Calabria: traffico illegale di reperti archeologici

23 arresti e 80 perquisizioni in tutta Italia

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Il comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, dopo mesi di indagini, in collaborazione con Interpol, gli investigatori della Metropolitan Police di Londra, della Polizia Criminale del Baden-Wurttemberg, della polizia francese, del Servizio Serbo per la Lotta alla Criminalità Organizzata, ha sgominato nella giornata di ieri un’organizzazione criminale specializzata nel traffico di reperti archeologici, che aveva inglobato nella sua rete altri paesi europei e importanti case d’asta in cui gli oggetti rinvenuti venivano battuti a prezzi esorbitanti.

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Questo è stato reso possibile anche grazie a risorse investigative altamente tecnologiche, a 360 militari e al Nucleo Cinofili di Vibo Valentia.

L’operazione ha portato a ben 23 arresti, per associazione a delinquere ai danni del patrimonio culturale italiano ed esportazione illecita di reperti archeologici, e ben 80 perquisizioni in tutta Italia, in particolare nelle province di Crotone, Bari, Benevento, Bolzano, Caserta, Catania, Catanzaro, Cosenza, Ferrara, Frosinone, Latina, Matera, Milano, Perugia, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Roma, Siena, Terni, Viterbo e Vibo Valentia.

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A capo dell’organizzazione criminale c’erano Giorgio Salvatore Pucci, 59 anni di Cirò Marina, e Alessandro Giovinazzi, 30 anni di Scandale.

Il valore dei beni sequestrati ammonta a più di 2 milioni di euro.

La maggior parte dei reperti archeologici proveniva da scavi illegali nelle province di Crotone e Cosenza, in particolare nelle aree archeologiche di "Apollo Aleo" a Ciro’ Marina, "Castiglione di Paludi" a Paludi e "Cerasello".

Vasi di terracotta, monili, fibule e altri oggetti di inestimabile valore del IV e III secolo a.C. venivano esportati all’estero, intessendo una fitta rete di affari gestita da esperti di archeologia, di cui sono state sequestrate anche le attrezzature utilizzate per gli scavi.

Francesco Ambrosio

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