COREA DEL NORD: LA NUOVA SCINTILLA PRONTA A INFIAMMARE IL MONDO

Nucleare e non solo nelle intenzioni di Kim Jong Un

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Che lo si voglia accettare o no, gli attuali equilibri mondiali sono ben lontani dall’idilliaca pace auspicata a seguito dei due conflitti mondiali. Uno dei tanti focolai sparsi per il globo sta per infiammarsi, dando vita a dinamiche che, come nel gioco del domino, potrebbero avere effetti anche sulla nostra Europa. Stiamo parlando delle tensioni tra Corea del Nord e Usa, o meglio, tra il dittatore asiatico Kim Jong Un e il presidente americano Donald Trump, ormai da lungo tempo soliti scambiarsi reciproche minacce al vetriolo.

cms_7572/2.jpgTutto sommato, sia le parole del leader coreano che quelle del tycoon avevano fatto pensare che si trattasse di semplice retorica, che non fosse il caso di preventivare eccessivi rischi a carico della popolazione. A far crescere l’attenzione (e la preoccupazione) sulla vicenda, nelle ultime ore, sono state le dichiarazioni dell’alto dirigente nordcoreano Ri Yong Pil: “La Corea del Nord ha sempre trasformato le sue parole in azione. Le minacce di guerra sono da prendere alla lettera”. E ancora: “Il ministro degli Esteri – ha dichiarato riferendosi a Ri Yong Ho, che aveva recentemente annunciato un probabile sgancio della bomba a idrogeno - ha stretti legami con il leader Kim Jong Un e conosce bene le sue intenzioni. Per questo, le sue osservazioni dovrebbero essere prese alla lettera dal resto del mondo”.

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Dal canto suo, durante l’assemblea delle Nazioni Unite Trump aveva promesso di “distruggere completamente” Pyongyang in risposta a qualsiasi azione bellica intrapresa dal rivale. Anche un esponente del fronte americano, l’ex direttore dell’Intelligence statunitense James Clapper, ha espresso parere nettamente critico sulla vicenda in un’intervista alla Cnn: “Non sappiamo quale sia il limite di sopportazione di Kim Jong Un, ma temo che l’atteggiamento di Donald Trump possa essere la goccia che farà traboccare il vaso”. L’ex 007 ha inoltre smentito quanto recentemente rivelato dal segretario di Stato Usa Rex Tillerson: non sarebbero in corso contrattazioni alcune sull’asse diplomatico Washington- Pyongyang di cui il funzionario aveva annunciato l’esistenza. Nessuna speranza, dunque, in un possibile allentamento delle tensioni, più incandescenti che mai a meno di due settimane dalla visita del Presidente Trump in Cina. A Pechino è previsto un incontro con il presidente cinese Xi Jinping, durante il quale si discuteranno le alternative di neutralizzazione della dittatura nordcoreana; il viaggio del magnate statunitense proseguirà poi in Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Filippine e nelle isole Hawaii. Un “giro di ronda” condotto in un territorio molto vicino a quello dell’acerrimo rivale, in una provocazione più o meno diretta che, assieme alle esplicite minacce rivolte dall’amministrazione Usa, potrebbe innescare reazioni di qualsiasi tipo nell’animo già infervorato del leader asiatico. D’altronde, già i preparativi in vista dello sbarco in Asia del presidente sembrano voler intimidire la Corea del Nord: ieri pomeriggio, la Us Navy ha disposto l’invio di tre portaerei americane nelle acque del Pacifico, seguiti da una massiccia scorta che si aggiungerà ai militari della Reagan, base d’attacco collocata in Giappone.

Quale la prossima mossa della Nord Corea?

cms_7572/4.jpgL’ipotesi più diffusa prevede il solo dispiegamento di armi nucleari, in particolare della famigerata bomba a idrogeno, ordigno più potente di quello che distrusse Hiroshima e Nagasaki nel corso della seconda guerra mondiale. Mentre la tradizionale bomba atomica è basata esclusivamente sulla fissione nucleare, di per sé distruttiva, quella a idrogeno è in grado di innescare anche reazioni di fusione nucleare, sprigionando una quantità di energia e calore pari a quella registrata sulla superficie del Sole; stando agli studi condotti da un ex agente della Cia, infatti, un attacco di tale portata sarebbe capace di spazzare via il 90% della popolazione statunitense. Gli analisti suppongono che l’ordigno possa essere sganciato con buona probabilità nelle acque dell’Oceano Pacifico, nelle vicinanze dell’isola di Guam.

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Scenari alternativi – avanzati da chi, forse, ha maggiore contezza delle aspirazioni nordcoreane - potrebbero tuttavia delinearsi inaspettatamente, cogliendo alla sprovvista l’America e il mondo intero. Pare che lo Stato asiatico si stia dotando, in aggiunta alla sopra citata bomba H, di armi batteriologiche in grado di provocare vere e proprie stragi. “Probabilmente, Kim Jong Un è pronto a usare armi biologiche” annuncia infatti il New York Times, riportando i risultati di una ricerca svolta dal Belfer Center for Science and International Affairsdell’Harvard Kennedy School (Cambridge). Il dittatore starebbe dunque valutando la possibilità di uccidere per mezzo di armi non convenzionali - ma ugualmente distruttive - da diffondere con missili, droni, aerei, spray portatili e qualunque altra modalità. Almeno 13 degli agenti biologici analizzati nei laboratori nordcoreani – con la scusa di una fantomatica ricerca sull’agricoltura – sarebbero pronti a diventare pericolosissimi strumenti di morte: tra i più citati, troviamo il virus responsabile del vaiolo e l’antrace, di cui “basterebbero pochi chili per uccidere la metà della popolazione di una città densamente abitata”. Gli studiosi assicurano inoltre che “se usate su larga scala, queste armi potrebbero non solo causare la morte di decine di migliaia di persone, ma anche creare panico, paralizzando intere comunità”: uno degli obiettivi più ambiziosi di chi desidera assoggettare i popoli, sfruttando l’ignobile arma del terrore. A differenza delle ricerche nucleari e balistiche, quelle batteriologiche sono in grado di eludere facilmente il controllo della comunità internazionale, poiché giustificate da scopi fittizi non verificabili dall’esterno. Potremmo ritrovarci, da un giorno all’altro, spettatori di una guerra 2.0, totalmente diversa nelle tempistiche e nelle modalità rispetto a quelle che hanno segnato il secolo scorso. L’esplosione di una violenza repressa ormai da troppo tempo pende sul capo degli americani, pronta a sconvolgere gli assetti mondiali e, soprattutto, il benessere dell’umanità.

Federica Marocchino

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