Cornuti e fedeli

Troppo innamorati dei social per staccare la spina

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Facebook è quasi al collasso. Per ora di credibilità. L’Unione Europea ha già accusato Zuckerberg di aver messo il naso nelle nostre vite e di aver svenduto i dati di un milione di cittadini/utenti europei in quello che è stato ormai definito come lo scandalo del datagate. Le associazioni di categoria come il Codacons sono sul piede di guerra ed è già pronta sul tavolo una class action per gli oltre duecentomila italiani coinvolti nello scandalo Cambridge Analytica, mentre il Garante per la privacy (!) chiede immediati chiarimenti.

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Ma non è tutto, perché sembra, udite udite, che anche i messaggi che i due miliardi di utenti Facebook si scambiano ogni giorno attraverso Messenger (app di Menlo Park), siano sotto il controllo dell’azienda di Zuckerberg con la scusa che il monitoraggio sia messo in atto per impedire che vengano violate la policy di utilizzo del social network. Siamo di fronte dunque a uno degli scandali internazionali mai visti prima e che riguarda non solo i quasi 90 milioni di utenti Facebook derubati dei propri dati sensibili – e potrebbero risultare molti di più -, ma anche i due miliardi di iscritti che potrebbero essere stati oggetto di un accesso improprio.

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Facebook si sta trasformando in un immenso Grande Fratello tanto che la fronda contro il colosso californiano cresce ogni giorno di più: attraverso Twitter, per esempio, è apparso l’’hashtag con l’invito di #DeleteFacebook ovvero #CancellaFacebook. Ci sarebbero dunque tutti i presupposti per una diaspora collettiva di utenti schifati da ciò che è accaduto alle loro spalle, ovvero di miliardi di persone ogni giorno spiate mentre comunicano con amici e conoscenti e che si dovrebbero attivare per mettere in moto misure cautelative nei confronti di questo social troppo invasivo. Invece niente di tutto ciò sembra ancora smuovere le coscienze di individui derubati del bene più prezioso, la riservatezza.

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Questo immobilismo è per ora certificato in Italia, dove Facebook e WhatsApp si confermano i social preferiti di molti internauti, mentre Instagram scala le classifiche e conquista soprattutto i giovanissimi. I risultati sono stati diffusi e pubblicati dallo studio di Blogmeter che ha condotto una ricerca intitolata “Italiani e Social Media” attraverso un’intervista verso 1.500 residenti, tra i 15 e i 64 anni, iscritti ad almeno un canale social. Facebook ancora una volta e come se non fosse accaduto nulla, si conferma il maggiore rappresentante nella famiglia di quei social che meglio contribuiscono a definire la cosiddetta “identità di relazione”. Seguono per le stesse caratteristiche YouTube, Instagram e, naturalmente, WhatsApp, considerato dagli utenti un social e non solo un servizio di messaggistica. Sui perché i nostri connazionali utilizzano (ancora) i social, le risposte arrivate dalla ricerca condotta fanno emergere che il 42% degli intervistati si limita a leggere i contenuti postati dagli altri, il 13% afferma di scrivere solo propri post, senza prestare attenzione a quelli degli altri, mentre il restante 45% legge, scrive o commenta. Rimane comunque una certezza, la preferenza di Facebook come il social da utilizzare per gli scopi più vari. Generazione X, Generazione Z o Baby boomer che sia, il digitale è ormai diventata “la” forma di relazione sociale” in grado di mettere da parte tutte le altre.

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Non c’è scandalo che tenga, furto di dati che sia, spionaggio politico e vendita di dati che possa scandalizzare l’opinione pubblica: Facebook e compagna cantando hanno tracciato un solco troppo profondo nelle nostre vite e creato una così forte dipendenza da renderci tutti degli inguaribili narcolettici. Il caso Facebook certifica l’avvento, come nella definizione di Adam Greenfield, di “un’intelligenza autonoma più grande della nostra” in grado di creare un potere sempre più forte e inattaccabile, grazie al quale pochi e potenti uomini trarranno il massimo beneficio in ambito politico ed economico, mentre il resto, la maggioranza, subirà supina, silente e colpevolmente condiscendente l’avvento di una società basata sull’algoritmo e sulla graduale perdita del senso dell’umano.

Andrea Alessandrino

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