CRISI CARBURANTE, SCARSEGGIANO BENZINA E GASOLIO

Cresce la domanda ma le raffinerie sono in affanno

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cms_26302/0.jpgIn questi giorni, il tema dell’approvvigionamento di prodotti petroliferi sta tenendo con il fiato sospeso il mondo intero. Le scorte globali sono scese a livelli bassissimi restituendo un dato allarmante perché, con la progressiva crescita della domanda di benzina e diesel utilizzata per il trasporto merci, le raffinerie del globo non riescono a tenere il passo. Ad oggi possiamo affermare con certezza che la domanda mondiale di carburante sia rientrata nei ranghi del pre-Covid, ma l’aumento dei prezzi e lo stop al petrolio russo non consentono di soddisfare pienamente il fabbisogno.

Stando ai dati forniti dagli esperti, gli squilibri maggiori tra domanda e offerta sarebbero saliti ad oltre il 10% del mese scorso, l’aumento più consistente da gennaio. Per questo, il Brent ha raggiunto i picchi di 123 dollari al barile (il dato fa riferimento ai prodotti con consegna a luglio, ndr). Tutto ciò non è solo da considerarsi una conseguenza del conflitto in Ucraina, bensì è un problema che persiste già da diverso tempo. Non a caso, l’esperta Amrita Sen, socio fondatore e capo analista petrolifero di Energy Aspects, ha dichiarato: "Il problema principale è la mancanza di investimenti, che rischia di penalizzare potenzialmente il prossimo decennio".

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Il pensiero della Sen combacia con le teorie di altri analisti petroliferi, che imputano il problema alla carenza di capacità di lavorazione. A destabilizzare il quadro generale è poi la posizione della Cina, che ha limitato di carburante in un periodo di scorte record in alcuni paesi del mondo.

Il prezzo del greggio non è ai massimi storici come nel 2008 (147,50 dollari al barile), ma i prezzi alla pompa sono lievitati di molto, perché occorre che il prezzo finale copra anche i margini delle raffinerie. La situazione non è delle migliori neanche per l’Europa, che in questi anni ha aggirato le gravi carenze acquistando gasolio raffinato da Mosca, ma al momento non può più farlo a causa delle sanzioni economiche imposte al governo Putin.

Dal canto suo, la Russia ha trovato nuovi acquirenti, come Cina, India e Turchia; tuttavia, fermando le sue capacità di raffinazione per il 30% potrebbe trovarsi in difficoltà.

Insomma, la situazione a livello mondiale è realmente critica nonché destinata a precipitare in assenza di soluzioni adeguate, in grado di imprimere una svolta.

Giuseppe Capano

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