Che fine farà la basilica di Santa Sofia?

A breve la decisone che stabilirà la sua destinazione d’uso

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Per anni contesa e divisa, continua ad essere al centro di un dibattito religioso che vede diviso il mondo cristiano da quello islamico. La basilica di Santa Sofia, vera essenza dell’arte bizantina con tutti i tratti caratteriali del mondo mediorientale, raffigura uno dei concetti più importanti a sfondo religioso. Infatti, non è dedicata ad una santa (come molti pensano), bensì alla “Divina Sapienza”, ricordando le grandezze di dio nell’opera del suo creato. Inizialmente ci fu un primo edificio costruito dall’imperatore Costantino, ma fu distrutto a causa della rivolta di Nika nel 532. Successivamente, per restituire la giusta importanza al culto, l’imperatrice Teodora moglie di Giustiniano, fece realizzare una nuova basilica proprio nel luogo dov’era avvenuta la rivolta. L’imperatore Giustiniano impiegò molta manodopera, basti pensare al numero elevato di operai con ben 10.000 uomini e 100 capomastri. Il termine dei lavori avvenne il 537 e venne inaugurata il 27 dicembre dello stesso anno. La prima cosa che balza subito agli occhi è la potenza di luce presente all’interno, dovuta prevalentemente ai finestroni e alla presenza di mosaici.

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Aldilà dell’aspetto artistico/estetico espresso nella basilica, è necessario soffermarsi anche sulle recenti vicende che fanno riemergere diverse diatribe politico-religiose. Per prima cosa, bisogna precisare che la basilica nasce inizialmente per il culto cristiano e resterà tale per quasi un millennio. Successivamente, in seguito alla presa ottomana di Costantinopoli nel 1453, viene convertita in moschea, fino a diventare museo nel 1935 per volontà Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Repubblica Turca. Ad oggi, un nuovo dilemma affligge la basilica, che vede schierati coloro che hanno il desiderio di riconvertirla in moschea, evocando il nome del sultano Maometto II. La decisione non è delle più semplici, visto il clima di tensione che si percepisce nello stato.

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Per stemperare le numerose pressioni, il Consiglio di Stato turco decide di rimandare qualsiasi decisione fra 15 giorni. La posizione del presidente Erdogan rende tutto più complesso, perché diversi anni fa ha dichiarato di riportare la basilica al suo reale culto. Nel frattempo, la battaglia si caratterizza anche in ambito internazionale, con una guerra a suon di dichiarazioni tra la Turchia e gli Usa. Il segretario di stato americano Mike Pompeo, con tono poco diplomatico dichiara: “Non toccate la basilica di Santa Sofia”. La replica da Ankara non tarda ad arrivare affermando la sovranità nazionale e accendendo uno scontro che si protrarrà fino alla sentenza. In tutta questa spigolosa vicenda il tema religioso non ha alcuna centralità, ma si cela dietro occulti interessi politici. Lo stesso Erdogan ha grossi interessi nella continua ricerca di consensi dell’opinione pubblica del paese, per continuare a stabilizzare la sua politica nazionalista. Purtroppo, come spesso accade, a farne le spese sono i monumenti che caratterizzano la bellezza non solo a livello nazionale ma mondiale. Un patrimonio dell’umanità non può assolutamente essere usato come oggetto religioso, dietro il quale si cela il potere politico.

Giuseppe Capano

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