Class action targata UE

Una Direttiva Europea contro i soprusi dei potenti

Giustizia_30_11_2020.jpg

cms_20161/apertura.jpgSi investe molto tempo per le giuste critiche ad alcune storture del capitalismo che con lo strapotere delle multinazionali sembra non avere ostacoli a giungere ad un capolinea fatto di disastri sociali e ambientali. Se ne investe troppo poco, però, per informare i cittadini su quali strumenti si possano utilizzare per contrastare questa tendenza che solo una solida contrapposizione può correggere verso un compromesso armonico tra crescita e sostenibilità. Sotto questo aspetto le class action, e cioè le azioni legali che i cittadini riuniti in un gruppo omogeneo possono intentare, vanno opportunamente enfatizzate, poiché con costi distribuiti su molti e che il singolo non potrebbe permettersi, e con pressioni anche mediatiche che un solo cittadino non potrebbe mai ottenere, si possono raggiungere importanti risultati. L’unione fa la forza, insomma. Molti Stati europei hanno già previsto alcuni strumenti in questa direzione, ma anche il Parlamento di Strasburgo ha voluto dare un segno chiaro approvando la direttiva sulla class action europea che gli Stati dovranno in 30 mesi recepire ed applicare, mettendo così un limite ai farraginosi meccanismi interni degli Stati che (siamo maliziosi) sembrano più un traccheggio che una difficoltà organizzativa. Le materie sono molteplici, e riguardano settori importanti quali la privacy e gli investimenti finanziari. Il relatore Geoffroy Didier con orgoglio ha sostenuto che "La direttiva rappresenta un punto di equilibrio tra una maggiore protezione dei consumatori e la certezza giuridica di cui le imprese hanno bisogno". Particolare cura è dedicata alla individuazione degli Enti che avranno titolarità per rappresentare i gruppi di consumatori e promuovere le azioni legali. Con il solito pregiudizio (purtroppo in parte alimentato da comportamenti scorretti di pochi professionisti indegni che sporcano l’immagine di tutti) gli Avvocati saranno esclusi da questa possibilità e dovranno limitarsi a prestare la loro assistenza tecnica nei vari percorsi giudiziari. In Italia c’è già la legge 31/2019 che legittima organizzazioni o associazioni senza scopo di lucro che abbiano previsione statutaria specifica e iscrizione in un elenco pubblico istituito presso il Ministero della Giustizia. Norme tecniche ed organizzative stringenti dovrebbero assicurare l’obiettivo di un miglior funzionamento del mercato interno, impedendo azioni illegali e facilitando l’accesso alla giustizia per i consumatori. Speriamo bene ma, soprattutto, quando ci sentiamo vittime di qualche vessazione da parte dei “potenti”, cerchiamo di andare oltre la lamentazione, perché qualcosa si può fare. Anzi, si può fare davvero moltissimo, nell’interesse di tutti, persino delle multinazionali, perché se il sistema non viene regolato si distrugge, e se si distrugge non c’è più mercato dove collocare i prodotti.

Nicola D’Agostino

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