CRISI UCRAINA: IL PIANO DELLA CIA E LA DE-ESCALATION DI MACRON

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Continuano a spirare venti di guerra in Europa orientale, e tra i vari botta e risposta e dichiarazioni internazionali, la situazione rischia di precipitare sul serio. Ricapitolando la situazione, gli ultimi passaggi non sono per nulla rincuoranti. In primo luogo sia la Gran Bretagna che gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro del proprio staff diplomatico, e familiari, dall’Ucraina. Oltre alle due forze occidentali, anche l’Australia ha operato allo stesso modo. Al contrario, lo staff dell’Unione Europea non ha abbandonato Kiev. Si sono susseguiti botta e risposta, con UK e USA che hanno motivato la loro scelta di allontanamento del proprio personale: “La causa è da ascriversi alla minaccia crescente della Russia nei confronti dell’Ucraina” e “alcuni membri del personale dell’’ambasciata e i loro familiari si stanno allontanando da Kiev in risposta alla minaccia crescente della Russia”. In sostanza un’accusa diretta al Cremlino di aver aumentato la tensione incrementando sensibilmente il contingente armato al confine ucraino. La Russia ha ribattuto, considerando la NATO come principale fautore dell’aggravarsi della situazione, con svariate allerte militari e l’invio di navi e caccia ad Est.

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Altre mosse degli Stati Uniti sono state la messa in stato di allerta di 8.500 militari, valutazione del dislocamento di 5.000 soldati verso il Baltico, progetti con piani di emergenza per compensare un eventuale riduzione delle vendite del gas russo, ed infine l’aumento dei Marines all’ambasciata USA a Kiev. Aggiornamento importante arriva anche dalla CIA. Secondo molte fonti, il direttore dell’intelligence americana William Burns avrebbe preparato differenti piani e sanzioni in caso di invasione russa. Tra le altre cose trapelate, vi sarebbe il blocco delle rotte commerciali della Russia in tutto il mondo attraverso embarghi e delle sue esportazioni di armi (che valgono oltre 50 miliardi di dollari) e la riduzione delle ambasciate russe in Occidente. A riportare questo ipotetico piano e l’incontro tra Burns, il cancelliere tedesco Scholz ed il direttore del Servizio federale per le informazioni tedesche Kahl a Berlino, è stato il noto giornale tedesco Bild. Joe Biden intanto ha contattato telefonicamente svariati leader europei in questi due giorni, trovando "unanimità totale".

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Anche la Gran Bretagna in questi due giorni è stata protagonista delle tensioni russo-ucraine. Ieri la ministra degli Esteri, Liz Truss è intervenuta così alla Camera dei Comuni: ‘’È improbabile che Londra invii un contingente militare in Ucraina a causa delle crescenti tensioni con la Russia, indipendentemente dall’evoluzione della situazione. Come ha già detto il ministro della Difesa, è improbabile si realizzino tali circostanze.’’ Ha poi proseguito aggiungendo che: ‘’la Gran Bretagna, in passato, aveva fornito assistenza nell’addestramento di 50.000 militari ucraini e che, al momento, Londra sta lavorando con i suoi partner affinché fornissero la medesima forma di sostegno a Kiev’’.Prima di lei anche il capo del dipartimento della Difesa britannico, Ben Wallace, avevano affermato che non erano in corso preparativi per inviare un contingente. Truss ha poi concluso rivelando che, la prossima settimana, intende recarsi in visita ufficiale a Kiev.Prosegue quindi la politica distensiva e senza proclami del Regno Unito, che nonostante tutto, rimarca il suo sostegno all’UE e NATO in caso di necessità ed escalation.

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A muoversi è stata anche la Francia. Nella giornata di ieri è stato reso noto dall’Eliseo che il presidente francese Emmanuel Macron proporrà a Vladimir Putin un percorso di de-escalation. In concomitanza a ciò, Pierre Vimont, rappresentate speciale francese per la Russia, si recherà a Mosca martedì prossimo ed il premier francese ha incontrato quello tedesco, Scholz, per dibattere sulla questione e trovare una posizione comune europea.

Il governo ucraino, nel mezzo, ha prima criticato la scelta stelle e strisce di ritiro dei diplomatici, e sconsigliare i viaggi a Kiev ai propri cittadini, con una nota di Oleg Nikolenko, portavoce del ministro degli Esteri: “Con tutto il rispetto per il diritto degli Stati stranieri di garantire la sicurezza nelle loro missioni diplomatiche, riteniamo questa misura da parte di Washington poco opportuna e oltremodo esagerata”. Mentre, il ministro della Difesa, Alexei Reznikov, ha allontanato la possibile minaccia di invasione russa: “Ci sono scenari rischiosi, sono possibili in termini di probabilità in futuro, ma ad oggi una tale minaccia non esiste. Fino ad ora le forze armate russe non hanno creato unità d’attacco tali da mostrare che siano pronte ad un’offensiva domani.” Queste le parole del ministro alla televisione Ictv di Kiev. Da annotare la segnalazione del governo ucraino, riportata da ANSA, di aver smantellato un "gruppo criminale" sostenuto dalla Russia che preparava un attacco nella giornata di ieri e l’annuncio dell’arrivo di un nuovo lotto di assistenza tecnica statunitense per le Forze armate ucraine.

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Ad essere molto preoccupati ed in allerta sono anche altri Paesi, di minor rilievo politico internazionale, ma geograficamente strategici. Un esempio è la Polonia ed il suo primo ministro, Mateusz Morawiecki, che ha espresso delusione per il rifiuto opposto dalla Germania alla fornitura di armi all’Ucraina contro la possibile invasione da parte della Russia. In un suo messaggio su Facebook si legge: ‘’Osservo con disappunto la situazione ucraina e la reazione dei nostri vicini tedeschi dinanzi alla minaccia russa. Lo stop di Berlino alla fornitura di armi da parte dell’Estonia all’Ucraina è una grande delusione’’. Ha poi proseguito con: ‘’Sfortunatamente si sta realizzando uno scenario nero, contro il quale abbiamo messo in guardia da tempo.’’ questa dichiarazione fa riferimento al gasdotto Nord Stram 2, possibile oggetto di ‘’ricatto russo del gas’’. “Da molti anni la Polonia è determinata nel suo sostegno alla strada dell’integrazione europea e occidentale dell’Ucraina e si oppone agli ennesimi atti di aggressione da parte della Russia. Stiamo dalla parte della libertà, della democrazia, della sicurezza e del diritto degli ucraini a decidere in modo sovrano del destino della loro nazione”, ha così concluso il premier polacco. Infine un ultimo aggiornamento è arrivato dalla Russia, ovvero che sarebbero iniziare delle esercitazioni con carri armati in Crimea, secondo quanto annunciato dalla flotta del Mar Nero. "Gli equipaggi dei tank T-72B3 facenti parte delle unità corazzate del Distretto militare meridionale hanno cominciato un’esercitazione di tiro nel centro di addestramento di Angarsky", si precisa nella nota, citata dalla Tass.

Riccardo Seghizzi

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