Crimi:Altri paesi accolgano migranti o porti restano chiusi

Salvini a Pontida: Questa è l’Italia che vincerà - Zingaretti:Pd unito serve all’Italia, non faremo errori con M5S - Marattin:Blocco Pd-M5S non basta, serve nuovo Patto per Italia - Di Maio:In Umbria lista civica

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Crimi: "Altri paesi accolgano migranti o porti restano chiusi"

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"Il porto resta chiuso fino al momento in cui c’è la certezza della redistribuzione, garantendo sempre e comunque la sicurezza delle persone a bordo, la tutela di bambini e ragazzi, donne incinte e malati". Il viceministro dell’Interno Vito Crimi garantisce, in un intervento sul Blog delle Stelle, che "questa da sempre è la linea del MoVimento 5 Stelle e non cambierà di certo adesso. Non è cambiato niente rispetto alla azione che abbiamo portato avanti finora, sebbene qualcuno cerchi di dire il contrario. Il porto resta chiuso fino al momento in cui c’è la certezza della redistribuzione, garantendo sempre e comunque la sicurezza delle persone a bordo, la tutela di bambini e ragazzi, donne incinte e malati".

"In questi mesi -aggiunge- il MoVimento 5 Stelle al governo ha ottenuto un risultato importantissimo: i migranti che arrivavano sulle nostre coste venivano fatti sbarcare solo dopo avere ottenuto la disponibilità da parte di altri Paesi europei ad accoglierli. La situazione attuale è esattamente la stessa: il porto resta chiuso fino a che altri Stati si attivano per gestire l’accoglienza. Nell’ultimo caso, quello della nave Ocean Viking, su 82 persone oltre il 70% sono state accolte da altri Paesi. Questo deve essere il minimo sindacale che ci poniamo come obiettivo. Siamo soddisfatti che anche il Pd abbia compreso che, prima di fare sbarcare i migranti, si debbano avere certezze in UE sulla loro redistribuzione e che anche la linea di questo governo sia rimasta la stessa. Il rispetto per la sofferenza e la tutela delle persone più fragili devono essere un punto fermo, ma non saremo succubi a logiche che per anni hanno visto l’Italia e i suoi cittadini vittime di questo fenomeno".

"La questione è molto semplice: l’Italia non può affrontare il fenomeno degli sbarchi da sola. È inaccettabile che solo il nostro Paese si faccia carico dei migranti. Sì, perché uno sbarco implica un processo di gestione e accoglienza molto complesso, di cui l’Italia si è sempre occupata da sola, ma il fenomeno migratorio e la relativa gestione riguardano tutta l’Europa. E in questi 14 mesi abbiamo sempre ottenuto che vari Paesi si facessero carico dell’accoglienza di queste persone. Questo prima non avveniva, ed è un risultato di cui siamo orgogliosi".

"Perché (lo ribadiamo!) per noi esiste solo un metodo: quello della redistribuzione e della modifica dell’attuale regolamento di Dublino, con il 70% di redistribuzioni quale soglia minima. La redistribuzione tra i Paesi europei -aggiunge Crimi- deve diventare una regola europea automatica e non un criterio applicabile a seconda dei casi".

"Questi sono principi cardine della nostra azione politica. E su questo -assicura Crimi- saremo intransigenti. Di sicuro non ci troverete a urlare in piazza o in tv, a strumentalizzare politicamente un fenomeno che coinvolge vite umane, a fare show, minacce e dimostrazioni di forza".

"Affronteremo tutto questo con la serietà che richiede, ma con altrettanta intransigenza, per ottenere il risultato che ci siamo prefissati: che la gestione dei flussi migratori diventi una questione europea e non solo italiana. Con noi al governo -conclude- nessuna vita umana sarà in pericolo, ma nessuno deve lasciare sola l’Italia".

Salvini a Pontida: "Questa è l’Italia che vincerà"

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(Francesco Saita) - Quasi commosso, come lui stesso ammette, Matteo Salvini si specchia nel popolo leghista di Pontida e (si) dice certo che "questa è l’Italia che vincerà". Nei poco più di 40 minuti dal palco di Pontida, appuntamento clou del leghismo nazionale, testimoniato da tricolore sul palco e bandiere regionali di sud e nord, Matteo Salvini si ritrova con chi lo ama davvero. "L’odio e la paura non abitano qui", può dire il leader del Carroccio dal palco dove sopra si legge ’Il coraggio di essere liberi a casa propria’ e sotto, ai piedi della struttura, ’Prima gli italiani’.

