Conoscere il tempo speso sui social: cui prodest scelus, is fecit

Conoscere_il_tempo_speso_sui_social_cui_prodest_scelu__is_fecit.jpg

Dimmi quanto tempo spendi sui sociale e ti dirò chi sei. Fosse vissuto ai nostri giorni, Sigmund Freud ne avrebbe scritto un libro. Secondo il Digital Global 2018 i thailandesi risultano essere coloro i quali passano più tempo sul web, ben oltre le 9 ore al giorno, seguiti a poca distanza da filippini e brasiliani. In questa speciale classifica il primo Paese europeo a comparire è il Portogallo con 6 ore e 30 minuti seguito a poca distanza dall’Italia con una media di 6 ore e 8 minuti.

cms_10329/2.jpg

Se invece spostiamo lo sguardo in particolare sui social network, i numeri cominciano a diventare ancor più preoccupanti se riferiti addirittura alla durata media trascorsa su un singolo social. Nell’emisfero occidentale, per esempio, si è constatato che solo su Facebook il tempo stimato di permanenza a scorrere bacheche, postare foto o pensieri e vedere video, è di 13 minuti e 54 secondi, seguito da Twitter con 8 minuti e 35 secondi e via via da tutti gli altri.

cms_10329/3v.jpgLa rete è un pianeta parallelo a quello reale e come tale consta di usi, costumi e abitudini, alcuni dei quali possono diventare alla lunga pericolosi se si trasformano in abusi e in smodatezza comportamentale. Ora le grandi piattaforme vogliono aprire un fronte politico-aziendale più votato alla consciousness di ogni singolo utente.

La gara o meglio, la sfida sembra essere quella di introdurre degli strumenti di monitoraggio (!) dell’attività online sui grandi social affinché ognuno possa scoprire il tempo che ivi vi trascorre in termini di minuti e ore. Facebook, Instagram e YouTube offrono per primi ai propri utenti la possibilità di quantificare l’attività online e di essere avvisati nel momento in cui viene superato il limite stabilito. L’uso smodato in particolar degli smartphone per connettersi alla rete e ai social ha raggiunto livelli pericolosi: i millenial trascorrono con la testa china sugli schermi mobili oltre 3 ore al giorno per consultare i loro telefoni, ovvero circa 22 ore a settimana che si traducono in 49 giorni all’anno; il pubblico italiano rimane connesso oltre 2 ore al giorno da smartphone e ben 4 ore da desktop.

cms_10329/4.jpg

È necessario avviare un piano di interventi in grado di limitare l’uso di apparecchi potenzialmente patologici per l’uomo con una dieta mediatica drastica che possa assicurare un certo benessere nella navigazione o comunque quando si è in contatto con questi apparecchi tecnologici. L’iniziativa, nobile per carità, sembra però un tentativo di allontanare molte nubi ultimamente addensatesi sul quartier generale di Menlo Park, un insieme di scandali attorno al gigante californiano sempre più traballante e sofferente.

cms_10329/5.jpgVi è però in aggiunta anche un’altra constatazione che si abbatte come un uragano invece sulle nostre coscienze: siamo davvero sicuri che una volta saputo quanto tempo trascorriamo sui social saremmo poi in grado di smettere? Ammettere le proprie colpe non è mai un percorso facile e indolore per molti, come non è per nulla sicuro che la maggioranza degli utenti ammetta di aver creato con post, messaggi, video, commenti, inutile spazzatura digitale, la quale poi, unita ad altra immondizia non fa altro che autoalimentarsi per creare un circolo vizioso di contenuti privi di alcun interesse e spessore. Le parole ufficiali provenienti all’unisono da Facebook e da Instagram sembrano voler rassicurarci e dissipare i dubbi: “È nostra responsabilità parlare apertamente di come il tempo passato online influenzi le persone e prendiamo tale responsabilità seriamente. Questi nuovi strumenti sono un importante passo in avanti e siamo decisi a continuare il nostro lavoro per dare forma a comunità più sicure, gentili e di supporto per tutti”. E ancora: “Abbiamo sviluppato questi strumenti basandoci sulla collaborazione e l’ispirazione da parte di esperti mondiali sulla salute, organizzazioni, accademici, la nostra estesa ricerca e il feedback della nostra comunità”.

cms_10329/6.jpgTradotto: aspettiamoci ogniqualvolta accediamo su queste o altre piattaforme social avvisi del tenore di quelli posti sui pacchetti delle sigarette per scoraggiare il fumo, tanto utili per la coscienza di chi li ha posti, tanto inutili per chi invece fa finta di che non riguardino lui. È l’ennesimo monitoraggio delle nostre vite e delle nostre abitudini sotto forma di cavallo di Troia (e i suoi dona ferentes) che non fa altro che andare a sommarsi ai tanti altri cui siamo sottoposti (in)consapevolemente, utili solo alle piattaforme per analizzare le abitudini di miliardi di utenti, in maniera ancora più precisa e dettagliata.

Andrea Alessandrino

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos