Chirurgica bariatrica

È una tecnica endoscopica che utilizza la via naturale, dalla bocca attraverso l’esofago

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L’attuale medicina chirurgica è ormai lontana anni luce dai suoi stessi primordi. Oggi, infatti, gli innumerevoli interventi chirurgici che si svolgono quotidianamente sono sempre meno traumatici: è lungo questa direttrice che si muove la ricerca della chirurgia bariatrica, cioè la ricerca di quelle tecniche che hanno l’obbiettivo di ridurre l’obesità e gli squilibri metabolici che ne conseguono, in particolare del diabete di tipo 2. Ora tra le tante possibilità ce n’è una nuova che sembra presentare diversi vantaggi.

cms_1934/husher_cristiano.jpgÈ una tecnica endoscopica che utilizza la via naturale, dalla bocca attraverso l’esofago, e si avvale di un nuovo strumento che permette di «mettere dei punti», di suturare dall’interno lo stomaco. «Si utilizziamo come accesso esclusivamente la bocca, spiega Cristiano Huscher, attualmente direttore dell’Unità operativa di chirurgia generale e oncologica dell’Ospedale Rummo di Benevento.

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Da qui introduciamo un endoscopio speciale alla cui estremità è montato un sistema che consente di attirare il tessuto dello stomaco e “pizzicarlo”. Qui vengono apposti 21 punti di sutura in modo da ridurne sensibilmente lo spazio interno. In questo modo lo stomaco viene schiacciato, ma non tagliato e il cibo ha solo una piccola apertura dove passare. Questo intervento rappresenta un’enorme semplificazione dell’intervento tradizionale». Si tratta di una procedura ancora sperimentale (Cristiano Huscher ha effettuato cinque interventi di questo tipo in Italia), ma che si basa già su un’ampia casistica all’estero, circa 2 mila casi tra Giappone e Stati Uniti, dove è stata codificata e standardizzata.

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All’università di Harvard, per esempio, dove Huscher è visiting professor, sono stati risolti 140 casi. «L’intervento dura un’ora rispetto alle quattro ore degli interventi tradizionali - continua Huscher -. Oltre alla riduzione dei tempi, la nuova procedura garantisce altri importanti vantaggi al paziente. Non essendoci incisioni esterne e neanche interne, infatti, il dolore e il trauma risultano sensibilmente ridotti. L’elevato rischio operatorio e quello altrettanto significativo delle complicanze, cui il paziente è esposto in caso di bypass gastrico, è quasi azzerato. Inoltre non vi sono cicatrici visibili, dato che non viene praticato alcun foro nell’addome del paziente. Anche la degenza e la convalescenza sono naturalmente molto più brevi di quelle previste dalle operazioni tradizionali».

cms_1934/OMBELICO.jpgMa quali sono gli effetti sul paziente dopo l’intervento? «In pratica - dice Huscher - la ridotta dimensione dello stomaco permette di introdurre solo piccole quantità di cibo per volta e il paziente avverte subito un senso di sazietà. Come avviene per altre procedure di questo tipo al paziente è raccomandata una dieta che prevede 7-8 pasti al giorno, poco e spesso, invece di 2-3, in modo che vi sia un passaggio continuo di piccole quantità di cibo, che ha il vantaggio di stabilizzare anche la risposta insulinica». «L’obbiettivo infatti - conclude Huscher - è anche quello di migliorare la prognosi del diabete di tipo 2, che spesso si accompagna all’obesità. Al paziente inoltre è richiesta un’attività fisica moderata, di solito una camminata di un’ora, un’ora e mezza al giorno. L’intervento poi è sempre preceduto da una visita psichiatrica, per valutare il grado di accettazione della terapia». Come si diceva all’inizio, uno dei vantaggi di questa metodica è la reversibilità, nel caso in cui i pazienti non si adattino al tipo di dieta richiesto o mal sopportino la riduzione dello stomaco. In tal caso si procede a un analogo intervento endoscopico per togliere i punti precedentemente fissati. Nei (per adesso pochi) casi italiani finora non si è registrato alcun «pentimento».

Francesco Mavelli

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