"Qua non ci sono poltronari, ma donne e uomini con valori. Siate determinati e coraggiosi ma pazienti", aggiunge facendo riferimento al governo formato da M5S e Pd. "Sfideremo traditori chiusi nei palazzi", arringa la piazza, ribadendo che "non andremo mai con il Pd finché campiamo, neanche per mille poltrone".

Salvini, tornato all’opposizione, ha scoperto l’arma del referendum. Il primo sarà per riformare la legge elettorale in senso maggioritario: "Un referendum per fare chiarezza, per dire basta inciuci. Chi prende un voto in più deve governare".

Ma a Pontida si parla pure di un nuovo referendum da lanciare se qualcuno volesse mettere in discussione il decreto sicurezza che è il suo fiore all’occhiello, la norma di cui Salvini si vanta di più. "Bastano cinque milioni di firme", chiede alla folla che applaude forte, poco dopo aver scandito ancora una volta ’elezioni-elezioni’. E il leader leghista mette in guardia perché "ci sono stati 200 sbarchi a Lampedusa nelle ultime ore. Schiavisti, razzisti e colonialisti stanno a sinistra. Io non vedo l’ora di andare a processo per guardare Carola a testa alta".

Alle porte, intanto, c’è il voto in Umbria. Luigi Di Maio propone il sostegno ad una giunta civica e le sue idee suscitano l’attenzione del Pd. "Mettetevi insieme quanto volete tanto il popolo non è scemo e vi manda a casa. Si può cambiare fronte ma io non cambio, non finisco a insultare le persone con cui ho lavorato, ma mi spiace che la rivoluzione del M5S si trasformi in una svendita di poltrone in Umbria, andando con il cappello in mano, per posti da consigliere e assessore", dice Salvini.

"Ci riprenderemo i ministeri con gli interessi, oggi li cedo ai traditori", prosegue. "Da questo palco noi diciamo mai a sinistra, mai con il Pd finché campiamo, neanche se ci offrissero mille poltrone. I sussurri con la Merkel e con Macron li lasciamo ai traditori del popolo. Nella foto fra Conte e la Merkel uno dei due ha difeso gli interessi del suo popolo, uno ha svenduto il futuro del suo popolo", aggiunge, mentre la folla fischia quando viene menzionato il presidente del Consiglio."Il popolo italiano non è schiavo di nessuno", ribadisce Salvini, declinando la frase in francese, tedesco e inglese.

Poi il finale, che lo scorso anno lo aveva visto sul palco con un rosario in mano, quest’anno è corale. Chiama sul palco la piccola Greta, che è stata restituita alla mamma. Una vittima di Bibbiano. "Mai più bimbi rubati alle mamma e i papà", conclude Salvini tra gli applausi. Poi due ore di selfie e abbracci con chi ’si fida di Matteo’, come si legge nella t-shirt più venduta a Pontida 2019.

Zingaretti: "Pd unito serve all’Italia, non faremo errori con M5S"

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"Scissione? Spero di no perché un Pd unito serve alla democrazia italiana e serve alla stabilità del governo". Così Nicola Zingaretti alla festa del Pd di Torino a proposito di un’eventuale scissione dei renziani. "Dividersi sarebbe un gravissimo errore che l’Italia non capirebbe - aggiunge- poi ognuno fa le sue scelte e dovrà assumersi le sue responsabilità. La storia ci ha insegnato che quando ci dividiamo quasi sempre perdiamo".

Con il M5S "non siamo amici, siamo ex avversari, che non faranno gli errori che hanno fatto gli altri". "La politica dell’odio -afferma- stava distruggendo l’Italia è per fermarla abbiamo costruito un governo che anziché cavalcare la rabbia dei cittadini ha deciso di cercare delle soluzioni con il buon governo".

