovvero luoghi nei quali ormai l’individuo partecipa con tutto se stesso a un mondo pienamente sociale e di scambio emotivo. La riflessione che si può fare in definitiva è che i social non sono né buoni né cattivi ma che tutto si riduce e dipende da come essi vengono utilizzati. Persino l’uso passivo che a una prima occhiata potrebbe sembrare causa di malessere, può tramutarsi in un bisogno degli utenti di valutare le proprie opinioni grazie alla quantità di informazioni derivate dal confronto sociale che sono fornite. L’influenza negativa che esse potrebbero avere risiede nel modo in cui ci approcciamo alle piattaforme, allo spirito con cui osserviamo foto e commenti, spesso macchiati da pregiudizi o forme di provocazione e insofferenza verso altre condizioni e stati d’animo.

cms_28647/3.jpgL’uso attivo, da parte sua, dipende anch’esso dal tipo di impegno che ci si mette: un uso attivo per esempio mirato suscita un obbligo sociale più forte di rispondere, a causa della norma non scritta della reciprocità, ed è dunque collegato a un maggior benessere rispetto a un uso attivo non mirato. Rispondere, commentare, apprezzare on un like sono azioni positive associate a uno stato di benessere, al contrario di aggiornamenti di stato e la pubblicazione di foto (sempre un uso attivo ma non mirato). La mole di studi e le ricerche correlate al tema del benessere trasmesso dall’uso dei social, certifica come le persone usino le piattaforme per scopi diversi e, come capita in un universo formato da miliardi di individui, le differenze tra utenti portano a emergere motivazioni diverse che possono avere conseguenze sulla relazione tra l’uso di un social network e il benessere che ne deriva.

Andrea Alessandrino

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