CRISI BIELORUSSIA: MICHEL CONVOCA VERTICE UE STRAORDINARIO

Ondata di scioperi nel Paese: si ferma anche la TV di Stato

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Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha convocato per mercoledì un Vertice UE straordinario sulla crisi in Bielorussia. "I bielorussi hanno il diritto di decidere del loro futuro ed eleggere liberamente il loro leader. Le violenze contro i manifestanti sono inaccettabili e non possono essere autorizzate", ha scritto Michel su Twitter. Anche il governo conservatore britannico, firmatario della Brexit, si è unito alla voce di Charles Michel, tramite il ministro degli esteri Dominic Raab, che ha twittato: "La violenza contro manifestanti pacifici in Bielorussia è terribile. Il Regno Unito non accetta i risultati di elezioni fraudolente e chiede un’indagine urgente dell’Osce sulle gravi irregolarità e la repressione che ne è seguita".

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Da domenica le manifestazioni contro la dittatura di Lukashenko non accennano a fermarsi, e si stanno guadagnando la ribalta internazionale, in quello che è considerato l’unico Paese dell’Europa geografica ancora sotto dittatura (anche se, ad onor del vero, ci sarebbe anche l’Ungheria di Orban). La repressione attuata da parte delle forze dell’ordine bielorusse non sta facendo altro che alimentare il malcontento, tanto che alla “Marcia per la Libertà” di ieri contro il regime hanno partecipato almeno 100.000 persone, ovvero l’1% della popolazione del Paese: numeri giganteschi (in proporzione, è come se in Italia 600.000 cittadini partecipassero a una manifestazione). Inoltre, nel Paese si sta generando un’ondata di scioperi senza precedenti, con i lavoratori che si stanno riunendo in comitati. Addirittura, si sono uniti alle proteste anche alcuni dipendenti della Belteleradiocompany, che riunisce le televisioni e le radio di Stato. Ciò che rende la cosa quasi incredibile è il fatto che, come in ogni dittatura, questi ultimi sono soggetti che erano stati accuratamente scelti dal regime in base alla loro fedeltà.

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Tra le richieste avanzate ci sono soprattutto l’annullamento delle elezioni e lo stop delle violenze contro i manifestanti, ipotesi già respinte nei giorni scorsi da Lukashenko, per il quale un nuovo voto è “fuori questione”, anche se egli si sarebbe detto disponibile ad effettuare delle modifiche costituzionali per decentralizzare un po’ il potere, “ma non sotto le pressioni e non tramite proteste di piazza”: insomma, promesse poco credibili. Intanto la leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, che prima delle elezioni aveva sempre negato di voler occupare il ruolo di primo ministro, ha inviato dal suo esilio in Lituania un messaggio nel quale, vista la gravità della situazione, sembra mostrare di aver cambiato idea: "Sono pronta ad assumermi le mie responsabilità e ad agire da leader nazionale”, ha affermato, “Il destino ha voluto che mi trovassi in prima linea contro l’arbitrarietà e l’ingiustizia".

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I timori più grandi, però, non provengono dal potenziale comportamento di Lukashenko, il quale è deprecabile ma sembra prevedibile, bensì da quello del presidente russo Vladimir Putin. La Russia, infatti, ha annunciato di essere pronta all’intervento militare per salvaguardare il regime bielorusso, e il Conflict Intelligence Team ha segnalato che decine di camion militari appartenenti a Mosca si starebbero muovendo verso la Bielorussia. Le pressioni internazionali potrebbero fermare Putin, ma se il Cremlino dovesse decidere davvero di agire militarmente, quelle che già oggi sono delle assurde violenze contro i manifestanti bielorussi potrebbero trasformarsi in un vero e proprio massacro.

Giulio Negri

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