Marattin: "Blocco Pd-M5S non basta, serve nuovo Patto per Italia"

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Serve un nuovo Patto, una nuova proposta. E’ lo spunto che Luigi Marattin, deputato del Pd, offre con un lungo post su Facebook. Il paese, dice, ha bisogno di "un progetto culturale che parli alla società italiana (a tutta, non solo agli elettorati tradizionali di riferimento) e proponga un nuovo Patto, dopo quelli - in gran parte scellerati - che hanno retto la Prima Repubblica. Se volete ne parliamo! Basta sapere che il livello della sfida è questo, non un centimetro più basso".

"Vi è un blocco sovranista (Salvini-Meloni) estremamente caratterizzato e pienamente in linea con le - peggiori, dal mio punto di vista - esperienze populiste internazionali: ritorno alla sovranità esclusiva nazionale, chiusura (culturale ed economica), disprezzo per i vincoli (costituzionali, giuridici, economici), ampio utilizzo di deficit e espansione monetaria, prevalenza del ruolo dello Stato in economia", osserva.

Dall’altra parte, un "blocco - in via di formazione - comprende buona parte del M5S (quella uscita vincitrice dal derby agostano “Pd o Lega?”, maggiormente legata a Fico e piuttosto diversa dal M5S visto negli scorsi 14 mesi), buona parte del Partito Democratico (che ha completato la sua transizione pochi giorni fa, intonando simbolicamente “Bandiera Rossa” al comizio del segretario e cancellando negli ultimi mesi ogni traccia di approccio culturale diverso), e Leu (di cui non a caso si pronostica a breve un ingresso nel Pd)".

"Io -afferma- non credo che queste due offerte politiche (quasi del tutto esaustive dell’attuale panorama) facciano giustizia non solo della domanda politica presente in Italia, ma anche delle concrete possibilità di guidare il nostro paese verso quel cambiamento - individuale e collettivo - che molti di noi, al contrario di altri, considerano necessario e utile per portare l’Italia a cogliere tutte le opportunità del suo futuro".

Di Maio: "In Umbria lista civica". Salvini: "E’ disperato"

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Scontro a distanza tra il leader della Lega, Matteo Salvini e il capo politico del M5S, Luigi Di Maio. A dare fuoco alle polveri una lettera di Di Maio pubblicata da ’Qn’, nella quale il leader pentastellato affronta il tema delle regionali in Umbria. "Per rigenerare il patto di fiducia cittadini-istituzioni, secondo me c’è bisogno che tutte le forze politiche di buon senso facciano un passo indietro e lascino spazio a una giunta civica - scrive Di Maio nella missiva - che noi saremmo disposti a sostenere esclusivamente con la nostra presenza in consiglio regionale, senza pretese di assessorati o altri incarichi. Ovviamente ci aspettiamo che tutti gli altri facciano lo stesso".

"Qualcuno parlerà di alleanze o coalizioni, ma non si tratta di questo - prosegue Di Maio - Ognuno correrà con il proprio simbolo in sostegno di un presidente civico e con un programma comune. Ma senza pretendere nulla sulla composizione della giunta e sulle dinamiche del governo regionale. Le forze politiche saranno solo in consiglio regionale con i propri gruppi".

"A questo giro non può risolversi tutto con una campagna elettorale in cui ci si lancia accuse reciproche su chi ha fatto peggio. Per noi sarebbe facile accusare qualcuno, ma vedere l’Umbria colpita da un male endemico come la corruzione, deve portarci a un ragionamento molto più alto", ribadisce Di Maio a motivare l’indicazione di lasciare spazio a una giunta civica attraverso "un patto civico, che veda un candidato presidente fuori dalle appartenenze partitiche e che possa mettere al centro un programma innovativo, di punti veri e realizzabili. Un programma che possa ispirare serietà, fiducia e competenza. Credo sia ora di dare una sterzata e cambiare del tutto le persone chiamate a gestire questa Regione."

Parole che non lasciano indifferente il leader del Carroccio. "Di Maio è evidentemente disperato - afferma Salvini - supplica il Pd per evitare che M5S possa sparire anche in quella regione. Fortunatamente i cittadini umbri potranno votare, a differenza degli altri Italiani, e quindi chi ha preferito la poltrona alla dignità ha le ore contate. Pd e M5S non possono scappare dai cittadini per sempre. Dopo 50 anni di sinistra, in Umbria c’è voglia di cambiare: non c’è trucco di palazzo che possa evitarlo".

Redazione

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