Controllo e sorveglianza in un mondo di consum-attori

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È terminato il tempo del grande Fratello. È arrivato invece il tempo dei tanti grandi fratelli che osservano e scrutano attentamente le nostre vite. Il numero dei fratelli maggiori che ci guardano dipende da quanti utenti si lasciano sedurre dal lasciarsi mettere sotto il loro controllo in cambio di conforto, servizi e piacere, dunque tutt’altro che il cattivo e tirannico esempio orwelliano. Le tecnologie di rete hanno dato un enorme potere ai consumatori, dando loro accesso a ogni tipo di informazione e permettendo loro di confrontare i prodotti l’uno con l’altro prima della fatidica decisione di acquisto, sia se poi il prodotto piace sia se dovesse deludere, entrambi i sentimenti possono essere facilmente diffusi nel web e assumere forma virale. Non solo. Il potere dei consumatori arriva persino a offrire loro la possibilità di mobilitarsi sino a costringere le imprese a soddisfare la loro domanda, a lenire la loro delusione. La rete appare come la metafora perfetta della quadratura del cerchio dell’incrocio tra domanda e offerta, un luogo non più utopico in cui entrambi i soggetti appaiono soddisfatti di essersi trovati e piaciuti.

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L’idillio però nasconde sotto l’apparenza di un tutto perfetto, una trama sottile tenuta a galla dall’opera di controllo delle società tecnologiche che sul web operano: le società che forniscono le tecnologie sono le stesse che sorvegliano continuamente e creano in parallelo un profilo dettagliato di ogni singolo consumatore. È la tessitura di questa trama a consentire alle aziende che utilizzano questi dati di sedurre ancor meglio i consumatori che desiderano molte cose di cui in realtà non hanno bisogno. I web consumatori da parte loro non sono un pubblico passivo, al contrario, possono sfidare le imprese rinfacciando loro le stesse tecniche di sorveglianza messe in campo dalle company dell’hi-tech attivando il passaparola collettivo, una piccola risorsa che si esaurisce ben presto allorquando ci si accorge che non è possibile fare a meno della condivisione dei propri dati se si vuole essere attori nel circo dell’abbondanza. Il capitalismo della sorveglianza, così come ben definito dal fortunato libro di Shoshana Zuboff, è un’era che non si può evitare perché è impossibile vivere senza essere connessi. L’alternativa è essere lasciati al di fuori dal sociale, dalle amicizie.

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Più che un mondo di obbedienza passiva e quieto asservimento a un potere più forte e più pervasivo, paradossalmente a emergere sarà un diffuso sentore di libertà nel trovare, per esempio, tutte le informazioni del mondo a portata di mano, nel creare il tuo mondo social con gli amici che puoi selezionare liberamente o nel permettere a chiunque di effettuare facilmente qualsiasi transazione e selezionare le amicizie più consone al tuo profilo. Il prezzo lo sappiamo è un costante monitoraggio dei nostri movimenti, una riprogrammazione del nostro io interiore, un’attività di induzione al desiderio per il desiderio e di conformità a credenze e informazioni sub specie dell’emozione del momento. La manipolazione messa così in atto diventa, grazie alla creazione di una identità in potenza ancor migliore di un’identità in atto perché sempre desiderante, discreta e capace di convincere ogni utente a diventare un consumatore. Le aziende per aumentare la loro forza persuasiva hanno completato la loro trasformazione in cattedrali pagane votate alla preghiera verso i loro idoli a forma di logo con la convinzione che aumentando la massa dei fedeli possa di conseguenza aumentare anche il grado di felicità e soddisfazione di una pletora di adepti sconfinata, consumatori consumati dalle loro stesse azioni impregnate da un desiderio mai soddisfatto.

Andrea Alessandrino

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