Capitali: ”Tutti a casa!”.

Nelle banche elvetiche i depositi intestati a cittadini italiani sarebbero circa 10 mila, per un totale di circa 130-150 miliardi

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Sono ormai trascorsi diversi anni da quando iniziarono le trattative tra l’Italia e la Svizzera. Ora si è finalmente raggiunto un accordo fiscale “voluntary disclosure”. Firmato l’accordo tra i Ministri delle Finanze dei due Paesi. Secondo il Consigliere economico del nostro Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si tratta di un accordo epocale che dà strumenti di contrasto dell’evasione fiscale impensabili fino a qualche anno fa.

cms_1893/banca.jpgL’accordo raggiunto con Berna modifica il trattato bilaterale esistente contro la doppia imposizione e consente il reciproco scambio di informazioni finanziarie su richiesta dell’Agenzia delle Entrate, anche per un singolo contribuente. Un’arma questa più efficace rispetto allo scambio automatico di informazioni al quale la Svizzera si adeguerà sulla base di un negoziato in corso con la Ue. Dal momento della firma dell’accordo tra il Ministro Padoan e il suo omologo, il fisco italiano avrà visibilità sui conti in Svizzera dei contribuenti italiani.

cms_1893/svizzera-immagine.jpgNon ci sarà in ogni caso retroattività per gli accertamenti del Fisco per gli anni antecedenti il 2015. L’accordo, ha un effetto positivo sull’esito della “voluntary disclosure” (Divulgazione volontaria) in quanto allarga la platea dei potenziali aderenti alla regolarizzazione dei capitali dei contribuenti italiani con capitali in Svizzera, i quali costituiscono il drappello più consistente tra gli italiani con capitali non dichiarati all’estero. La firma dell’accordo tra Roma e Berna consente infatti ai contribuenti italiani con capitali custoditi nel Paese, e che volessero aderire alla regolarizzazione dei capitali varata con la nuova legge, di non essere penalizzati rispetto ad altri contribuenti che regolarizzano capitali detenuti in altri Paesi non in ’black list’ come è oggi la Svizzera. La “voluntary disclosure” prevede il raddoppio delle sanzioni e dei termini di accertamento per chi regolarizza capitali da Paesi in lista nera. Tuttavia grazie all’accordo scatterà uno sconto su sanzioni e tempi per l’accertamento per chi decide di aderire.

Francesco Mavelli

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