CULTURA E LINGUAGGIO DELLA COMUNICAZIONE,UN BINOMIO SPESSO IGNORATO

Di Francesco Leccese - Specializzando in informazione, editoria e giornalismo

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cms_19045/1v.jpgChi vuole imparare a esprimersi meglio, in forma orale o scritta, sia educato e istruito fin da ragazzo nelle più nobili discipline, si appassioni alla conoscenza, faccia leva sulle proprie doti naturali, ma si eserciti anche nelle più svariate discussioni su molteplici argomenti e scelga come modelli i migliori scrittori e oratori.

L’affermazione appartiene a Cicerone: al di là di ogni retorica nella formulazione, contiene una verità di cui bisognerebbe far tesoro.

Non a caso è riportata nel Manuale dal titolo ’Per semplificare il linguaggio della P.A.’ (a cura di Claudio Trementozzi) proprio per evidenziare quanto, nell’agire delle Pubbliche Amministrazioni, siano necessarie la chiarezza e la semplicità non solo nel parlare ma anche nello scrivere. Il burocratese e il disordine comunicativo sono sintomatici della inefficienza dell’ente pubblico, ne corroborano pienamente l’incapacità di farsi capire, equivalente a sua volta all’incapacità di rendere un servizio ai cittadini.

In una dimensione più vasta: la mancanza di semplicità esprime l’opacità dello Stato-apparato, essendo le pubbliche amministrazioni il coacervo delle membra dello stesso.

Nel lontano 1993 con il Codice di stile delle comunicazioni scritte a uso delle pubbliche amministrazioni, elaborato da un gruppo di giuristi e linguisti nominato da Sabino Cassese, all’epoca Ministro per la Funzione Pubblica e, successivamente, grazie al prof. Alfredo Fioritto (responsabile del progetto «Chiaro» del Ministero della Funzione Pubblica nonché presidente dell’associazione Carta semplice - Qualità e chiarezza nel linguaggio giuridico e amministrativo) per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, venne scritto un manuale per la semplificazione del linguaggio, diretto a sburocratizzare l’espressione depurandola da bizantinismi e formule ridondanti, cacofoniche, ridicole e, cosa gravissima, incomprensibili alla stragrande maggioranza dei cittadini, che dell’agire pubblico sono i destinatari.

Persino l’Accademia della Crusca è stata nel tempo interessata perché intervenisse nel processo di trasformazione del paradigma linguistico delle P.A, portandolo da autoreferenziale ad accessibile alla comprensione di tutti.

Dalla collaborazione tra l’Accademia della Crusca e l’Istituto di Teorie e Tecniche dell’Informazione Giuridica del CNR, infatti, nel 2005, su iniziativa del Dipartimento italiano della Direzione Generale Traduzione della Commissione europea, nacque la REI-Rete di Eccellenza dell’Italiano istituzionale nell’ottica di realizzare una piena armonizzazione dell’italiano comunitario – amministrativo-burocratico e anche giuridico, economico, finanziario e scientifico.

Allo stato, molto si è fatto ma il cammino è ancora lungo e l’obiettivo lontano.

Semplificazione non significa banalizzazione bensì realizzare, si ripete, un servizio pubblico, consentendo, nel contempo, il definitivo tramonto dell’oscurantismo amministrativo e l’affermazione della semplificazione e della trasparenza dell’agire attraverso le quali è possibile un efficace controllo sull’operato dei decisori.

Ciò perché non abbia nel futuro a continuare a rimanere attuale la tesi espressa da Max Weber (1864-1920), ossia che "Ogni burocrazia si adopera per rafforzare la superiorità della sua posizione mantenendo segrete le sue informazioni e le sue intenzioni".

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